Programma elettorale di REvoluzione Civica per Roma 2021

Il Programma elettorale di REvoluzione Civica è stato realizzato a seguito di un’attenta analisi delle esigenze del territorio, delle sue specificità e delle peculiarità Amministrative della Città di Roma. Le proposte avanzate sono il risultato delle esperienze e dei risultati ottenuti nei 5 anni di governo alla guida del Municipio VII, il più popoloso di Roma, integrate dal contributo di centinaia di proposte avanzate direttamente dalla cittadinanza e da professionisti dei vari settori. La definizione di una Visione chiara che punta a restituire a Roma la valenza nazionale ed internazionale che merita, associata ad una strategia operativa basata su una profonda riorganizzazione della macchina amministrativa e alla necessità di elaborare soluzioni attuabili ai problemi emersi dalle disastrose conseguenze economiche e sociali causate della fase pandemica che ha colpito il nostro Paese e la Città di Roma, sono i punti saldi su cui questo programma è stato elaborato.

TEMI TRATTATI
  1. GOVERNANCE DI ROMA 
  2. PERIFERIE
  3. DECORO URBANO
  4. MOBILITÀ E SICUREZZA
  5. GESTIONE RIFIUTI URBANI
  6. AMBIENTE
  7. SVILUPPO ECONOMICO
  8. TURISMO
  9. POLITICHE CULTURALI
  10. SCUOLA
  11. POLITICHE ABITATIVE
  12. SPORT
  13. POLITICHE GIOVANILI
  14. POLITICHE SOCIALI
  15. PARITÀ DI GENERE E DIRITTI CIVILI
  16. TUTELA E BENESSERE ANIMALE
  17. DIGITALIZZAZIONE DELL’AMMINISTRAZIONE E TRASPARENZA
  18. SICUREZZA SOCIALE E LEGALITÀ
  19. URBANISTICA
  20. LAVORI PUBBLICI

1) GOVERNANCE: UN NUOVO MODELLO ORGANIZZATIVO PER ROMA

Roma è una metropoli che si estende su un’area di 1.285 km2 risultando essere la seconda Città per estensione più grande d’Europa dopo Londra. Roma è infatti circa 7 volte Milano, 2 volte Madrid e una volta e mezzo Berlino. Per ciò che concerne invece l’aspetto demografico, Roma è la prima città italiana con quasi 3 milioni di residenti e con un aggiunta di milioni di persone che vivono o usufruiscono dei servizi ogni anno e che aumentano sensibilmente le presenze in Città. Roma oggi sotto il profilo amministrativo è suddivisa in Dipartimenti e Società Partecipate, di diretta gestione del Centro, e in 15 Municipi politicamente autonomi con propri organi di governo, eletti dal popolo (Presidente e Consiglio Municipale), e propri uffici territoriali.
Il Nuovo modello organizzativo che si propone di applicare a Roma ha l’obiettivo finale di garantire il più possibile la soddisfazione del cittadino nell’usufruire dei servizi che il Comune è tenuto a fornire al fine di elevare il livello della qualità della vita dei romani ed al contempo riconoscere alla Città di Roma, quale Capitale d’Italia, quelle autonomie, risorse e funzioni che le consentano di poter espletare al meglio il suo ruolo.
Per fare ciò le proposte per un nuovo modello organizzativo di Roma si concentrano sia verso l’interno, e quindi nella capacità di autoregolarsi ed autorganizzarsi della Città, sia verso l’esterno, ossia chiedendo alle realtà istituzionali Regionali e Nazionali modifiche normative e, se del caso costituzionali, al fine di accrescere il potere e l’autonomia di Roma Capitale.

1. Più potere e autonomia ai Municipi
Sotto il profilo interno, il principale punto su cui intervenire riguarda la previsione di una riorganizzazione e redistribuzione delle competenze tra le diverse strutture di Roma Capitale a favore dei Municipi, predisponendo con ciò un maggiore Decentramento Amministrativo.
Oggigiorno, la distribuzione delle competenze e dei poteri amministrativi tra le varie strutture di Roma Capitale risulta essere disorganica, parcellizzata e inefficiente. Non contempla nei fatti le diversità e le conseguenti rispettive necessità dei territori che compongono la Città e non garantisce un’efficace e serio rapporto tra Amministrazione Comunale e cittadino/a. I Municipi dovrebbero assolvere a quest’ultime carenti funzioni ma i loro poteri, se paragonati ai distretti presenti nelle altre Città Europee come Londra e Berlino, risultano essere sottodimensionati e confusionari, non prevedendo nè un’autonomia finanziaria né delle competenze complete ed esclusive capaci di consentirgli di poter fornire, o gestire, servizi a copertura totale di specifici settori. I Municipi, inoltre, non hanno alcun ruolo e potere formale nella gestione delle partecipate comunali ( AMA, ATAC, Multiservizi, Zetèma, ecc…), Società a cui è stata destinata la fornitura di alcuni dei servizi essenziali per la cittadinanza. Un modello così concepito oltre ad un’inefficacia e inefficienza amministrativa porta a snaturare altresì l’aspetto politico del rapporto tra elettore ed eletto, esautorando dalla loro funzione costituzionale gli organi di governo dei Municipi non potendo quest’ultimi, nei fatti, espletare il mandato elettorale ricevuto a seguito delle elezioni a causa di mancanza di autonomia.
Risulta pertanto fondamentale procedere ad una riorganizzazione e redistribuzione delle competenze e delle autonomie tra le varie strutture di Roma Capitale a favore dei Municipi prevedendo in capo ad essi quantomeno:
• Autonomia Finanziaria: Ai sensi del Dgls 156/2010 e nel rispetto dell’unicità di Roma Capitale, l’autonomia finanziaria, sulla base di un principio di solidarietà tra i territori e del rapporto pro quota nella costruzione dei fondi previsti dalla normativa contabile, dovrà contemplare al suo interno sia l’aspetto impositivo sia gestionale. Sotto il primo profilo, occorrerà prevedere meccanismi automatici capaci di legare le risorse provenienti dal territorio Municipale alle spese che lo stesso potrà disporre in base alle competenze riconosciute. La costruzione della proposta di Bilancio da sottoporre agli organi politici, anche Municipali, dovrà evidenziare le entrate suddivise per territori con percentuali obbligatoriamente in disponibilità ai Municipi, in modo da consentire loro un’autonomia politico-programmatica derogabile solo da un’accettazione degli organi politici Municipali stessi. L’aspetto impositivo dovrà poi prevedere in capo ai Municipi anche un’ autonomia all’interno di un range Comunale prestabilito a tutela dell’ uniformità di un livello minimo di servizi essenziali per tutti i territori Comunali e la disponibilità, secondo le percentuali stabilite, delle entrate non preventivate. In linea generale dovrà quindi essere capovolto il paradigma oggi esistente, rappresentando in modo più corrispondente la realtà, secondo cui saranno i singoli territori Municipali a fornire risorse al Centro e non viceversa. L’altro aspetto dell’autonomia finanziaria riguarda anche un profilo di un’autonomia gestionale economico-finanziaria che riconosca in capo ai Municipi, sul proprio bilancio Municipale approvato, piena ed esclusiva autonomia di storni e variazioni, nonché di rimodulazione delle opere. A questo si aggiunga, al di là delle specifiche competenze in senso stretto mantenute dal Centro, l’autonomia della dirigenza Municipale sui Centri di Responsabilità ad essi afferenti per tutte quelle attività di fornitura di servizi e di acquisto di beni, nonché per le spese di funzionamento delle strutture in carico manutentivo e gestionale ai Municipi (personale, utenze, acquisto e fornitura di beni e servizi centralizzati, quote di contratti di servizio con le Partecipate).
• Aumento e riorganizzazione delle competenze: Le competenze dovranno essere suddivise secondo un approccio tematico o settoriale che riconosca quanto più possibile in capo ad una singola struttura la gestione di tutto l’iter amministrativo ed attuativo per l’esercizio dell’attività tematica/settoriale. I Municipi dovranno essere competenti per la fornitura/gestione di quanti più servizi essenziali possibili, in quanto più vicini alle esigenze specifiche dei singoli territori, mentre il Centro dovrà essere concentrato su attività di programmazione, anche urbanistica, ( in collaborazione con i Municipi) e di garanzia dell’uniformità dei livelli minimi essenziali per tutti i territori. A titolo di esempio, ai Municipi dovranno essere riconosciute competenze su tutte le manutenzioni, ordinarie e straordinarie, su strade, verde ( ad eccezione di attività ad alto livello specialistico poste sotto tutela), Erp, decoro e pulizia (anche stradale); Completa autonomia sulla riqualificazione di aree ed immobili per opere al di sotto dei 25 milioni € e la scelta con relativa gestione dell’iter amministrativo ed attuativo delle opere a scomputo, comprese le attività di collaudo e di immissione al Patrimonio comunale. Per quanto riguarda il settore della mobilità, il Municipio dovrà avere piena autonomia per le opere di valenza Territoriale, compreso il settore della sicurezza stradale. I servizi sociali, la gestione dei servizi al commercio e dell’edilizia, salvo che non siano di livello cittadino, dovranno essere gestiti territorialmente. Il Centro, sempre a titolo di esempio, potrà a sua volta concentrarsi sulle grandi opere ( oltre i 25 milioni), sui trasporti, sulle politiche abitative, sul dissesto idrogeologico e su altri servizi (sociali, culturali, sportivi, grandi eventi, di sviluppo economico, gestione rifiuti, ecc…) di livello esclusivamente cittadino. In questo modo i Municipi saranno in grado di svolgere realmente la funzione di ente di prima istanza, competente a fornire i principali servizi, in modo autonomo, alla cittadinanza, mentre il Centro, a sua volta, potrà concentrarsi su attività molto più alte, potendo espletare quelle funzioni che ci si aspetta da una Capitale. In generale, dovrà essere riconosciuto ed applicato il principio di sussidiarietà in favore ai Municipi secondo cui spetta in primis alle strutture territoriali intervenire sui servizi essenziali e solo in caso di grave inadempienza o al fine di un sostegno prevedere un’attività da parte del Centro.
• Ruolo formale nei contratti di servizio per le partecipate fornitori di servizi essenziali:I Municipi dovranno entrare a pieno titolo nei contratti di servizio in quelle Partecipate che forniscono servizi essenziali per il Comune di Roma e/o necessari per l’espletamento delle competenze ai Municipi stessi riconosciute. Il ruolo da prevedere riguarda sia l’aspetto gestionale (ad esempio stipula di contratti) che di controllo. Nello specifico, sarà in capo ad essi, tra le varie cose, la possibilità di attivare il procedimento di verifica di espletamento del servizio da parte della Partecipata e la collegata possibilità di richiedere o procedere direttamente ( in relazione ai casi) nell’applicazione di penali. In aggiunta, il Centro dovrà continuare a mantenere le principali Partecipate sotto il controllo comunale, dovràsperimentare al loro interno modelli di governance che prevedano la partecipazione nella gestione e nel controllo dei lavoratori e dei cittadini utenti, con l’obiettivo di iniziare un percorso di democrazia economica. Oltre alle partecipate note ( Atac, Ama e Acea) una forte valorizzazione dovrà essere impressa dal Centro su Farmacap rendendo le sue farmacie, tra l’altro, presidi di salute pubblica di prossimità.
• Redistribuzione del Personale a favore dei Municipi:L’aumento delle competenze in capo ai Municipi deve essere accompagnata da una congrua redistribuzione del personale di Roma Capitale in favore di questi. Le strutture territoriali avranno più poteri nella gestione del personale a loro riconosciuto con esclusiva autonomia anche sui trasferimenti verso altre strutture. Ciascun dipendente dovrà avere una scheda curricolare da cui dovranno emergere, esperienze, attestati ricevuti e corsi sostenuti. Per ciò che concerne la scelta della dirigenza del Municipio dovranno essere considerate, le volontà dei Presidenti. Occorrerà inoltre intervenire sul regolamento degli uffici e dei servizi prevedendo un legame più stretto tra direttive di indirizzo impartite e valutazione sulle performance della dirigenza.
• Maggiore poteri sui Gruppi territoriali di Polizia Locale:I Gruppi territoriali della Polizia Locale dovranno essere autonomi rispetto al Centro e, per le materie di competenza, soggetti alle direttive degli organi politici del Municipi. L’autonomia ad essi attribuita si dovrà rispecchiare sia sull’aspetto economico-finanziario che gestionale. Il Centro potrà contare su dei Corpi speciali costituiti ad hoc per l’espletamento delle competenze rimaste in capo ad esso.

La riforma del modello organizzativo interno potrà avvenire anche in modo graduale e per progetti sperimentali in modo da calibrare al meglio le risposte alle eventuali problematiche che si potrebbero presentare.

2. Riforma dello Status di Roma Capitale

Per quanto riguarda le proposte verso l’esterno, Roma è la Capitale d’Italia, il centro politico del Paese, è all’apice delle classifiche per maggior interesse e attrattiva turistica, culturale, archeologica ed economica d’Italia. Allo stesso tempo Roma è però una Città complessa, diversificata e disorganizzata che ad oggi per qualità della vita, servizi forniti e punto di riferimento nazionale ed internazionale deve tornare ad essere all’altezza del nome che porta.
Sotto il profilo normativo oggi Roma Capitale viene considerata quasi alla stregua di un comune ordinario, con i suoi risicati poteri e autonomie, i suoi limiti burocratici e le condivise porzioni di competenze con altri enti sovraordinati. Tutto questo rallenta, se non addirittura blocca, la capacità di reazione della macchina amministrativa romana appesantita dalla sua stessa elefantiaca struttura ed impedisce, allo stesso tempo, una programmazione di ampio respiro per la risoluzione di problemi su temi fondamentali per la cittadinanza come rifiuti, mobilità, ordine pubblico, urbanistica e salute pubblica.
Pertanto, è necessario stimolare la discussione a livello Parlamentare e di Governo sullo Status di Roma Capitale, perseguendo quali obiettivi generali interventi su semplificazioni e maggiori autonomie fino anche a prevedere Roma Capitale come singola Regione italiana.

2) PERIFERIE

Roma ha un’estensione di 1290 Kmq e circa 2.900.000 di abitanti, una grande metropoli che negli anni ha avuto uno sviluppo disorganico e incontrollato al di fuori delle mura,caratterizzato dal proliferare di edilizia privata, edilizia residenziale pubblica e da abusivismo edilizio. Quartieri quasi sempre privi di servizi essenziali, carenti in materia di trasporto pubblico, luoghi di aggregazione, sufficienti strutture scolastiche e politiche urbanistiche coerenti che ne hanno amplificato la loro marginalità e isolamento. Questa è la Periferia, un luogo non solo distante dal centro, ma caratterizzato soprattutto dalla carenza dei più basilari servizi essenziali. Oggi la gran parte dei romani vive in quartieri periferici e semi periferici, pertanto intervenire sulla periferia vuol dire porre l’attenzione sulla gran parte della Città.

Tuttavia, pensare le periferie romane solo come luoghi disagiati e marginali è un gravissimo errore, esse infatti sono al contempo ricche di patrimonio culturale, ambientale e archeologico. Sono luoghi piene di energie sociali e culturali importanti che aspettano solo di essere indirizzate e valorizzate. Il principale obiettivo delle istituzioni è quello di di ridurre il divario nei servizi essenziali tra Centro e periferia, ed è quello che Revoluzione Civica si propone di fare.

L’intervento per cambiare una parte di città è sempre e comunque un progetto che ha bisogno di una visione, di un programma e di competenze tecniche.
Ciò a cui ambiamoè intervenire sui singoli quartieri, che solitamente hanno una dimensione demografica contenuta che corrisponde ad uno spazio fisico di prossimità, e dotarli dei servizi essenziali a una distanza percorribile anche a piedi o con mezzi alternativi alle auto, dove il parco attrezzato, la scuola, la chiesa e la piazza diventino i luoghi della vita quotidiana.
Queste “microcittà” autosufficienti e identitarie devono poi essere messe in contatto tra loro evitando uno dei problemi più rilevanti delle grandi metropoli, l’isolamento dei singoli quartieri.

La nostra proposta di valorizzazione e sviluppo delle periferie si articola pertanto nei seguenti punti programmatici:

1) completamento opere di urbanizzazione primaria e servizi essenziali;
2) realizzazione di aree di aggregazione socio culturale in ogni quartiere;
3) promozione dello sviluppo delle attività produttive di prossimità;
4) valorizzazione del patrimonio culturale, artistico, archeologico e ambientale fuori le mura;
5) accessibilità al trasporto pubblico e mobilità sostenibile

1. Completamento opere di urbanizzazione primaria e servizi essenziali

Tra le periferie romane si identificano zone di edilizia ex abusiva sviluppatesi senza una programmazione urbanistica e spesso prive dei servizi essenziali e zone di recente edificazione di edilizia privata ed edilizia residenziale pubblica, i cosiddetti Piani di Zona, con una buona programmazione urbanistica ma dove, nella maggior parte dei casi, non sono state realizzate le opere pubbliche previste da piano.
Diventa, pertanto, prioritario il completamento delle opere di urbanizzazione primaria e dei servizi essenziali in tutti i quartieri investendo i fondi delle associazioni consortili di recupero urbano, ca. 50 milioni di euro di soldi pubblici, dei condoni e delle affrancazioni. La scelta delle opere pubbliche deve essere fatta dai Municipi previo percorso partecipativo con la cittadinanza. I Municipi devono essere responsabili di tutto l’iter autorizzativo e della realizzazione delle opere pubbliche nei loro territori dall’approvazione al collaudo all’acquisizione a patrimonio capitolino.
Oltre al mancato completamento delle opere pubbliche, un’altra caratteristica dei quartieri ex abusivi e dei Piani di Zona è l’esistenza di opere pubbliche realizzate e non ancora collaudate né prese in carico dall’amministrazione capitolina sempre a causa di lungaggini amministrative al limite del paradossale. Tra queste opere ci sono strade, scuole, centri polifunzionali, aree verdi attrezzate, piazze che non vengono manutenute e rischiano di deteriorarsi ancor prima del loro utilizzo, causando danni erariali importante per l’amministrazione.
Le strade private aperte al pubblico transito possono immediatamente essere prese in carico manutentivo dall’amministrazione nelle more dell’acquisizione a patrimonio. Tutte le strade di interesse pubblico devono essere prese in carico dai municipi, senza la necessità di dover utilizzare la valutazione dei requisiti essenziali di sicurezza come criteri di acquisizione.Infatti, essendo strade realizzate in zone ex abusive senza pianificazione urbanistica è comunque necessaria la loro presa in carico da parte dell’Amministrazione.
Inoltre, gli immobili pubblici, già realizzati, devono essere collaudati e messi in funzione nel più breve tempo possibile e qualora alcuni di questi fossero carenti delle certificazioni essenziali al collaudo o non corrispondenti appieno al progetto approvato, è compito dell’Amministrazione escutere le polizze fidejussorie, portando a compimento le azioni necessarie per completare l’iter di acquisizione.
Nello specifico, per ciò che concerne i Piani di Zona, è indispensabile procedere a revoca delle convenzioni con le società o cooperative in fallimento o per coloro che hanno violato i termini convenzionali e portare a realizzazione le opere a cura dell’amministrazione.
Deve essere data priorità nel collaudo e nell’acquisizione a patrimonio a tutte le infrastrutture scolastiche realizzate e non ancora aperte alla fruizione della cittadinanza.

2. Realizzazione aree di aggregazione socio-culturale in ogni quartiere

Ogni quartiere deve avere almeno una piazza con il proprio arredo urbano e un parco pubblico dotato di attrezzature ludico sportive, entrambi illuminati e videosorvegliati al fine di poter garantire maggiore tutela e sicurezza sociale. Oltre alla realizzazione, alla cura e alla manutenzione deve essere compito dell’amministrazione far vivere socialmente queste aree, portando eventi socio-economici e culturali, anche in collaborazione con le realtà associative del territorio, al fine di stimolare processi di socializzazione per ricreare quel senso di comunità oggi quasi del tutto perduto.
Realizzare campetti polivalenti, percorsi fitness e aree ludiche serve inoltre a stimolare le attività di socializzazione all’area aperta, permettendo a tutti di poter anche svolgere attività sportive a titolo gratuito.
Priorità dell’amministrazione dovrà essere il recupero e la rigenerazione di immobili pubblici in disuso, da restituire alla fruizione della cittadinanza, per poter realizzare centri polifunzionali di aggregazione per giovani e meno giovani al fine di favorire momenti di incontro e confronto intergenerazionali.
Dovranno essere valorizzati e restituiti alla fruizione pubblica anche gli immobili confiscati alla criminalità organizzata che potranno diventare strutture per la fornitura di servizi pubblici, quali centri antiviolenza, case rifugio per donne vittime di violenza, centri antiusura, biblioteche, ludoteche, sale studio, in collaborazione con le associazioni del territorio.

3. Promozione dello sviluppo delle attività produttive di prossimità

Le attività produttive sono la linfa vitale dei quartieri perché è intorno anche ad essi che si sviluppa la quotidianità di un territorio. Le attività produttive di prossimità non solo forniscono servizi facilmente raggiungibili, anche a piedi, ma rappresentano un presidio e un controllo del territorio fondamentali per garantire decoro e sicurezza. E’ per questo che devono essere attuate politiche attive per il loro rilancio. Per troppo tempo si è permesso un eccessivo proliferare di Centri Commerciali che hanno segnato il declino di tante piccole attività commerciali e di interi quartieri. L’istituzione deve poter invertire la rotta, riducendo la desertificazione socio-economica dei territori.
L’amministrazione può prevedere agevolazioni fiscali su imposte comunali per attività produttive avviate in quartieri periferici, avviare campagne informative e di sensibilizzazione per stimolare l’acquisto nei negozi di prossimità, realizzare app in cui vengono indicati i servizi offerti dalle attività produttive di prossimità, avviare interlocuzioni con associazioni territoriali di settore o singoli esercenti per creare una rete per fidelizzare i propri clienti, elaborando una scontistica ad hoc applicabile in tutti i negozi della rete. A ciò potrebbe essere aggiunto anche la realizzazione di un sito istituzionale in cui censire tutte le attività produttive presenti nei vari quartieri, creando una sezione apposita per le attività di ristorazione e somministrazione tipiche romane e per i mercati rionali da inserire in itinerari turistici.

4. Valorizzare il patrimonio culturale, archeologico, artistico e ambientale fuori le mura

Per iniziare un processo di valorizzazione del patrimonio, il primo passo è quello di mappare tutte le aree di valore storico, artistico, culturale e ambientale presenti nella città di Roma fuori le Mura.
Valorizzare quelle zone oggi periferiche abbandonate rendendole accessibili ed utilizzabili per politiche turistiche potrebbe servire anche a creare un indotto che possa garantire maggiori opportunità di lavoro alla cittadinanza del luogo.
Promuovere forme di turismo alternativo che prevedano itinerari non solo per i principali monumenti cittadini ma visite guidate, a piedi o con percorsi ciclopedonali, alla scoperta dei grandi parchi archeologici nei nostri quartieri più lontani dal centro, prevedendo soste presso le attività agricole del territorio o in attività enogastronomiche tipiche romane sono alcuni esempi di come potrebbero essere valorizzate anche le ricchezze presenti nelle nostre aree di periferia.
Inoltre, occorre altresì incentivare le potenzialità dei nostri street artists attraverso lo sviluppo e il finanziamento di progetti di arte pubblica per la riqualificazione e valorizzazione dei quartieri popolari della nostra città per sostituire il grigiore del cemento con i colori di vere e proprie opere d’arte.
L’obiettivo è quello di ridurre le distanze tra centro e periferie evidenziando le potenzialità di queste ultime da un punto di vista artistico e culturale.

5. Accessibilità al trasporto pubblico e mobilità sostenibile

La perdita di tempo negli spostamenti quotidiani dovuto ad un sistema di trasporto pubblico carente è un evidente fattore negativo percepito da tutti. La possibilità di spostamento con i mezzi pubblici veloci ed efficienti è il primo fattore identificativo di una metropoli moderna.
Il disagio legato alla difficoltà degli spostamenti è maggiormente percepito nelle estreme periferie dove il trasporto pubblico è carente e spesso incentrato sul collegamento verso il centro città e poco funzionale nell’agevolare gli spostamenti tra quartieri limitrofi.
Per disincentivare l’uso delle auto, almeno per gli spostamenti di breve distanza, è fondamentale realizzare percorsi ciclo pedonali per stimolare gli spostamenti all’interno dello stesso quartiere e/o verso i quartieri di confine. I principali punti di interesse e i servizi pubblici all’interno dei quartieri devono poter essere raggiungibili a piedi o con forme di mobilità alternativa all’auto.
Il trasporto pubblico locale deve permettere spostamenti agili all’interno del proprio quartiere e verso i quartieri vicini per il raggiungimento dei servizi pubblici essenziali e garantire il collegamento alla Metropolitana o stazione ferroviaria laddove possibile.
Altri interventi fondamentali per facilitare l’utilizzo di mezzi alternativi all’auto sono quelli volti alla moderazione della velocità per garantire una maggiore sicurezza stradale. Attraversamenti rialzati, incroci rialzati, zone 30, isole salva pedone sono solo alcuni degli strumenti che possono essere utilizzati per rendere le strade più sicure, soprattutto in prossimità delle scuole e dei servizi pubblici locali.

3) DECORO URBANO

Decoro urbano vuol dire rendere bello, accogliente e vivibile l’ambiente in cui viviamo o passiamo le nostre vacanze. Roma, oggi, è una città decadente, degradata con le sue strade dissestate, le aree verdi non manutenute e sporche, i parchi abbandonati e i rifiuti ovunque. Una città allo sbando senza più regole né dignità, una città ferita dall’abusivismo edilizio e commerciale, dal parcheggio selvaggio e da una movida fuori controllo.
Per contrastare il degrado e far tornare questa città al suo originario splendore è indispensabile che le Istituzioni si riapproprino del proprio ruolo di guida e di controllo, ricalibrando le funzioni e le responsabilità tra le varie strutture ed efficientando la loro capacità sanzionatoria e di controllo.
In particolare, occorre intervenire su:
1) Decentramento e programmazione delle attività;
2) Rifiuti
3) Tutela delle persone e della vivibilità degli ambienti;
4) Maggiori controlli ed efficienza nelle sanzioni.

1) Decentramento e programmazione delle attività

Le operazioni inerenti gli interventi sul decoro della Città sono tra le più capillari che l’Amministrazione debba realizzare, risulta pertanto logico e naturale che le stesse debbano essere attribuite principalmente ( se non esclusivamente) ai Municipi.

Attribuire alle strutture territoriali le competenze inerenti la manutenzione del verde, orizzontale e verticale, la pulizia dei muri imbrattati, il diserbo sui marciapiedi, lo spazzamento e il lavaggio stradale, nonché la possibilità di rimozione di piccole discariche abusive, associate ad un’autonomia finanziaria e gestionale del Municipio, consente allo stesso una capacità programmatoria delle attività che funge da base per garantire un costante e continuo intervento da parte dell’Ente territoriale.

2) Rifiuti

Anche nel campo dei rifiuti le azioni da intraprendere a favore del decoro sono fondamentali. In particolare, spingere verso un incremento della raccolta differenziata, portando la raccolta porta a porta in tutti i quartieri urbanisticamente idonei, nonché eliminare definitivamente il sistema di raccolta stradale basata sul classico cassonetto a favore di domus ecologiche presidiate e
compostiere di comunità e incrementando la presenza di isole ecologiche associate ad un potenziamento del servizio di ritiro a domicilio gratuito dei rifiuti ingombranti potrebbe far cambiare già il volto alla Città.

3) Tutela delle persone e vivibilità degli ambienti

Tra i problemi più sentiti dalla cittadinanza in tema decoro sia nelle zone centrali che periferiche e semi periferiche, vi è la questione del pernotto in strada delle persone senza fissa dimora e degli insediamenti abitativi abusivi. Un tale fenomeno produce effetti negativi sia sugli stessi soggetti che si trovano costretti a vivere per strada o in strutture di fortuna essendo esposti a pericoli costanti ed a situazioni igieniche precarie sia sul decoro della Città e sulla sicurezza dei cittadini in genere. Tale fenomeno si affronta attraverso politiche di accoglienza e dell’abitare serie, non consentendo il pernotto in strada ma allo stesso tempo fornendo luoghi idonei e servizi igienici in grado di garantire un livello minimo di sicurezza e pulizia personale. Inoltre, accanto a questo è necessario attuare politiche che prevedano percorsi di reinserimento nella società per questi soggetti attraverso la cooperazione con associazioni sociali che si occupano del tema.

4) Maggiori controlli ed efficienza nelle sanzioni

L’Amministrazione Capitolina deve incrementare ed efficientare la sua attività sanzionatoria e di controllo. Nello specifico, il corpo di polizia locale deve essere dotato di strumenti tecnologici idonei utili a sanzionare in modo efficace la violazione del codice della strada e dei vari regolamenti comunali vigenti. Occorre inoltre snellire i procedimenti amministrativi ed al contempo elaborare ulteriori meccanismi operativi capaci di aumentare la percentuale di riscossione delle sanzioni elevate anche in caso di abusivismo commerciale ed edilizio.
Un altro aspetto importante in merito alla capacità di controllo riguarda la diffusione dei sistemi di videosorveglianza sul territorio, meccanismi capaci di disincentivare in modo rilevante i fenomeni ancora troppo diffusi in città di abbandono dei rifiuti e dei roghi tossici.
In ultimo, il corpo di polizia locale deve poter molto più agevolmente intervenire in merito al controllo e alle sanzioni sul regolamento del decoro urbano della Città nei confronti di quei cittadini che si dimostrino non conformi alle regole comunali prescritte. Aree verdi private abbandonate, edifici privati lasciati nel degrado e pericolanti fino ad arrivare alla pratica ancora troppo diffusa della mancata raccolta delle deiezioni canine per strada sono solo alcuni esempi che l’Amministrazione deve saper e poter perseguire in modo efficace.

4) MOBILITA’ E SICUREZZA STRADALE

La mobilità è un tema di particolare rilevanza per la qualità della vita dei cittadini ed è anche una delle principali questioni aperte di Roma, città che rappresenta sul territorio nazionale un nodo fondamentale del sistema stradale, ferroviario, marittimo ed aereo. Nel corso degli ultimi decenni, la Capitale è stata caratterizzata da importanti trasformazioni quali un progressivo incremento delle attività, un consolidamento della popolazione residente ed un’espansione della residenzialità sia nella periferia che nei comuni della cintura, incrementando il fenomeno del pendolarismo verso la Capitale ed in particolare all’interno del Grande Raccordo Anulare. Roma è anche meta importante del turismo, oltre che un polo universitario di grande rilievo, ed i tre atenei principali della città (la Sapienza, Tor Vergata e l’Università di Roma Tre) sono un generatore di grandi flussi di spostamento nell’area urbana, agendo in maniera consistente sulla mobilità cittadina con oltre 200.000 studenti iscritti. Per gestire i vari aspetti legati alla mobilità, Roma Capitale si è dotata di un dipartimento (Dipartimento Mobilità e Trasporti) cui sono attribuite le competenze specifiche sul tema; in aggiunta a questa struttura interna, ci si avvale anche del supporto di apposite società di cui Roma Capitale è proprietario/socio unico: Roma metropolitane e Agenzia Roma Servizi per la Mobilità, che supportano il Dipartimento sul delicato tema del trasporto pubblico.
Roma è la tredicesima città per congestione del traffico al mondo e per quanto riguarda le ore perse al volante per guidatore, Roma è seconda solo a Bogotà con 254 ore contro le 272 della capitale della Colombia. Roma oggi appare come una vera e propria autorimessa a cielo aperto,si presenta a turisti e visitatori, ma sopratutto ai suoi cittadini, come una città disordinata, indisciplinata e di conseguenza insicura. Degrado e inquinamento acustico rendono la nostra città invivibile nel suo spazio pubblico mortificando le meravigliose realtà archeologiche ed architettoniche uniche al mondo.
Il piano della mobilità di REvoluzione Civica ha come obiettivo incentivare comportamenti sostenibili, con particolare riferimento alla sicurezza stradale, alla vita sociale negli spazi pubblici ed alla mobilità alternativa. Roma ha bisogno di una evoluzione della mobilità cittadina che punti a progettare, pianificare e realizzare una nuova mobilità che sia multimodale, a basso impatto ambientale, inclusiva e aperta all’innovazione tecnologica. Se consideriamo che negli oltre 8.000 km di strade nella maggior parte dei casi sono previsti parcheggi su ambo i lati della carreggiata e, nonostante ciò, è complicato trovare un posto auto libero, si comprende come oggi l’auto da utile mezzo di trasporto si sia trasformata in un problema. Appare quindi d’obbligo realizzare un Piano per la mobilità con l’obiettivo di ridurre l’utilizzo dell’auto privata in favore di mezzi alternativi ad essa. E’ importante intensificare la rete del trasporto pubblico, puntando sullo sviluppo di una mobilità su ferro, incentivare forme di mobilità sostenibile, quali la micromobilità elettrica e la ciclabilità, investendo su idonee infrastrutture e rilanciare il ruolo dei taxi come servizio pubblico e l’utilizzo di car sharing e car pooling.

Le principali azioni per migliorare la mobilità in città riguarderanno:

1) Sicurezza stradale
2) Ampliamento della rete ed efficientamento del Trasporto Pubblico Locale
3) Piano pubblico parcheggi
4) Piano merci
5) Infrastrutture e percorsi per la mobilità sostenibile

1 . Sicurezza stradale

A Roma gli incidenti stradali causano un morto ogni tre giorni, un’ecatombe. Senza contare il numero di incidenti con feriti gravi che producono costi sociali altissimi per le famiglie delle vittime e per il nostro sistema sanitario. Per migliorare la sicurezza delle nostre strade è fondamentale ridisegnare lo spazio urbano stradale ed intervenire con strumenti di “traffic calming” nelle strade ad alto scorrimento. L’installazione di autovelox lungo le consolari nei tratti urbani ed extra urbani può essere uno strumento importante per disincentivare il superamento dei limiti di velocità. Una forte criticità è rappresentata dagli incroci stradali in cui si riduce la visibilità a causa del parcheggio “selvaggio”, dove l’eccessiva lunghezza dell’attraversamento spesso privo di protezione per i pedoni può mettere a rischio la sicurezza di questi ultimi oppure quando si crea una promiscuità di transito auto/pedoni laddove non ci siano delle fasi semaforiche dedicate all’attraversamento pedonale. Quello che può essere fatto per ridurre le criticità agli incroci è prevedere il posizionamento di dissuasori per la sosta non autorizzata, ridurre la carreggiata con la realizzazione dei cosiddetti “nasi” che consistono in un ampliamento del marciapiede in prossimità dell’attraversamento oppure posizionare delle “isole salva pedone” negli attraversamenti che superano i 7 metri. Per ridurre la velocità in prossimità di un incrocio è possibile realizzare degli attraversamenti rialzati oppure, in caso di transito di mezzi pubblici, rialzare tutta la piattaforma stradale, utilizzando possibilmente un materiale e un colore differente rispetto al resto dell’asse stradale. E’ sicuramente indispensabile prevedere delle fasi semaforiche esclusive per l’attraversamento pedonale. Le strade interne ai quartieri devo essere ripensate come “zone 30”, soprattutto nei pressi di luoghi sensibili come scuole, piazze, servizi pubblici e strutture sanitarie. Per identificare le “zone 30” potranno essere utilizzate piattaforme rialzate di colore rosso all’ingresso della strada, attraversamenti pedonali rialzati, arredi stradali per la riduzione della velocità. E’ importante instaurare una stretta collaborazione con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la sperimentazione di infrastrutture e tecnologie per la sicurezza stradale ancora non previste nel codice della strada, come ad esempio gli attraversamenti pedonali luminosi e i cuscini berlinesi.

2. Ampliamento della rete ed efficientamento del Trasporto Pubblico Locale

A Roma è evidente la carenza e inefficienza del servizio di Trasporto Pubblico Locale (TPL) dovuta principalmente all’inefficienza dell’azienda di gestione del servizio (ATAC), alla carenza di bus e treni metropolitani, all’inadeguatezza dell’attuale rete del TPL che non fornisce servizi adeguati soprattutto nelle zone periferiche, al mancato sviluppo della mobilità su ferro di superficie e alla difficile accessibilità ai trasporti esistenti.
Gli investimenti principali devono essere concentrati sullo sviluppo della rete tramviaria urbana e sul sistema ferroviario metropolitano e regionale. Il trasporto su ferro deve essere la struttura di mobilità principale attorno cui organizzare il trasporto di superficie su gomma, i cui percorsi devono essere velocizzati attraverso la realizzazione di corsie preferenziali e con l’installazione di semafori intelligenti che diano priorità al transito dei mezzi pubblici. Importante è la realizzazione di nuovi nodi di scambio per agevolare l’interconnessione tra diverse modalità di trasporto, soprattutto nelle aree di ingresso in città in prossimità degli svincoli del Grande Raccordo Anulare.
Per stimolare l’utilizzo dei mezzi pubblici è importante garantirne l’accessibilità da parte di tutti utilizzando bus attrezzati per la salita e discesa di persone con disabilità motoria, dotando tutte le stazioni metropolitane e ferroviarie di ascensori o dispositivi che favoriscano l’accesso a persone con disabilità. Si possono realizzare piattaforme in muratura per le fermate degli autobus così da prevenire la sosta “selvaggia” in prossimità delle stesse e garantire la salita e la discesa in sicurezza dal mezzo. E’ fondamentale rivalutare il ruolo dei taxi nel sistema di mobilità pubblica prevedendo degli incentivi che possano agevolare la riduzione delle tariffe oggi non competitive.
A tutto questo può essere aggiunto lo sviluppo del car sharing e del car pooling per ridurre ulteriormente l’utilizzo dell’auto privata in città.

3. Piano pubblico parcheggi

Le strade di Roma sono un parcheggio a cielo aperto, le auto hanno tolto spazi vitali alle persone e nonostante questo, in alcune zone della città, è difficilissimo parcheggiare. Per poter liberare le strade dalla presenza ingombrante delle auto e, soprattutto, per poter limitare l’accesso in alcune zone è necessario predisporre un Piano urbano parcheggi a gestione pubblica.
Questo per evitare le storture verificatesi con l’ultimo Piano Urbano Parcheggi che invece che contribuire a risolvere il problema si è trasformato in una mera operazione finanziaria a vantaggio di grandi imprenditori privati. L’aver dato la priorità alla realizzazione di box auto privati invece che posti auto ha fatto si che molti box siano diventati magazzini invece di assolvere la loro funzione originaria. Il nuovo piano urbano parcheggi dovrà prevedere realizzazioni, principalmente, sotterranee ed essere attuato dall’amministrazione e gestito attraverso le sue aziende partecipate; i posti auto dovranno essere accessibili a tutti e avere gli stessi costi dei posteggi di superficie tariffati. Se posizionati in luoghi strategici, questi parcheggi non solo permetteranno di aumentare il numero di posti auto ma libereranno molte zone di pregio dalla presenza di auto in sosta in superficie.

4. Piano merci

Roma oggi non possiede un piano per lo spostamento merci in città, questo significa che è possibile attraversare la città con qualsiasi mezzo senza distinzione di peso o di lunghezza contribuendo ad appesantire la mobilità interna. Per ridurre il carico di traffico all’interno della città, è necessario predisporre un Piano merci che preveda delle aree di smistamento in prossimità del Grande Raccordi Anulare. Da queste aree dovranno partire mezzi idonei per dimensioni e peso per poter transitare in una città urbanizzata e complessa come la nostra capitale. Il piano dovrà prevedere anche un regolamento per la gestione del carico e scarico merci nelle aree pedonali e nel centro storico. Dovranno essere, inoltre, definiti gli orari per il carico e scarico merci per evitare di congestionare il traffico nelle ore di punta.

5. Infrastrutture e percorsi per la mobilità sostenibile

Le forme di mobilità sostenibile e alternativa all’auto possono essere di grande aiuto per la riduzione del traffico cittadino e per il miglioramento della qualità dell’aria in città. Per poter agevolare l’utilizzo di questi mezzi bisogna garantirne gli spostamenti in sicurezza. Per questo è importante prevedere un piano strategico di sviluppo della mobilità alternativa che preveda la progettazione e realizzazione di percorsi ed infrastrutture idonee a garantire la sicurezza di questi utenti della strada e realizzi una rete cittadina capillare che permetta di raggiungere luoghi di interesse, servizi pubblici, scuole, parchi, piazze e garantisca gli spostamenti interquartiere.

Il piano strategico per la mobilità alternativa si pone quattro obiettivi principali:

1) Realizzazione del Grab (Grande Raccordo Anulare delle Bici), la più importante infrastruttura di collegamento trasversale e non centrica. Un anello ciclopedonale che si sviluppa per ca. 45 Km all’interno della città.
2) Progettazione e realizzazione delle “highway” di mobilità alternativa, infrastrutture in sede propria e protetta sulle direttrici principali che collegano il centro alla periferia e prevedano strutture che permettano lo scavallo del Grande Raccordo Anulare e il raggiungimento anche dei comuni confinanti, ampliando così il piano all’area della Città Metropolitana.
3) Realizzazione di “zone 30” e percorsi ciclabili all’interno dei quartieri che mettano in collegamento i luoghi di aggregazione, le scuole e i servizi pubblici.
4) Realizzazione dei percorsi naturalistici per collegare il mare ai grandi parchi di Roma Capitale e aree verdi di pregio dei quartieri più periferici. Questo per dare impulso allo sviluppo del cicloturismo in tutto il territorio di Roma Capitale.

5) GESTIONE RIFIUTI URBANI

A Roma l’emergenza rifiuti è da moltissimi anni ormai una costante. Il principale problema è legato alla carenza di impianti di trattamento e smaltimento, nonché ad una mancata visione che consideri (ed attui) il rifiuto come materiale potenzialmente di valore. Tutto questo, unito all’inefficienza organizzativa di Ama e ad un disorganico rapporto tra Comune di Roma e Azienda, ricade direttamente sulla raccolta e il permanere dei rifiuti in strada. In estrema sintesi quindi, non si raccoglie l’immondizia in strada perché, accanto ai deficit organizzativo-gestionali, tecnicamente ad oggi non si sa dove trattare e/o conferire i rifiuti e come eventualmente valorizzarli in modo efficiente. Ogni anno a Roma vengono prodotte ca. 1.700.000 tonnellate di rifiuti, con una raccolta differenziata pari a ca. Il 44% ( di livello qualitativo perlopiù scadente), il prodotto indifferenziato è così di ca. 940.000 tonnellate annue.
Il 20% dei rifiuti totali prodotti viene trattato da AMA mentre l’80% viene trattato da terzi e spesso fuori regione. Questo fa sia lievitare i costi di gestione in modo esponenziale sia ridurre, per la maggior parte, il potenziale ricavo derivante dal valore prodotto dai rifiuti differenziati. Il costo di trattamento rifiuti presso terzi per la Città di Roma ad oggi consta di 176,6 milioni di euro annui.
Dallo stato di fatto appena descritto, le difficoltà nell’incrementare una raccolta differenziata di qualità in Città contribuisce, in modo rilevante, a rendere ancora più critica la situazione. Il rifiuto indifferenziato è infatti perlopiù un costo (economico ed ambientale) in quanto è necessario che sia trattato e successivamente smaltito esclusivamente o in discarica o negli inceneritori. Il rifiuto differenziato di qualità, al contrario, è destinato a produrre valore, poiché potrà essere indirizzato al riutilizzo. (Soltanto una minima parte dopo il trattamento risulterà indifferenziato da smaltire secondo i criteri anzidetti).
Ai problemi della mancanza di impianti, del basso livello quantitativo e qualitativo di rifiuti differenziati raccolti e all’incapacità della Capitale di chiudere il ciclo dei rifiuti all’interno dei propri confini, si aggiunge la necessità di una riorganizzazione aziendale di AMA, e del cambio del rapporto organizzativo gestionale tra Azienda e Comune di Roma che preveda in modo imprescindibile una valorizzazione del ruolo dei Municipi in tutte e tre le fasi della gestione: Programmatica, attuativa e di controllo. Dalla sintetica analisi sopraesposta e considerando le diverse soluzioni tecnicamente perseguibili per una gestione più efficace ed efficiente del ciclo dei rifiuti nella Città di Roma, occorre principalmente partire dalla definizione di una visione sull’argomento che consenta, in modo consequenziale, l’applicazione delle diverse soluzioni tecniche realizzabili che, al netto della normativa vigente, possano garantire il perseguimento ed il raggiungimento dell’obiettivo generale prefissato. La nostra visione parte dal presupposto che il rifiuto non possa essere considerato soltanto come un mero scarto da eliminare davanti ai nostri occhi, ma alla legittima necessità di decoro dovrà essere associato l’interesse di tutelare l’ambiente e di produrre benefici economici per la collettività attraverso la valorizzazione dei materiali post consumo. La scelta non può quindi che ricadere nel perseguimento di una gestione che punti il piùpossibile ad una riduzione della produzione di rifiuti e che si diriga verso una gestione differenziata dei materiali ed una consequenziale valorizzazione degli stessi.

Per affrontare e risolvere la questione rifiuti nella Città di Roma bisognerà quindi intervenire su tre piani fondamentali:

1) Riduzione nella produzione dei rifiuti ed incremento quantitativo e qualitativo della raccolta differenziata attraverso un efficientamento organizzativo e gestionale del servizio.

2) Realizzazione di nuovi impianti e riconversione degli esistenti al fine di avvicinarsi il più possibile all’autosufficienza nella gestione del ciclo dei rifiuti.

3) Riorganizzazione aziendale di AMA e revisione del ruolo dei Municipi

1. Riduzione nella produzione dei rifiuti ed incremento quantitativo e qualitativo della raccolta differenziata attraverso un efficientamento organizzativo e gestionale del servizio

A Roma i problemi maggiori sono legati al trattamento dei rifiuti indifferenziati e, di conseguenza, all’incapacità di determinare un aumento reale e sostanziale della raccolta differenziata.
Il 55% dei rifiuti raccolti annualmente in città è rappresentato da rifiuti indifferenziati che devono essere trattati e smaltiti.
La carenza impiantistica di Ama , unita alle normative regionali vigenti, non permette di rispondere a questa esigenza in modo efficace e come conseguenza immediata abbiamo la non regolare raccolta con la permanenza di rifiuti in strada.
L’unico modo per affrontare il problema in modo diretto è quello di procedere da una parte verso una riduzione della produzione dei rifiuti laddove possibile e dall’altra verso un aumento della raccolta differenziata in termini quantitativi e qualitativi.
Attualmente solo il 33% delle utenze sono servite dal “porta a porta” spinto, mentre le restanti utenze vengono servite dal sistema di raccolta stradale su cinque frazioni. Un sistema fallimentare quest’ultimo che non solo conduce ad una percentuale di raccolta differenziata molto ridotta, ma quel poco differenziato risulta spesso anche di bassissima qualità.

Tra le azioni da intraprendere per incentivare la riduzione della produzione dei rifiuti vi sono:

• Incentivo al compostaggio domestico, di comunità e aziendale
• Incentivo per le attività produttive che applicano il vuoti a rendere
• Incentivi per vendite di prodotti “alla spina”
• Impiegare pannolini e stoviglie riutilizzabili nelle scuole comunali
• Rimuovere i distributori automatici di bottiglie di plastica negli uffici comunali, introducendo appositi erogatori di acqua
• Incentivare centri di riparazione e riuso

Le azioni da intraprendere per aumentare e migliorare la raccolta differenziata sono:

• Aumentare e migliorare il “porta a porta” spinto in tutti i quartieri urbanisticamente idonei e per le utenze non domestiche.
• Migliorare il sistema di raccolta differenziata stradale sostituendo gli attuali cassonetti con mini isole ecologiche, postazioni di conferimento presidiate, cassonetti intelligenti che consentano la mappatura dell’utenza con conseguente applicazione della tariffa puntuale in modo anche sperimentale.
• Separare l’umido dal secco all’origine stimolando il più possibile l’utilizzo di compostiere domestiche e di comunità.
• Prevedere postazioni di raccolta olii esausti e pile esauste capillarmente distribuite nei vari quartieri.
• Prevedere centri di raccolta RAEE in tutti i municipi.
• Realizzare nuove isole ecologiche in sede fissa o presidi mobili.
• Rinnovare il parco mezzi di AMA e provvedere alla manutenzione dell’esistente solo con le officine interne ad AMA evitando, per questa attività, appalti esterni.
• Migliorare l’informazione e la comunicazione verso i cittadini così da renderli protagonisti e parte attiva nel percorso di miglioramento e incremento della raccolta differenziata.
• Riduzione della TARI per i cittadini e le utenze non domestiche virtuose.

L’obiettivo è raggiungere almeno il 75% di raccolta differenziata nel 2026.

2. Realizzazione di nuovi impianti e riconversione degli esistenti al fine di avvicinarsi il più possibile all’autosufficienza nella gestione del ciclo dei rifiuti

La carenza impiantistica di AMA rende difficile e oneroso il trattamento dei rifiuti indifferenziati della capitale che rappresentano oggi ca. 55% dei rifiuti raccolti. Questo perché la maggior parte dei rifiuti indifferenziati prodotti dalla città sono trattati presso impianti ubicati fuori Roma, in altre regioni e addirittura all’estero. Questo fa lievitare i costi di smaltimento con conseguente aumento della TARI a carico dei cittadini.

La dotazione impiantistica di AMA consiste oggi:

• TMB di Rocca Cencia da 235.000 ton/anno a fronte di una necessità di trattare oltre 900.000 ton/anno di rifiuti indifferenziati;
• TMB Salario non funzionante dopo l’incendio del 2018;
• l’impianto di selezione multimateriale di Pomezia che tratta meno di 5.000 ton/anno a fronte dei circa 100.000 ton/anno di rifiuti differenziati multimateriale;
• l’impianto obsoleto di compostaggio di Maccarese che tratta 15.000 ton/anno a fronte di una produzione di oltre 200.000 ton/anno, che funziona come piattaforma di trasferenza dei rifiuti organici inviati in Veneto e Friuli VG;
• l’ex inceneritore di rifiuti ospedalieri di Ponte Malnome (Malagrotta) che funziona come piattaforma di trasferenza dei rifiuti indifferenziati inviati a trattamento nei TMB del Lazio e di altre Regioni;
• l’ex inceneritore di Colleferro della EP Sistemi, di cui AMA detiene tuttora il 40% delle quote di un impianto destinato alla rottamazione anche dal nuovo Piano rifiuti regionale.

Gli attuali impianti di proprietà non soddisfano la necessità di trattamento dei rifiuti prodotti pertanto AMA è costretta a smaltire il restante presso terzi con i seguenti costi:

• Trattamento nei TMB di CO.LA.RI. circa 400 Kta x tariffa 176,50 €/ton = € 70,6 Milioni
• Trattamento nei TMB fuori regione circa 300 Kta x tariffa 180 €/ton = € 54 Milioni
• Trattamento frazione organica fuori regione 180 Kta x circa 290 €/ton = € 52 Milioni

TOTALE COSTO ANNUO TRATTAMENTO PRESSO TERZI € 176,6 Milioni

Per risolvere definitivamente il problema dello smaltimento dei rifiuti indifferenziati è fondamentale avvicinarsi all’autosufficienza impiantistica che permetta la chiusura del ciclo dei rifiuti quanto più possibile all’interno dei confini cittadini.
I rifiuti trattati nei TMB vengono oggi smaltiti in discarica (FOS) o termovalorizzati (CDR). La riduzione della produzione di materiale indifferenziato è attuabile necessariamente in modo graduale e quindi occorrerà gestire l’intermezzo per evitare che i rifiuti continuino, in caso di emergenza, a stazionare in strada. Allo stesso tempo occorrerebbe realizzare impianti per la gestione dei materiali di valore in modo da attribuire valore aggiunto all’impiantistica pubblica. Per evitare l’utilizzo di termovalorizzatori è indispensabile procedere alla riconversione dei TMB di proprietà in impianti di trattamento a freddo (c.d. fabbriche di materiali) affinché la parte secca venga il più possibile avviata a recupero di materia senza produrre CDR. Per fare ciò è indispensabile ottimizzare al massimo la raccolta differenziata dell’umido.
Come prima attività serve individuare le aree idonee alla realizzazione degli impianti.
Per sopperire alla carenza impiantistica è necessario:
• Realizzare aree di servizio per lo stoccaggio rifiuti dove poter conferire il materiale (FOS) trattato nei TMB, evitando di gravare su quei territori già fortemente colpiti per la presenza di impiantistica di smaltimento rifiuti.
• Prevedere un piano di emergenza di stoccaggio materiali in caso di impossibilità di ricezione dei rifiuti indifferenziati negli impianti TMB.
• Realizzare nuovi impianti di trattamento a freddo o, in alternativa, acquistare i TMB di CO.LA.RI per riconvertirli in impianti di trattamento a freddo;
• Realizzare impianti di selezione multimateriale;
• Realizzare impianti di selezione e smontaggio RAEE;
• Realizzare impianti di compostaggio aerobico.
• Riconvertire i TMB di Rocca Cencia e Salario in impianti di trattamento di materiale non odorigeno, come plastica o carta, vista la vicinanza alle abitazioni.

3. Riorganizzazione aziendale di AMA e revisione del ruolo dei Municipi

Al 2019 il personale di AMA constava di 6352 operai, 1021 impiegati, 50 quadri, 16 dirigenti per un totale di 7439 dipendenti. Sono ca. 2000 i dipendenti a cui è stata riconosciuta la totale o parziale inidoneità per cause di servizio oltre all’anzianità.
I presidi di AMA presenti nei vari Municipi sono dedicati al servizio raccolta rifiuti, l’organizzazione della tipologia e modalità di raccolta nei vari territori vengono indicati dai vertici AMA che poco conoscono nel dettaglio le peculiarità dei vari quartieri.
La stipula del contratto di servizi così come il controllo sulla sua attuazione viene gestita direttamente dall’amministrazione centrale di Roma Capitale e, nello specifico, dal Dipartimento Tutela Ambiente. Alcun ruolo viene, ad oggi, riconosciuto ai Municipi in materia di rifiuti.
AMA dovrebbe essere riorganizzata creando strutture complete, decentrate nei municipi e idonee a rispondere alle esigenze dei territori. Devono essere aumentati i ruoli operativi con nuove assunzioni e, laddove possibile, assegnare al personale dichiarato inidoneo compiti funzionali all’attività di presidio e controllo sulla raccolta differenziata. Le strutture decentrate di AMA devono avere autonomia decisionale sul metodo di raccolta differenziata da attuare nei differenti quartieri, nell’ottica dell’efficientamento del servizio offerto e del raggiungimento dell’obiettivo di aumentare costantemente la percentuale annua di differenziata in attuazione delle normative vigenti. Ai Municipi deve essere riconosciuto un ruolo da protagonista nella fase programmatoria, attraverso un coinvolgimento reale nella definizione ed approvazione del contratto di servizio, attuativa, tramite un rapporto diretto con AMA nel riconoscimento dei pagamenti a seguito della realizzazione delle attività programmate, e di controllo, nell’applicazione delle eventuali penali funzionali alla definizione delle responsabilità aziendali da cui possono scaturire procedimenti disciplinari anche gravi.
Funzionale all’attività di controllo dei Municipi e alla valutazione delle prestazioni di servizio dell’AMA è l’istituzione di osservatori municipali.

6) AMBIENTE

La gestione del complesso e articolato Sistema del Verde della città di Roma – una delle metropoli più verdi d’Europa – è sottesa, inevitabilmente, alla scelta di metodologie e strumenti diversificati che possano far fronte alla molteplicità dei problemi derivanti dall’elevata variabilità di tipologie di aree verdi presenti.
Le varie questioni da affrontare hanno carattere naturalistico-ambientale, sociale e/o economico e, di conseguenza, la loro risoluzione non può prescindere dall’assumere, quale fondamento, il concetto di Sostenibilità Ambientale.
La Sostenibilità Ambientale è da intendere come un processo continuo che richiama la necessità di coniugare le tre dimensioni fondamentali e inscindibili dello sviluppo (Naturalistico-Ambientale, Sociale ed Economico) attraverso il loro bilanciamento, sia in termini di raccolta/analisi dei dati che di applicazione degli stessi, col fine ultimo di perseguire uno sviluppo integrando e ottimizzando gli aspetti legati ad Ecologia (dimensione naturalistico-ambientale), Equità (dimensione sociale) ed Economia (dimensione economica). Prioritario in ambito di politiche ambientali sono la tutela del territorio, la salvaguardia dell’ambiente e la sua biodiversità. Tra le competenze del Comune rientrano la progettazione, manutenzione e realizzazione delle aree a verde pubblico, la gestione della Riserva Naturale Statale del litorale romano e la prevenzione e il contenimento dell’inquinamento acustico, atmosferico, olfattivo ed elettromagnetico. Dei 415.000.000 mq di Aree naturali protette e parchi agricoli sul territorio di Roma Capitale, in totale i metri quadrati di verde urbano in manutenzione al Dipartimento Tutela Ambientale sono pari a 41.302.565 mq, per un totale di 1.826 aree e con uno standard pari a 14,4 mq/ab.
Tra queste aree abbiamo:
– 3.350.688 mq di aree di arredo stradale, costituite dalle aiuole spartitraffico.
– 2.016.193 mq di aree di sosta che riguardano tanto le piccole aree di quartiere, quanto quelle più centrali di Piazza Indipendenza o, ad esempio, le fasce verdi di Via delle Terme di Caracalla.
– 11.976.158 mq verde attrezzato di quartiere rappresentato da aree verdi più o meno grandi, opportunamente sistemate ed utilizzate come luoghi di incontro, in cui sono presenti panchine, cestini, giochi per bambini, aiuole, fontanelle ed altre attrezzature.
– 5.843.310 mq di verde storico archeologico che comprende sia le ville storiche urbane che le aree archeologiche.
– 17.856.896 mq di grandi parchi urbani che rappresentano i polmoni verdi della città, posti in mezzo a quartieri densamente edificati e rappresentano un punto di svago e di incontro per i cittadini romani. I grandi parchi rappresentano il 43,2% del verde urbano manutenuto da Roma Capitale.
– 259.340 mq di verde speciale tra cui rientrano gli orti botanici ed i vivai comunali, di cui fanno parte le aree della Scuola Giardinieri a Porta S. Sebastiano, il Semenzaio di San Sisto, sede storica del Servizio Giardini a Porta Metronia ed il Roseto Comunale all’Aventino.
Nel territorio di Roma Capitale ci sono ca. 315.000 alberature tra cui 119.000 alberature stradali.
La manutenzione del verde pubblico, sia orizzontale che verticale, comprende tutti quegli interventi necessari alla conservazione e valorizzazione del patrimonio verde della città e alla tutela dell’incolumità pubblica.
Con la consistente diminuzione del personale tecnico in organico al servizio giardini di Roma Capitale che ha portato ad una trasformazione della modalità di gestione del servizio, prima prevalentemente interna oggi in minima parte interna e per la maggior parte attraverso affidamenti esterni, si è assistito ad un peggioramento del servizio di gestione del verde con un’ importante riduzione degli interventi manutentivi sia ordinari che straordinari. Si è assistito alla drastica riduzione degli interventi di messa a dimora di nuove alberature che di fatto ha prodotto distese di tazze vuote e ceppaglie in molte strade della città, causando un impatto negativo sul decoro della città.

Tra le principali azioni in ambito di politiche ambientali che andiamo a proporre ci sono:

1) Valutazione della fattibilità dell’internalizzazione della gestione del servizio di manutenzione del verde e decentramento della competenza della gestione del verde ai Municipi.
2) Programmazione di cura ordinaria e straordinaria del verde verticale (patrimonio arboreo) e del verde orizzontale (grandi parchi, ville storiche e parchi archeologici, aree verdi attrezzate, aree naturali tutelate).
3) Interventi di controllo, prevenzione e contenimento dell’inquinamento acustico, atmosferico ed elettromagnetico.
4) Progetto Orti Urbani.

1. Valutazione della fattibilità dell’internalizzazione della gestione del servizio di manutenzione del verde e decentramento della competenza della gestione del verde ai Municipi

Nel 1980 il Servizio giardini disponeva di una forza lavoro operativa di oltre 1.800 unità di personale, fortemente attrezzata, attualmente a seguito del blocco delle assunzioni e di una politica scellerata di esternalizzazione del servizio, il personale è di circa 350 unità, che si distribuiscono su tutti i 15 Municipi. Il parco mezzi si è fortemente ridotto e la capacità operativa non è sufficiente a garantire una buona qualità del servizio di manutenzione del verde. Il ricorrere ad appalti esterni, non sempre affidati con tempistiche congrue, ha prodotto il fenomeno del vuoto manutentivo e l’investimento di fondi insufficienti per la gestione di un patrimonio ambientale tra i più estesi d’Europa ha prodotto una bassa qualità del servizio, con una riduzione di ca. il 60% degli interventi manutentivi sia ordinari che straordinari con un forte impatto negativo sul decoro della città. Inoltre, la gestione accentrata del servizio non permette un efficientamento dello stesso in termini programmatori. Primo passo per una gestione più oculata e capillare del servizio di gestione del patrimonio ambientale comunale è il decentramento della competenza e delle risorse umane ed economiche ai Municipi. Ed è per le ragioni suesposte che il passo successivo è quello di valutare la fattibilità dell’internalizzazione del servizio con incremento del personale tecnico dedicato attraverso la specializzazione di una delle partecipate di Roma Capitale. L’ideale è ricreare il servizio giardini di Roma Capitale con risorse umane e mezzi idonei per fornire un servizio d’eccellenza e ricorrere al minimo agli affidamenti esterni.

2. Programmazione della cura ordinaria e straordinaria del verde verticale (patrimonio arboreo) e del verde orizzontale (grandi parchi, ville storiche e parchi archeologici, aree verdi attrezzate, aree naturali tutelate)

La gestione del verde pubblico comprende tutti quegli interventi necessari alla conservazione e valorizzazione del patrimonio verde della città.
Per la programmazione del servizio di cura colturale e gestione del verde pubblico, è opportunoprevedere più livelli, ciascuno in risposta a specifiche esigenze gestionali.
Migliorare la qualità del verde significa anche ragionare su come lo stesso potrà svilupparsi negli anni a venire, sia nel medio che nel lungo termine.
Il primo passo per una corretta programmazione del servizio è quello di costruire un solidocronoprogramma annuale indicando per ogni mese le attività che dovranno essere svolte, stagionalità e specificità locali renderanno necessari ulteriori affinamenti della programmazione. Il cronoprogramma e tutte le attività tecniche di seguito descritte dovranno essere redatte con l’ausilio e supervisione di una figura tecnica (preferibilmente interna all’amministrazione) con specifico titolo professionale e comprovata esperienza nel settore (Agronomo, Naturalista, Agrotecnico o Perito Agrario, altre figure professionali strettamente connesse con la materia). Il cronoprogramma permette un’utile visione d’insieme di tutte le attività che si andranno ad articolare e a dettagliare. Per quanto possibile, è utile comprendere in questa programmazione tanto le lavorazioni di manutenzione ordinaria quanto quelle di manutenzione straordinaria preventivabili.
Alla programmazione annuale deve seguire quella mensile, sempre generica ma più puntuale sullestagionalità, e quella settimanale, con dettaglio giornaliero. Questa programmazione, rispetto alla precedente, mette maggiormente a fuoco l’impegno di chi dovrà eseguire i lavori, concentrando l’attenzione in un periodo più ristretto e molto ben definito.
Tutta l’attività di programmazione e dei servizi effettuati dovrà essere pubblicata sui siti dei Municipi indicando le priorità di intervento, in modo da poter essere documentata, tracciata e visibile ai cittadini.
La manutenzione del verde pubblico urbano prevede due tipologie di interventi:
• verde verticale: composto dalle alberature sia stradali che all’interno di parchi e giardini
• verde orizzontale: composto dai prati, siepi, cespugli sia stradali che all’interno di parchi e giardini al netto delle alberature
• aree naturali e aree protette
• manutenzione degli arredi urbani, aree ludiche e attrezzature sportive

La manutenzione del verde verticale (patrimonio arboreo) è senza dubbio l’attività più delicata, sia per l’elevato valore sociale e ornamentale sia per la potenziale pericolosità che può implicare la loro caduta a causa di pratiche agronomiche errate o assenza di cure costanti.
La gestione ottimale del patrimonio arboreo pubblico deve prevedere almeno le fasi di seguito descritte:
• censimento: piante vive, disseccate, formelle con alberi mancanti con relativi dati identificativi, dati biometrici, caratteristiche del contesto, elementi per la valutazione del rischio;
• monitoraggio iniziale comprensivo di valutazione fitosanitaria e fitostatica dell’intero patrimonio arboreo;
• valutazione della qualità del patrimonio arboreo sulla base delle informazioni botaniche rilevate;
• valutazione delle caratteristiche dei luoghi in cui gli alberi sono a dimora e relative informazioni storico-paesaggistiche;
• creazione di una mappa potenziale del rischio;
• controlli successivi sulla base della mappa potenziale del rischio redatta;
• database dei cedimenti strutturali.

Successivamente alla mappatura del patrimonio arboreo è indispensabile programmare potature regolari soprattutto nelle aree il cui rischio caduta è potenzialmente più pericoloso per l’incolumità dei cittadini. Per le alberature a rischio caduta è indispensabile programmarne l’abbattimento e la contestuale sostituzione con nuove alberature idonee al contesto territoriale.
E’ indispensabile un piano di messa a dimora di 100.000 nuove alberature, sia stradali che all’interno di parchi e giardini,laddove siano state rimosse e mai sostituite considerata l’importanza che il patrimonio arboreo ha per il miglioramento della qualità dell’area in zone densamente urbanizzate e trafficate.

Per la manutenzione del verde orizzontale è fondamentale prevedere sfalci costanti dei tappeti erbosi, valutazione della condizione fisiologica degli stessi (altezza, colore, vigore e densità) per programmare interventi di semina o concimazione, raccolta del materiale di risulta e suo smaltimento, raccolta costante delle foglie, rimozione e smaltimento rifiuti.

Riguardo le aree naturali, esse comprendono i territori ove persiste vegetazione e flora spontanei
caratterizzate da una qualità ambientale medio-alta e/o un valore identititario relativamente al paesaggio della Campagna Romana. Una loro gestione ottimale dovrà prevedere:
• una loro conoscenza dettagliata di base in termini botanici (censimento, classificazione, analisi quantitative, ecc.);
• una loro valorizzazione in termini naturalistici e culturali con interventi di tutela e valorizzazione della biodiversità (progettazione e pianificazione)
• una possibilità di fruizione delle aree nell’ottica della sostenibilità ambientale prevedendo percorsi turistici ambientali nel pieno rispetto dell’ecosistema ivi presente.

Per ciò che riguarda la manutenzione degli arredi urbani, aree ludiche e attrezzature sportive serve programmare un monitoraggio costante per verificarne lo stato manutentivo e, in caso di ammaloramento, prevederne la rimozione e contestuale sostituzione.

3. Interventi di controllo, prevenzione e contenimento dell’inquinamento acustico, atmosferico ed elettromagnetico

Compito di un’amministrazione è anche quello di intervenire, con misure preventive, per ridurre l’inquinamento che colpisce la nostra città causando danni seri alla salute dei cittadini. Tra le principali forme di inquinamento nelle aree urbane riscontriamo quello acustico, atmosferico e elettromagnetico.
L’inquinamento acustico rappresenta un serio problema ambientale soprattutto nelle aree urbane. Strade, ferrovie ed aeroporti sono le principali fonti di rumore ambientale. Il traffico veicolare è la principale fonte di rumore nelle città.
E’ possibile pianificare degli interventi di mitigazione del rumore cittadino per le attività di competenza comunale:
• Per i lavori pubblici di manutenzione stradale e marciapiedi è possibile utilizzare asfalti fonoassorbenti e giunti antirumore.
• E’ indispensabile l’installazione di barriere antirumore a tutela delle abitazioni presenti in prossimità di grandi arterie stradali quali grande raccordo anulare, tangenziale e autostrade.
• Barriere antirumore possono essere create con la piantumazione di alberature fonoassorbenti.
Altro problema molto serio è l’inquinamento atmosferico causato dal traffico veicolare e dagli impianti di riscaldamento-raffrescamento. Come l’esperienza insegna le giornate cosiddette ecologiche in cui viene interdetto il traffico veicolare sono solo dei palliativi che non risolvono il problema. Una migliore qualità dell’aria sarà possibile solo con politiche sulla mobilità urbana volte a limitare l’utilizzo dei mezzi privati ad elevata emissione. Lo sviluppo della mobilità su ferro, l’efficientamento della rete di trasporto pubblico, della mobilità elettrica e l’utilizzo della bicicletta e della micromobilità elettrica sono gli strumenti principali di riduzione dell’inquinamento atmosferico. Anche l’approvazione di un piano merci che impedisca lo spostamento delle merci in città con mezzi eccessivamente inquinanti è uno strumento indispensabile per ridurre il traffico e di conseguenza migliorare la qualità dell’aria. Sicuramente la pianificazione di interventi per l’efficientamento energetico degli immobili comunale può influire positivamente sulla qualità dell’ambiente.
Anche l’inquinamento elettromagnetico produce effetti dannosi sulla salute delle persone, dall’elettrosensibilità, ai tumori ad altre patologie croniche. La normativa vigente non fornisce molti strumenti agli enti locali per la prevenzione dell’inquinamento elettromagnetico. Quello che è possibile fare è garantire il rispetto del regolamento vigente in materia di installazione antenne in città. Identificare con chiarezza i siti sensibili da preservare, individuare preventivamente le aree pubbliche sulle quali poter installare le antenne creando meno disagi possibili alla popolazione. Garantire la presenza di zone franche in cui sia vietata l’installazione di infrastrutture ad emissione elettromagnetica così da garantire zone fruibili liberamente da coloro che soffrono di patologie invalidanti.

4. Progetto Orti Urbani

Per tutelare la biodiversità agricola, ridurre la produzione di rifiuti, combattere l’esclusione sociale e la solitudine tipica degli agglomerati urbani, spendere meno grazie a una filiera agroalimentare corta è indispensabile un progetto che preveda la realizzazione di orti urbani condivisi. Gli orti urbani possono essere realizzati in appezzamenti di terreno, in aree urbane idonee alla coltivazione, nei parchi privi di manutenzione e non attrezzati e nelle aree verdi abbandonate. Le aree individuate vengono suddivise in più lotti o unità minime di coltivazione da assegnare a cittadini di ogni età, scuole e associazioni con finalità produttive non professionali e
con obiettivi plurimi quali l’autoconsumo familiare, l’uso ricreativo, didattico e finalità aggregative tra gruppi attivi che condividono valori di sostenibilità ambientale e inclusione sociale.
Realizzare un orto urbano è semplice e anche economicamente vantaggioso.
I Municipi dovranno individuare le aree, predisporre e pubblicare i bandi per l’assegnazione delle stesse a seguito di presentazione di idonei progetti presentati dai cittadini, dalle associazioni e dalle scuole del territorio.

7) SVILUPPO ECONOMICO

Da almeno 20 anni stiamo assistendo ad una forte crisi economica nella Città di Roma derivante da una molteplicità di fattori riconducibili sia ai trend macroeconomici uniti alla trasformazione dei mercati globali sia a caratteristiche prettamente locali. Infatti, se da un lato il nostro Paese ha subìto politiche macroeconomiche imposte che hanno reso ancora più difficile elaborare e attuare risposte efficaci ai cambiamenti globali in atto, dall’altro la Città di Roma si è dimostrata lenta e poco incline nell’affrontare i cambiamenti che la Società italiana stava vivendo, continuando a pensare che l’elevata concentrazione di dipendenti pubblici, la sua ricchezza storico archeologica, nonché l’attrattiva naturale che la Città ha sempre esercitato potessero continuare a fare da volano come hanno sempre fatto in passato. Tuttavia purtroppo non è stato così e la crisi, soprattutto a seguito dell’emergenza Covid, è emersa in modo ancora più drammatico. Premesso che le attività economiche legate al mondo del turismo in senso stretto saranno oggetto di proposte specifiche e verranno descritte nell’apposito punto del Programma ad esso dedicato, qui si vogliono proporre indirizzi politici generali su cui l’Amministrazione Comunale dovrebbe concentrarsi, tenendo presente che, le trasformazioni necessarie potranno produrre i loro effetti, per la maggior parte dei casi, soltanto nel medio periodo.
Il sistema economico romano, e quello italiano, è da moltissimi anni spinto sempre più verso un campo caratterizzato da una concorrenza spietata basata per lo più dal lato del Prezzo che ha avuto come principale conseguenza quella di schiacciare le piccole attività, incapaci di poter sfruttare le economie di scala e le specifiche agevolazioni di cui le grandi realtà hanno potuto al contrario beneficiare. Tale tendenza è stata ancor di più accentuata dal progressivo e sostanziale cambiamento nella cultura italiana e nelle abitudini dei clienti sempre più indirizzati verso i nuovi modelli di consumo delle vendite on-line . Un fenomeno moderno che, soprattutto in quest’ultimo anno di pandemia con la limitazione degli spostamenti e la chiusura forzata di molte attività commerciali, sta rafforzandosi e consolidandosi prendendo piede in maniera tanto incontrollata quanto incontrollabile. A ciò si aggiunga che, la Città di Roma, principalmente a causa della mancanza di una visione di sviluppo economico trentennale, non è più riuscita ad essere un’ attrattiva per i grandi Gruppi economici, soprattutto quelli emergenti, capaci di produrre valore aggiunto in Città, trovandosi quindi nei fatti a subire gli eventi e a fungere da mero spettatore disinteressato di ciò che stava accadendo intorno.
Fatta questa breve premessa, risulta chiaro come le politiche relative allo sviluppo economico che l’Amministrazione Comunale dovrà portare avanti, per quanto di competenza, dovranno tendere in linea generale ad ergere Roma ad unicum nazionale ed internazionale, puntando sulle specificità della Città, sulle sue tradizioni, sulla sua storia e sulle sue bellezze, valorizzando le attività economiche locali ed attirando al contempo investimenti esteri tanto da spingerli a considerare la loro presenza a Roma indispensabile per la loro immagine e le loro attività.
Il perseguimento di tali finalità dovrà passare attraverso una serie di interventi che ricomprendono settori già analizzati in altri punti del Programma come Decoro urbano, semplificazione burocratica ed efficienza amministrativa, tutela dell’ambiente, Lavori Pubblici, Urbanistica, Sicurezza sociale , Turismo, Cultura ecc…
A questi vanno poi aggiunti interventi sul settore produttivo e commerciale in senso stretto, comprendendo:
1) Riorganizzazione del Commercio su Area Pubblica;
2) Centri Commerciali naturali e valorizzazione degli spazi;
3) Il Made in Rome e l’Agrifood;
4) Sperimentazione di una moneta complementare cittadina.

1. Riorganizzazione del Commercio su Area Pubblica

Lo status del commercio su area pubblica nella città di Roma risulta essere lontanissimo dagli standard minimi presenti in altre Capitali Europee. Clientelismo politico, abusivismo, degrado urbano, fatiscenza delle strutture pubbliche e mancanza di visione hanno fatto da padrone in questi ultimi vent’anni. Pertanto, risulta fondamentale procedere ad una totale riorganizzazione e valorizzazione del settore prevedendo:
• Riqualificazione dei mercati, realizzando al loro interno una ampia diversificazione dei beni e dei servizi da fornire, prevedendo, ad esempio, attività di somministrazione e servizi alla persona, nonché rifunzionalizzando al contempo gli spazi pubblici per attività ricreative, culturali e ludiche. Il mercato non può rimanere soltanto un luogo dove poter andare a fare la spesa, ma deve trasformarsi anche in luogo di incontro ricreativo, ludico e culturale. Inoltre, l’esistenza di strutture mercatali di pregio o di enorme potenzialità socio-economica, se riqualificate a dovere, potrebbero fungere anche da attrattiva turistica nazionale ed internazionale.
• Riorganizzazione completa delle concessioni su aree pubbliche destinate al commercio. Le autorizzazioni rilasciate in questi decenni sono state molto spesso utilizzate più come uno strumento di clientelismo politico che come atto finalizzato all’applicazione di una visione di sviluppo commerciale della Città. A ciò si aggiunga che, sin dalla data del rilascio delle concessioni le aree pubbliche autorizzate hanno subìto nel tempo fortissimi cambiamenti e molto spesso oggi non presentano quelle caratteristiche essenziali che avevano spinto in passato a prevederne la loro concessione. Infine, la totale mancanza di controlli ha determinato che gli effetti negativi si ripercuotessero anche sul settore del decoro urbano, problema quest’ultimo molto sentito dai cittadini romani e non. Premesso che l’Amministrazione Comunale dovrà attuare interventi tenendo in debita considerazione la tutela dei lavoratori del settore, le politiche da attuare dovranno puntare a risolvere tutti gli aspetti sopra enunciati. In particolare, è fondamentale che il Comune istituisca un osservatorio per il commercio su area pubblica dove l’amministrazione possa confrontarsi co gli operatori del settore per poter procedere alla riorganizzazione e ridefinizione delle aree pubbliche destinate a commercio, per definire la tipologia di attrezzature per l’esposizione della merce da utilizzare e contestualmente risolvere l’annosa questione della mancanza degli spazi di parcheggio dedicati agli operatori.
• Lotta all’abusivismo e predisposizione di un meccanismo sanzionatorio amministrativo e operativo efficace. Servirà istituire delle task force di Polizia locale nei vari Municipi dotati di mezzi e strumenti tecnologici utili a snellire e semplificare il lavoro degli agenti.

2) Centri commerciali naturali e valorizzazione degli spazi pubblici

Con il termine centro commerciale naturale ci si riferisce ad un’area aperta caratterizzata da una rilevante concentrazione di attività commerciali il cui esercizio/gestione non è riconducibile ad un unico o a pochi imprenditori/proprietari. Il ruolo che i centri commerciali naturali possono svolgere nei rapporti socio-economici dei territori, se accompagnate da stimolanti politiche pubbliche, è di grandissima importanza.
L’intervento programmatico dell’Amministrazione Capitolina si basa principalmente sulla creazione dei presupposti per far si che in più quartieri possibili si possano creare aree commerciali naturali, nonché predisporre interventi per valorizzare/curare gli spazi pubblici laddove queste aree, in modo più o meno consolidato, già esistono.
In particolare, gli interventi dovranno riguardare principalmente i settori dei Lavori Pubblici, del Decoro Urbano, della Sicurezza sociale e della mobilità prevedendo, in generale, all’interno di un perimetro video-sorvegliato, ampie zone dedicate ai pedoni (preferibilmente con la creazione di aree pedonali), abbellimenti arborei, floreali e attrezzature illuminotecniche, isolamento dal traffico veicolare (o laddove possibile completa chiusura) ed aree di sosta ad hoc (compreso il carico e scarico). Complementare a tali interventi, prevedere inoltre la creazione di aree ludiche/ricreative e culturali.

3) Made in Rome e Agrifood

Come enunciato in premessa, la principale attività strategica da seguire volta al rilancio dell’economia romana è quella di puntare sulle specificità/tradizioni/storia di Roma stessa. La creazione di un marchio “Made in Rome”, rilasciato sulla base del rispetto di alcune caratteristiche fondamentali, non solo territoriali ma anche qualitative, associato ad una promozione ben strutturata, potrebbe aiutare ad indirizzare meglio le scelte dei consumatori a favore dell’economia Romana. All’interno del Marchio Roma si dovranno individuare aziende agricole,botteghe storiche, prodotti, imprese e itinerari legati al turismo esperienziale, nonché le strutture della ristorazione. Naturalmente un aspetto principale del Marchio Roma riguarda l’argoalimentare romano con l’obiettivo di valorizzarlo instaurando un percorso di coordinamento e collaborazione tra l’Amministrazione, le aziende produttrici e le associazioni di consumatori. L’Amministrazione può incentivare l’utilizzo di prodotti della filiera corta anche nella gestione delle mense scolastiche.

4) Sperimentazione di una moneta complementare cittadina

Nei periodi di crisi economica lacerante come quello attuale è dovere delle istituzioni pubbliche trovare soluzioni per invertire la rotta, intervenendo sulle disfunzioni del sistema economico là dove è possibile e necessario secondo le competenze dell’Ente di riferimento.
Considerate le limitate politiche economiche che l’Ente Comunale può attuare visto la sua rilevante dipendenza dalle entrate proprie e dai stringenti limiti normativi di indebitamento, salvo l’ incremento delle risorse disponibili trasferite dall’esterno, le politiche di stimolo allo sviluppo economico del territorio devono prevedere interventi relativi a scelte politiche che possano incentivare l’attività economica della Città senza che queste abbiano ripercussioni rilevanti sia dal lato delle entrate che delle spese dell’Ente stesso.
Al netto di tutte le azioni discusse sopra, il Comune di Roma potrebbe incentivare in modo rilevante il sistema economico cittadino agevolando l’uso di strumenti “monetari” complementari all’Euro.
Come noto, sotto il punto di vista strettamente meccanico la crisi può essere altresì rappresentata come un blocco del circuito monetario, ossia un rallentamento della circolazione della liquidità che ristagnando non consente alla potenziale domanda di beni e servizi di trovare soddisfazione nell’acquisto di prodotti che il sistema economico è in grado di offrire. Inoltre il problema monetario non è riconducibile soltanto alla quantità di moneta esistente, ma altresì alla sua velocità di circolazione.
Quest’ultima affermazione assume ancora più importanza qualora si dovesse far riferimento alle cifre monetarie da capogiro che leggiamo sui giornali generate dalla politica monetaria che però si riversano solo in minima parte nell’economia reale, rimanendo intrappolate nei mercati finanziari.
Vista la situazione di ristagno della liquidità con la conseguente difficoltà di accesso al credito per gli operatori economici, potrebbero rivelarsi utili l’uso di strumenti monetari alternativi basati su metodologie già sperimentate in altre Regioni Italiane e su cui si sono registrate esperienze di discreto successo.
In particolare, il Comune di Roma potrebbe agevolare la creazione di un progetto ben strutturato di moneta complementare che potrebbe aiutare ad attivare le risorse esistenti nel sistema economico cittadino rimaste inutilizzate.
Al fine di poter prevedere un coinvolgimento dell’Ente Comunale, il progetto di moneta complementare dovrà basarsi su alcuni principi cardine quali:
• La creazione dell’offerta di Moneta e la sua immissione in un circuito economico di operatori associati all’iniziativa non deve avere costi per chi ne accetta l’uso né per l’Ente Comunale, salvo eventuali contributi simbolici minimi di sostegno al funzionamento;
• Non deve esistere alcun profitto da signoraggio per l’ente gestore, il quale, tra l’altro non potrà avere scopo di lucro.
• L’immissione dell’offerta di moneta dovrà privilegiare prioritariamente gli operatori economici (o aspiranti tali) che non riescono ad avere accesso al credito (totale o in misura adeguata al progetto presentato) o anche finanziare servizi comunali trascurati per mancanza di fondi (es. servizi per gli anziani, servizi scolastici e manutenzione di strade e giardini).
• Il progetto dovrà agevolare principalmente l’economia locale garantendo al contempo un’alta velocità di circolazione della moneta.

Qualora il progetto di moneta complementare rispettasse i quattro punti summenzionati, il Comune di Roma potrà agevolarne la diffusione riconoscendone l’uso anche tra le sue Società Partecipate, nonché elaborando eventuali ulteriori utilizzi diretti anche facendo leva sull’ autonomia finanziaria riconosciutagli dalla Legge.

8) TURISMO

Una città per poter essere competitiva come attrattiva turistica, al di là delle sue specifiche peculiarità, deve trasmettere al turista fattori importanti come l’efficienza dei servizi, la sicurezza, e il decoro.
Roma oggi, sotto il profilo turistico, vanta delle potenzialità enormi perché rappresenta un unicum a livello mondiale. Tuttavia, la percezione che i turisti hanno oggi di Roma è di una città insicura, sporca e con un servizio di trasporto pubblico locale inefficiente. Inoltre, l’offerta turistica della Città risulta essere poco innovativa in quanto si caratterizza per la mancanza di politiche attive che garantiscano una programmazione certa e un buon servizio di accoglienza.
Lo sviluppo del settore turistico è anche penalizzato dalla mancanza di un coordinamento tra gli attori del sistema che agiscono in modo autonomo e disorganico. Il modello di destinazione turistica a cui Roma deve tendere, invece, è il modello network che risponde ad una logica di sistema con operatori e servizi fra loro connessi.
Il fenomeno dell’abusivismo nei servizi turistici, in particolare del settore ricettivo, la scarsità di strutture ricettive che siano in linea con gli standard internazionali in merito ad accoglienza multiculturale, sostenibilità e formazione del personale del settore turistico, la mancanza di strutture luxury a causa della lentezza burocratica dell’amministrazione capitolina, sono fenomeni che limitano la competitività di Roma capitale nei confronti dei competitor internazionali.
Il Brand Roma attualmente manca di un’identità distintiva e univoca, Roma offre un’immagine di sé di città caotica e poco funzionante, colpita da fenomeni di overtourism. Per rilanciare il Brand Roma, oltre che puntare sulla sua ricchezza storico archeologica unica al mondo, il suo stile di vita e il suo essere capitale della Cristianità, si deve porre l’attenzione su una visione nuova di offerta turistica che vada incontro alle trasformazioni della domanda del settore, creando un immagine di città moderna e dinamica così da portare la città ad essere una meta turistica appetibile per tutti coloro che ricercano nel viaggio esperienze diversificate.
Roma è una città facilmente accessibile dall’esterno per un efficiente sistema aeroportuale e una buona accessibilità ferroviaria mentre la mobilità interna presenta grosse criticità in termini di efficienza. Il traffico nel centro storico rappresenta un grande limite per la città.
Per poter garantire la funzione del settore turistico come volano dello sviluppo economico, il Comune deve sviluppare politiche attive che vadano nelle seguenti direzioni:

1) Creare un network tra gli operatori del sistema turismo
2) Roma città sicura e decorosa
3) Migliorare la mobilità interna alla città
4) Innovazione dell’offerta turistica e mitigazione dell’overtourism
5) Lotta all’abusivismo ricettivo

1. Creare un network tra gli operatori del sistema turismo

Nel sistema turistico romano manca un coordinamento sia tra operatori privati e Comune che tra Istituzioni pubbliche, Comune e Regione ognuna competente in parte per la gestione del settore turistico. Questa assenza di interazione non permette lo sviluppo di politiche che garantiscano una gestione attiva del turismo superando la semplice comunicazione informativa. L’obiettivo è quello di creare una collaborazione tra settore pubblico e imprese che forniscono prodotti e servizi turistici al fine di realizzare una rete efficace ed efficiente per promuovere un’offerta turistica innovativa e diversificata che sia attrattiva, competitiva ed esperenziale per i turisti per garantire alla città una maggiore redditività. I Municipi possono prevedere uffici dedicati a dare supporto alle imprese del settore per disbrigare le pratiche amministrative necessarie allo svolgimento della propria attività. Considerati i bassi standard rilevati nell’accoglienza multiculturale e nella formazione del personale del settore turistico, il Comune potrebbe prevedere corsi di formazione professionali per specifici ruoli in base alle esigenze del settore. Per l’attività di guida turistica il Comune non deve rivolgersi al mondo del volontariato delle associazioni culturali o a volontari del Servizio Civile ma utilizzare le figure professionali preposte. La guida turistica è una professione normata dallo Stato che richiede un’abilitazione e che garantisce la fornitura di un servizio adeguato e professionale al turista.

2. Roma città sicura e decorosa

Roma viene percepita come città insicura e sporca e queste sono alcune delle principali motivazioni che rendono meno appetibile la permanenza prolungata in città del turista che dopo aver visitato i monumenti più rinomati della città tendono a spostarsi verso altre destinazioni. Purtroppo dobbiamo ammettere che l’elevata presenza di senza fissa dimora in strada, i furti a discapito dei turisti, il problema della raccolta dei rifiuti urbani, la scarsa manutenzione delle strade, dei parchi e della città in generale sono problematiche reali che devono essere affrontate dall’amministrazione. Tra i primi passi per garantire una cura più attenta della città figura quello di decentrare le competenze e le risorse relative alla gestione del verde pubblico, manutenzione strade e marciapiedi e illuminazione pubblica ai Municipi che essendo gli enti territoriali di prossimità hanno una conoscenza più approfondita del territorio e delle sue peculiarità e una capacità di intervento più immediata. Riorganizzare il servizio di raccolta rifiuti puntando alla differenziazione e valorizzazione del rifiuto adattando le modalità di raccolta alla conformazione urbanistica delle varie zone. Per aumentare la percezione di sicurezza bisogna implementare strutture ricettive per l’accoglienza delle persone senza fissa dimora così da evitare che rimangano in strada anche in ore notturne e sviluppare politiche dell’abitare in grado di garantire il diritto alla casa ai cittadini in lista d’attesa così da scongiurare insediamenti abitativi di fortuna. Aumentare i controlli per la lotta all’abusivismo commerciale e garantire maggiori presidi nelle zone più a rischio furti a danno dei cittadini (metropolitane, mercati, parchi pubblici, ecc.).

3. Migliorare la mobilità interna alla città

Per migliorare la capacità degli spostamenti interni alla città di turisti e cittadini bisogna limitare l’accesso con auto privata nel centro storico, efficientare i collegamenti di trasporto pubblico locale prediligendo il trasporto pubblico su ferro, valorizzare il ruolo del servizio taxi e sviluppare un sistema di mobilità alternativa, ciclabile e di micromobilità elettrica regolamentata. Volendo aumentare l’offerta turistica anche nelle aree lontane dal centro storico è fondamentale migliorare i collegamenti anche verso le zone più periferiche e interquartiere. Un buon piano urbano parcheggi a gestione pubblica che preveda anche parcheggi di scambio in zone strategiche permetterebbe una buona mobilità intermodale tra mezzi privati e trasporto pubblico locale. Per agevolare lo spostamento in città anche per le persone con disabilità motoria e facilitarne l’accessibilità presso le principali attrazioni turistiche occorre prevedere un programma di rimozione delle barriere architettoniche partendo dalle zone con servizi pubblici ed attrazioni turistiche e culturali.

4. Innovazione dell’offerta turistica e mitigazione dell’overtourism

Roma è la città d’arte per eccellenza con un patrimonio artistico e storico-culturale unico, ma non può essere solo la città d’arte. Attualmente l’immagine di Roma è legata alle sue risorse storiche e religiose (Vaticano),ma il turismo negli ultimi anni sta cambiando così come sono cambiati i modelli di acquisto e scelta della vacanza. Il turista oggi cerca proposte innovative e personalizzabili in base ai propri interessi e passioni,vuole entrare in contatto con la comunità locale, il territorio e la sua autenticità. Per essere competitiva nel mercato mondiale Roma deve cogliere le nuove richieste e aprirsi ad offerte turistiche alternative in ambito sportivo, business, sostenibilità ambientale, enogastronomico, cicloturismo, arte moderna, design, marittimo, mercati rionali e botteghe storiche, ecc. Bisogna valorizzare il potenziale turistico dei quartieri più periferici e dell’hinterland della città metropolitana.

Queste le offerte turistiche sulle quali lavorare:

• Turismo Sportivo e cicloturismo:il turismo sportivo ha grandi potenzialità per lo sviluppo economico e socio-culturale di una destinazione turistica, anche perché ad esso spesso si associa la visita della destinazione creando un indotto importante per le attività produttive del territorio. Inoltre, lo sport risponde perfettamente alle esigenze di turismo esperenziale, la cui richiesta aumenta di anno in anno.
Si individuano due tipologie di turismo sportivo:

– Attivo: per i turisti che cercano mete dove poter praticare sport durante il soggiorno.
– Passivo: per i turisti che si recano in determinati luoghi solo per assistere a eventi o manifestazioni sportive.
Roma possiede tutte le caratteristiche per diventare una vera destinazione turistico
sportiva:
– Ha un patrimonio inestimabile di parchi e riserve che possono diventare luoghi di trekking ed escursioni. Per promuovere questa tipologia di offerta turistica, l’amministrazione deve valorizzare il proprio patrimonio ambientale ed investire maggiormente nella comunicazione e pubblicizzazione di queste mete alternative.
– Investendo sulle infrastrutture ciclabili di collegamento con le principali attività turistiche, con i parchi, con le località marittime e lacustri, con le mete turistiche, centrali e periferiche, ed enogastronomiche cittadine e dei comuni metropolitani, può dare forte impulso al cicloturismo. Una tipologia di turismo dove si intersecano il turismo sportivo e quello sostenibile.
– Roma ha molte infrastrutture per ospitare grandi eventi sportivi come il tennis, le olimpiadi, il calcio, le maratone. Sicuramente è necessario, in collaborazione con le federazioni, investire per realizzare le infrastrutture sportive per i “cosiddetti” sport minori per agevolare l’organizzazione di eventi anche in queste discipline (basket, sport rotellistici, rugby, ecc.).
• Turismo enogastronomico: l’enogastronomia, vista la tradizione culinaria ed enologica romana, rappresenta un punto cardine di sviluppo del turismo. Possiamo distinguere il turismo culinario da quello food & wine. Il primo è basato sulle degustazioni gastronomiche di piatti e prodotti locali e Roma può contare su un’ attività di ristorazione di cucina tradizionale romana di altissimo livello da poterinserire nei pacchetti turistici, prevedendo almeno un pasto presso queste attività. Il secondo, legato alla produzione di prodotti e vini. Si possono prevedere offerte turistiche con visite ad aziende produttrici locali con possibilità di degustazione, organizzare sagre ed eventi di street food con prodotti tipici romani capaci di attrarre non solo i turisti ma anche i cittadini romani.

• Turismo culturale: Roma, come già più volte detto, ha un patrimonio archeologico di inestimabile valore che rappresenta la principale fonte di attrazione turistica. Oltre ai monumenti presenti nel centro città devono essere valorizzati i siti archeologici presenti nelle aree più decentrate ma ugualmente degni di nota. Bisogna valorizzare anche le attività dei nostri teatri non solo inserendo nei pacchetti turistici almeno una serata al teatro ma anche proponendo eventi di arti performative, come eventi musicali, ballo, teatro, cinema sfruttando le scenografie naturali presenti in città.Per i nostri musei sarebbe importante creare eventi al loro interno anche al di fuori del classico orario di apertura ed inserire nell’offerta turistica la visita ai musei meno conosciuti come ad esempio il museo d’arte, orientale, il museo del cinema e il museo delle civiltà.

• M.I.C.E. (Meetings, Incentive, Congress, Events): Gli eventi legati al business possono rappresentare una grande opportunità per la città sia in termini economici che strategici. Oggi Roma risulta competitiva per i congressi medio-piccoli mentre è poco competitiva per quelli medio-grandi a causa delle difficoltà burocratiche e per la mancanza di contributi pubblici per partecipare alle candidature internazionali di grande livello. Il turismo di questo tipo ha una forte potenzialità di crescita grazie anche al Convention Bureau Roma e Lazio, organismo nato per mettere in rete l’intera filiera del M.I.C.E. dagli operatori del settore alle sedi disponibili per le convention e Istituzioni e nel dare supporto nell’organizzazione degli eventi e per le candidature. Attraverso la semplificazione burocratica si potrebbe rafforzare la collaborazione fattiva di Roma Capitale con la Convention Bureau al fine di faciliterebbe la partecipazione della Città alle candidature per ospitare eventi internazionali.

• Turismo delle shopping e dei Mercati rionali: l’Italia forte del brand Made in Italy è la meta turistica per eccellenza per lo shopping. Roma può costruire la propria offerta su due realtà: l’artigianato storico e la moda-design. Le grandi firme della moda italiana sono presenti nelle principali vie commerciali del centro storico. Per quanto riguarda l’artigianato storico si deve puntare sulla valorizzazione delle botteghe storiche e sul rilancio dei mercati rionali presenti in città.Restauratori, orafi, cappellai, sarti, mosaicisti, intarsiatori, calzolai, ceramisti, liutai, marmistie le maestranze della cinematografia sonosolo alcuni esempi delle eccellenze presenti nella nostra città. Compito dell’amministrazione è quello di promuovere l’artigianato, la manifattura e la gastronomia locale e valorizzare e incentivare lo sviluppo territoriale delle produzioni di eccellenza.Il rilancio dei mercati rionali parte dal modo di ripensare la loro funzione, spazi di aggregazione socio-culturale dove poter assistere ad eventi culturali, dove poter trovare botteghe storiche artigiane e dove consumare piatti tipici romani.

• Turismo marittimo: il mercato turistico internazionale non percepisce Roma come una città marittima, la carenza di strutture ricettive sul litorale, i limiti del trasporto pubblico locale e il degrado del territorio rendono Ostia poco appetibile come meta turistica, nonostante l’inestimabile patrimonio archeologico di Ostia Antica. Tra i principali obiettivi ci sono quelli dell’efficientamento della tratta ferroviaria Roma Lido, il collegamento ciclabile con il centro città e con le principali aree e siti archeologici di Ostia Antica, il ripensamento della mobilità interna, la realizzazione di parcheggi che possano accogliere i bus turistici senza creare disagio alla mobilità del litorale. Riqualificare il patrimonio pubblico, oggi in stato di abbandono, per trasformarlo in centri polivalenti, spazi espositivi, centri congressi. Portare grandi eventi sul litorale, proporre l’inserimento di Ostia Antica tra i siti patrimonio dell’UNESCO, valorizzare l’immenso patrimonio ambientale per incentivare il turismo sostenibile e sportivo, sono i passi da fare per il rilancio del turismo marittimo romano.

• Turismo Green: Il turismo per creare vero valore deve rispettare l’ambiente, essere ecosostenibile. L’ecosostenibilità è la caratteristica principale di questa forma di turismoche non è necessariamente rivolto alla ricerca di luoghi sconosciuti immersi nella natura; ogni meta, anche una grande città come Roma, può essere la destinazione di un viaggio responsabile. I grandi parchi archeologici, le aziende agricole dell’agro romano, i mercatini biologici, le strutture ricettive ecologiche, gli spostamenti con mezzi alternativi all’auto sono le cose da valorizzare e pubblicizzare al fine di incentivare la scelta di Roma come meta turistica Green. Anche l’area metropolitana di Roma Capitale con una forte vocazione rurale può rappresentare una forte attrattiva per il turismo Green.

Per combattere il fenomeno del cosiddetto “overtourism” e ridurre la pressione turistica in determinate zone della città garantendo anche una ridistribuzione equa degli effetti economici e sociali del turismo è fondamentale l’ampliamento dell’offerta turistica a tutto l’ambito cittadino valorizzando le attrattive e gli spazi urbani presenti anche nelle aree più periferiche della città.

5. Lotta all’abusivismo ricettivo

La regolamentazione del settore ricettivo presenta delle criticità importanti. Nel comparto extra-alberghiero esiste una diffusa offerta sommersa in continua espansione che provoca un evidente danno economico per il Comune per la mancata riscossione della tassa di soggiorno. A farne le spese non sono solo le casse del Campidoglio ma anche tutte le attività ricettive in regola che subiscono la concorrenza sleale delle strutture abusive. Non ultimo il problema della sicurezza visto che i turisti ospitati nelle strutture abusive spesso non vengono registrati e rischiano di essere truffati. Per arginare questo fenomeno è indispensabile ampliare il nucleo operativo della Polizia Locale e lavorare in stretta collaborazione con la Guardia di Finanza. Dotare il Comune degli strumenti necessari al fine di consentire ai cittadini di denunciare in anonimato le strutture abusive presenti nel condominio in cui vivono o di cui sono venuti a conoscenza. La mancanza di un efficace sistema sanzionatorio deve essere colmata dalla Regione che deve dotare i Comuni degli strumenti giuridici idonei a disciplinare il settore. E’, inoltre, fondamentale creare un coordinamento tra l’amministrazione e i portali di prenotazione (OTA) al fine di rendere l’inserimento del codice identificativo univoco (CIU) condizione obbligatoria e propedeutica all’iscrizione di una struttura ricettiva sui portali stessi.

9) POLITICHE CULTURALI

La cultura rappresenta un elemento identitario del territorio che deve essere posto al centro del processo di rinascita di Roma capitale. La cultura è il perno attorno al quale si costruisce l’identità della città, un elemento fondamentale di un modello di sviluppo territoriale.
Investire nella cultura rende un territorio ricco e interessante per chi ci vive e per chi lo frequenta per motivi di studio o di lavoro oltre che appetibile per chi investe. Il Comune deve porsi come promotore della politica culturale della città mettendo in relazione i vari operatori culturali della città per accrescere l’offerta culturale promuovendo festival ed eventi diffusi. Una buona offerta culturale è, inoltre, un richiamo forte per un turismo di qualità. La progettualità culturale urbana non è solo un efficace strumento di sviluppo economico ma svolge anche una importante funzione di coesione sociale nei quartieri con maggiori criticità da questo punto di vista. La partecipazione rappresenta il primo strumento operativo per lo sviluppo di politiche urbane in ambito culturale.

Sono varie le azioni da mettere in campo per il rilancio della cultura come volano di sviluppo economico della città:
1) Investimenti pubblici e privati su patrimonio culturale esistente e su nuove infrastrutture per l’offerta culturale;
2) Istituzione della consulta capitolina per le politiche culturali e delle corrispettive consulte municipali;
3) Valorizzazione delle espressioni artistiche e culturali non convenzionali;
4) Digitalizzazione e innovazione nelle politiche culturali;
5) Promozione e diffusione della cultura dal centro alla periferia.

1. Investimenti pubblici e privati su patrimonio culturale esistente e su nuove infrastrutture per l’offerta culturale

Per rilanciare il ruolo sociale e di sviluppo economico della cultura occorre prevedere uno stanziamento di fondi cospicuo per la valorizzazione del patrimonio culturale esistente, dal restauro dei monumenti alla riqualificazione del sistema museale urbano e del sistema delle istituzioni culturali (teatri e biblioteche). Nell’ottica di voler ampliare e diversificare l’offerta culturale occorre anche investire in nuove infrastrutture nell’ambito di una programmazione di rigenerazione urbana e di riqualificazione del patrimonio immobiliare pubblico abbandonato e in disuso. E’ fondamentale agire per recuperare i vecchi teatri e i cinema dismessi di proprietà pubblica (vedi il cinema Airone), oltre a potenziare gli spazi destinati a rappresentazioni teatrali e incontri di letteratura e poesia riqualificando il patrimonio immobiliare pubblico in disuso. Parte dei fondi saranno pubblici derivanti da stanziamenti comunali, regionali, statali e europei; ma fondamentale è incentivare gli investimenti privati in ambito culturale snellendo i percorsi amministrativi autorizzativi per l’intervento del privato. Stimolare le attività del fundraising culturale e forme virtuose di mecenatismo culturale e di mecenatismo culturale diffuso.

2. Istituzione della consulta capitolina per le politiche culturali e delle corrispettive consulte municipali

E’ prioritaria l’Istituzione della consulta capitolina per le politiche culturali e delle corrispettive consulte municipaliper il coinvolgimento di tutti gli operatori del settore artistico e culturale della città per una programmazione culturale coordinata e diffusa su tutto il territorio cittadino. Attraverso la consulta cittadina il Comune si pone come coordinatore delle varie realtà che operano a vario titolo nel settore della cultura al fine di mettere a sistema tutte le potenzialità esistenti e produrre un’offerta culturale di qualità. Non solo sarà costituita una rete formale di associazioni, enti e aziende che gravitano attorno al mondo cultura ma sarà realizzato un sito istituzionale dedicato alla promozione degli eventi culturali e artistici della città.

3. Valorizzazione delle espressioni artistiche e culturali non convenzionali

E’ importante valorizzare la funzione artistica e sociale della street art e dell’urban art i cui contenuti artistici devono essere più legati al territorio, realizzati possibilmente da artisti che vivono il quartiere dove vengono realizzati. Street art tour sono ricercati da un turismo culturale di nicchia e spesso associati allo street food. La cura dell’arte del territorio necessita di un’attenzione maggiore alle esigenze di chi vive quei quartieri, la programmazione degli interventi di street art e urban art deve essere effettuata con la partecipazione delle realtà locali, dalle scuole ai comitati di quartiere, alle altre realtà associative del territorio. Per accentuare il valore sociale e aggregativo della street art è fondamentale percepire e rispettare lo “spirito dei luoghi” e della comunità dove si interviene in un’ottica di piena condivisione con i cittadini. Fondamentale è anche valorizzare il ruolo culturale degli artisti di strada individuando spazi dedicati alla loro espressività artistica in tutti i Municipi della città.

4. Digitalizzazione e innovazione nelle politiche culturali

Necessità non più rinviabile è quella di promuovere l’innovazione nei settori culturali e creativi e il passaggio al digitale. Servono figure professionali specifiche, con competenze nel digitale e una formazione specifica in ambito culturale, per guidare questa trasformazione nel modo di fruizione dei beni artistici e culturali mantenendo un adeguato livello qualitativo dei contenuti. Il coinvolgimento di tutti gli operatori e gli stakeholder del mondo della cultura è fondamentale per una trasformazione non traumatica nel sistema di fruizione della cultura e nel rapporto diretto col fruitore. La rivoluzione digitale ha cambiato profondamente il rapporto tra cultura, arte e società civile modificando il rapporto tra il bene ed il suo fruitore, rendendo il pubblico soggetto attivo nel processo di consumo. Facilitando la diffusione della cultura e l’avvicinamento ad essa da parte delle fasce più giovani della popolazione e da quelle prima escluse per la presenza di “barriere” culturali e architettoniche.

5. Promozione e diffusione della cultura dal centro alla periferia

Bisogna realizzare le case della cultura in ogni quartiere, spazi di confronto tra artisti e fruitori dell’arte. Luoghi idonei a proporre un’offerta artistica e culturale per la cittadinanza ma anche un’offerta formativa per chi volesse avvicinarsi allo studio delle varie forme artistiche.
Incrementare l’offerta di Centri di Aggregazione Giovanili incentrati sulla diffusione delle arti con possibilità di frequentare corsi gratuiti o a prezzi calmierati di teatro, canto e musica. Realizzare le strade di arte e cultura in ogni quartiere utilizzando la cartellonistica pubblica come spazi espositivi permanenti. Creare dei veri e propri “musei all’aperto”, in ogni quartiere per ricrearne e valorizzarne l’identità e stimolarne il senso di appartenenza. Prevedere una programmazione teatrale nella stagione primavera/estate nei parchi archeologici e ville storiche.

10) SCUOLA

La scuola è il primo luogo di socializzazione dei nostri bambini, dove imparano il rispetto delle regole, il confronto leale con gli altri diventando parte integrante della comunità, dove si confrontano con i propri limiti e costruiscono la propria identità. E’ qui che imparano ad amare e a rispettare i luoghi dove vivono sviluppando quel senso civico e di appartenenza che li renderà cittadini migliori domani.
La scuola ha un valore sociale che si estrinseca nella quotidiana relazione tra studenti e insegnantinella vita in comune, nelle relazioni di cooperazione, nelle regole condivise. Il percorso di apprendimento che avviene nella scuola è un modo di conoscere la vita e nello stesso tempo di viverla. E’ qui che si forma un’idea del mondo e della qualità della vita.
Qualità della vita è anche mangiare sano e fare sport, per questo bisogna porre particolare attenzione ai servizi di refezione scolastica, aumentando i controlli e privilegiando l’utilizzo di bandi che premino l’offerta qualitativamente migliore rispetto al maggior ribasso.
Valorizzare il ruolo formativo e di socializzazione dello sport in ambito scolastico, ponendosi, il Comune e i Municipi, come promotori di tornei sportivi interscolastici nelle piazze e aree verdi attrezzate del territorio. E’ proprio per il valore formativo e sociale che riveste la scuola che bisogna porre particolare attenzione alla formazione del personale docente e alla sua valorizzazione stimolandone la motivazione professionale attraverso progetti dedicati.
Oggi, purtroppo, assistiamo ad una decadenza degli immobili scolastici a causa degli scarsi investimenti sull’edilizia scolastica e all’abbandono di edifici scolastici di nuova realizzazione e mai messi in attività o scuole chiuse da ristrutturare e lasciate ad ammalorarsi. La maggior parte delle scuole romane non sono in regola per le normative antisismiche o dell’antincendio. Questa situazione è dovuta anche ai limitatissimi fondi stanziati da Governo e Regione.

Di seguito elenchiamo le principali linee di azione, da noi proposte, per migliorare il servizio scolastico di Roma Capitale:

1) Programma di manutenzione ordinaria e straordinaria dell’edilizia e del verde scolastico;
2) Realizzazione di nuove strutture scolastiche nelle zone sprovviste di tale servizio e riconversione di quelle esistenti non più utilizzate;
3) Miglioramento del servizio di trasporto scolastico anche con l’introduzione di forme alternative di mobilità (pedibus, bicibus, carpooling);
4) Educazione alimentare ponendo particolare attenzione alla qualità del servizio mensa;
5) Formazione del corpo docente;
6) Scuola aperta: Roma comunità educante diffusa;
7) La Scuola incontra il Teatro e la Musica

1. Programma di manutenzione ordinaria e straordinaria dell’edilizia e del verde scolastico

Per poter programmare gli interventi di manutenzione scolastica ordinaria e straordinaria e del verde scolastico è necessario fare un’analisi preventiva dello stato degli edifici scolastici e delle aree verdi di pertinenza verificandone:
• Stabilità strutturale (crepe, cedimenti, distacchi intonaci, ammaloramenti vari)
• Sicurezza (uscite di emergenza, scale antincendio, abbattimento barriere architettoniche, prevenzione atti vandalici)
• Lo stato manutentivo delle aree verdi (alberature, recinzioni, arredi urbani)
Questo permette all’amministrazione di predisporre una programmazione quinquennale degli interventi di manutenzione ordinaria e prevedere gli investimenti necessari a garantire la manutenzione straordinaria dei plessi che necessitano di interventi strutturali.
Tra gli interventi di manutenzione straordinaria particolare attenzione deve essere posta agli adeguamenti antincendio e antisismici la cui inadeguatezza può portare alla chiusura della scuola e agli interventi di impermeabilizzazione dei solai per prevenire le infiltrazioni all’interno della scuola che causano la inagibilità di aule, mense e palestre. E’ indispensabile procedere alla mappatura delle strutture scolastiche che hanno ancora presenza di amianto al loro interno per poter programmare urgenti interventi di bonifica.
Per ciò che riguarda le aree verdi di pertinenza, gli interventi prioritari sono quelli di messa in sicurezza del verde verticale attraverso interventi di potatura delle alberature esistenti, abbattimento delle alberature pericolanti e nuove piantumazioni, soprattutto nelle scuole con aree verdi sprovviste di zone d’ombra. E’ fondamentale garantire lo sfalcio regolare del verde orizzontale per evitare infestazioni di zanzare e presenza di ratti nei pressi e all’interno degli istituti scolastici. A tal fine, oltre alla regolare manutenzione, è indispensabile programmare interventi di disinfestazione e derattizzazione costanti. Laddove ci sia presenza di pini è importante prevedere interventi preventivi per le processionarie.
Un altro problema annoso è quello delle intrusioni notturne e degli atti vandalici nelle strutture scolastiche. Per prevenire questa tipologia di problematiche è fondamentale dotare le scuole di dispositivi antintrusione come sistemi di videosorveglianza perimetrale e antifurti collegati alla sala operativa del gruppo municipale di polizia locale; garantire l’illuminazione, anche notturna, degli spazi esterni.

2. Realizzazione di nuove strutture scolastiche nelle zone sprovviste di tale servizio e riconversione di quelle esistenti non più utilizzate

Attraverso una preventiva analisi del rapporto percentuale tra il numero delle strutture scolastiche esistenti e il numero degli utenti del territorio diviso per fasce di età, è possibile verificare quali siano i quartieri carenti di strutture scolastiche identificate per tipologia di utenti che necessitano della realizzazione di nuove scuole e quei territori che possiedono più strutture rispetto alle fasce di popolazione scolarizzata per prevederne la loro riconversione per l’erogazione di servizi alternativi.
Laddove si riscontrasse la mancanza di strutture scolastiche prevedere in prima istanza la riqualificazione e riconversione degli edifici pubblici esistenti e poi la realizzazione di nuove infrastrutture, attraverso l’utilizzo degli oneri urbanistici derivanti dalle nuove edificazioni.
Nel caso di strutture scolastiche in eccesso rispetto alla reale esigenza del territorio è possibile prevederne la riconversione per realizzare centri di aggregazione giovanili, centri polivalenti, case del quartiere, centri anziani, ecc.

3. Miglioramento del servizio di trasporto scolastico anche con l’introduzione di forme alternative di mobilità (pedibus, bicibus, car pooling)

Il servizio di trasporto scolastico è rivolto agli alunni che frequentano le scuole comunali e statali pubbliche dell’infanzia, per le scuole statali pubbliche primarie e secondarie di I grado. Il servizio di trasporto scolastico è attuato in favore degli alunni che risiedono in zone che, in relazione alle distanze e agli orari dei mezzi pubblici, non consentono la possibilità di una frequenza regolare; che risiedono nel Comune di Roma e nell’ambito del proprio bacino di utenza.
Il trasporto scolastico per alunni con disabilità è previsto anche per chi frequenta la scuola statale secondaria di II grado. Il servizio di trasporto è assicurato per le scuole pubbliche del proprio bacino di utenza a meno che la tipologia di scuola prescelta non sia presente. Qualora la scuola scelta non sia presente neanche nel municipio di residenza il servizio, per questa tipologia di utenti, potrà essere erogato in altro territorio municipale, in tal caso, il servizio è assicurato per il raggiungimento della scuola più vicina alla residenza dell’alunno, in termini di tempi di percorrenza e di minore permanenza a bordo.
Mentre fino ad oggi Roma capitale era dotata di un servizio di trasporto scolastico ordinario e uno dedicato riservato agli alunni con disabilità, gli ultimi bandi pubblicati prevedono la possibilità di fruizione del servizio ordinario di trasporto scolastico anche da parte degli alunni diversamente abili che potranno scegliere di quale servizio fruire.
Considerato che l’inclusione scolastica degli alunni con disabilità inizia dal trasporto scolastico è fondamentale proseguire con questa esperienza al fine di eliminare completamente il servizio dedicato prediligendo un servizio di trasporto unico ed inclusivo.
Viste le difficoltà riscontrate nel trasporto scolastico, in particolare su quello dedicato alle persone con disabilità, a causa di società appaltatrici che non hanno rispettato i contratti di lavoro dei propri dipendenti, ritardando nell’erogazione degli stipendi e nella fornitura dei DPI in periodo covid. Considerato che troppo spesso non vengono rispettate le clausole previste dalle convenzioni relativamente alla tipologia dei mezzi da utilizzare, è indispensabile incrementare i controlli sulla regolare fornitura del servizio e rispetto degli impegni convenzionali presi.

Il rispetto dell’ambiente, l’educazione stradale, l’attività fisica, la socializzazione e l’autonomia partono anche dallo sviluppo di forme alternative di trasporto scolastico. Tra queste il BiciBus, il PediBus e il Carpooling scolastico.
• Il PediBus è un servizio che permette a un gruppo di scolari di andare e tornare da scuola a piedi con degli accompagnatori adulti lungo percorsi prestabiliti, messi in sicurezza, segnalati da scritte a terra facilmente individuabili da bambini e automobilisti. E’ l’alternativa idonea per i percorsi casa-scuola fino a 1 Km.
• Il BiciBus si svolge in bicicletta, sempre con accompagnatori adulti e lungo percorsi prestabiliti e sicuri. Può essere attuato per percorsi fino da 1 a 3 Km.
Il PediBus e BiciBus sono ottime pratiche di attività fisica quotidiana ancor prima degli sport organizzati che si praticano alcuni giorni a settimana.
Sono pratiche che facilitano la socializzazione, l’autonomia e quindi anche l’autostima. Insomma Pedibus e Bicibus aiutano a crescere meglio.
Inoltre, lo spostamento a piedi e in bici riduce il traffico nei pressi delle scuole, migliorando la qualità dell’aria e portando ulteriori vantaggi per la salute e per l’ambiente.
Il Comune può promuovere il PediBus o il BiciBus direttamente o attraverso associazioni del territorio. Queste attività possono essere praticate dai sette anni in su senza particolari difficoltà.
PediBus e BiciBus sono anche ottime pratiche per migliorare l’educazione stradale: consente ai bambini di imparare ad orientarsi nel quartiere ed acquisire maggiore consapevolezza dei pericoli stradali.
• Carpooling scolastico è un sistema di mobilità alternativa che prevede la costituzione di equipaggi tra 2 o 3 famiglie che si accordano tra loro per effettuare il percorso casa-scuola con un’unica auto. Di solito un genitore a turno trasporta, con un’unica auto, più studenti appartenenti a diversi nuclei familiari.
Il Carpooling permette alle famiglie di ottenere diversi vantaggi come minori costi di trasporto, formazione di una rete di genitori, risparmio di tempo, meno traffico con conseguente miglioramento della qualità dell’aria.
Si può agevolare l’organizzazione del carpooling scolastico attraverso l’utilizzo di app già esistenti.

4. Educazione alimentare ponendo particolare attenzione alla qualità del servizio mensa

L’educazione alimentare nella scuola primaria è di fondamentale importanza per una corretta educazione alla salute. E’ nell’infanzia che i bambini acquisiscono le corrette abitudini alimentari perché è in questo periodo che si creano le basi per un corretto stile di vita.
Proprio per questo è necessario porre particolare attenzione alla qualità del servizio mensa e a forme alternative di somministrazione.
Tre sono le direzioni verso cui operare:
• maggiori controlli sulla qualità del servizio mensa: una delle principali lamentele dei genitori riguarda la bassa qualità del cibo somministrato dai fornitori del servizio mensa e l’incapacità di controllo da parte dell’amministrazione. E’ quindi fondamentale rivedere i capitolati delle gare d’appalto che dovranno valutare il rapporto qualità/prezzo e non il prezzo più basso. Altrettanto importante è il controllo sul servizio, per questo dovranno prevedersi dei passaggi costanti nelle strutture scolastiche ad opera degli uffici municipali per verificare la qualità del servizio offerto e dovrà prevedersi in fase di contrattualizzazione la possibilità di revoca del contratto laddove si riscontrino reiterate violazioni sulla qualità di somministrazione.
• possibilità di portare il pasto da casa: è importante che i bambini vadano tutti insieme a mensa per vivere un’importante occasione di socializzazione. Ma questo non significa che i bambini debbano mangiare necessariamente la stessa cosa. La normativa vigente e numerosa giurisprudenza in materia consente ai genitori di portare il pasto da casa. Compito della scuola è quello di controllare che i bambini non si scambino e non condividano il cibo portato da casa. Con questa forma di somministrazione del servizio mensa si ribadisce il diritto delle famiglie di decidere l’alimentazione dei propri figli.
• attività dedicate all’educazione alimentare con iniziative di gruppo quali: 1. imparare a conoscere le materie prime di base con il progetto di un’ orto urbano all’interno delle scuole e la partecipazione attiva ad iniziative culturali riguardanti il mondo della nutrizione. 2. Collaborazione tra scuola e famiglia per l’approfondimento di una corretta educazione alimentare anche da casa tramite giochi ed infografiche.

5. Formazione del corpo docente

La formazione di un docentenon finisce con l’inizio del percorso di insegnamento. L’arricchimento professionale e i continui aggiornamenti sono alla base della sua crescita nell’ambito scolastico.
La scuola, oggi, pone il docente di fronte a sfide sempre nuove. Se prima il compito primario era quello di trasferire agli alunni la propria conoscenza su ogni materia, il docente oggi interviene sulla formazione dell’alunno come persona. Il cuore dell’attività dell’insegnante sta nella dimensione educativa del suo compito che si fonda sul “prendersi cura” della persona nella sua globalità, nel farsi carico dei suoi “bisogni” e delle più profonde esigenze connesse alla dignità della persona. E’ per questo che viene richiesto al docente di adottare modi nuovi nell’approcciarsi agli alunni e un nuovo modo di comunicare sul piano verbale, non verbale, iconico e multimediale.
La formazione e l’aggiornamento degli insegnanti rappresentano un accrescimento professionale e un valore aggiunto per una scuola che deve stare sempre più al passo con i tempi.
La formazione del personale scolastico non deve però incidere sul tempo dedicato all’insegnamento ed è, per questo, che si deve prevedere una programmazione della formazione nei periodi di sospensione dell’attività didattica.
Bisogna, inoltre, porre particolare attenzione alla formazione psicopedagogica del corpo docente. Gli insegnanti non devono avere esclusivamente la competenza didattica ma devono essere in grado di capire e cogliere l’essenza di ogni alunno, anche il più problematico, mettendone in risalto le qualità e supportandone le carenze emotive e psicologiche. Devono saper cogliere la complessità delle varie situazioni e mettere in campo metodologie e capacità relazionali atte a intervenire sulle problematiche esistenti.

6. Scuola aperta: Roma comunità educante diffusa

Educare non è solo formare ma è costruire insieme identità e futuro. Per questo oltre al ruolo fondamentale della scuola anche l’intera comunità in cui il giovane vive ricopre un ruolo importantissimo nella sua formazione. Alla base del concetto di comunità educante diffusa c’è una scuola radicata nelle comunità di appartenenza, con un forte legame con le istituzioni locali e con un progetto di collaborazione con le realtà territoriali. L’idea di una scuola aperta al territorio, che diviene sistema educativo in un ambiente sociale di appartenenza.
Questo progetto si pone come obiettivo quello di creare degli spazi sicuri e di crescita per bambini e ragazzi. Tali spazi, radicati nei territori di appartenenza (municipi), devono fungere da incubatori culturali integrando la funzione formativa della scuola. L’esigenza di fondo è quella di educare i giovani ad una forma di cittadinanza attiva e responsabile. Rafforzando la collaborazione tra scuola, famiglie, istituzioni territoriali e associazionismo civico questo progetto intende diffondere una cultura extra scolastica, basata sull’insegnamento dell’educazione civica approfondendo temi come il decoro urbano, la legalità, il rispetto e la sostenibilità ambientale, la cura del territorio e la salvaguardia dei beni artistici e archeologici. Attraverso l’organizzazione di attività ludico, sociali e culturali la comunità educante si propone di preparare i bambini e i ragazzi al rispetto delle regole di condotta per vivere in una comunità. Aiuta bambini e ragazzi a comprendere gli altri e il mondo in senso più ampio.

7. La Scuola incontra il Teatro e la Musica

La Musica e il Teatro sono due rami dell’universo del sapere che concorrono allo sviluppo globale dell’individuo. La musica è una formidabile sintesi tra creatività e rigore logico-matematico. Permette e facilita lo sviluppo cognitivo dell’alunno, il pensiero inferenziale, la capacità analitica, il ragionamento logico, l’immaginazione e la fantasia, il senso estetico e il gusto estetico. La musica in quanto linguaggio non verbale, facilita lo sviluppo cognitivo, aiuta ad esprimere le proprie emozioni superando la timidezza in quanto mediate nella loro esternazione dallo strumento o dalla voce del canto. Il Teatro esercita e allena il ragazzo ad entrare in contatto profondo con le proprie pulsioni emotive, riconoscerle e saperle veicolare, controllare, comunicare. Il teatro è un preziosissimo strumento pratico di conoscenza del sé.
Inoltre musica e teatro:
• sviluppano nella persona senso di appartenenza a una comunità (da cui si declinano la coesione sociale, l’integrazione, l’interazione tra mentalità o culture diverse, la cooperazione, la socializzazione, e la partecipazione).
• Incidono sullo sviluppo psicomotorio, la coordinazione e l’autodisciplina: coordinazione corpo-voce (gestualità-produzione del suono),
• Migliorano la comunicazione con “gli altri” sotto l’aspetto affettivo-emotivo (attraverso l’apprendimento di un linguaggio nuovo che è la lettura della musica e la sua riproduzione, oppure tramite la riproposizione a memoria delle battute di un personaggio) perché spinge l’alunno a trovare il modo per esprimere emozioni e stati d’animo attraverso un linguaggio non-verbale (nel caso della musica) e un linguaggio verbale traslato (non proprio, ma di altri, nel caso del personaggio interpretato a teatro).
• Aumentano il senso di appartenenza alla propria cultura e predispongono all’apertura verso l’interazione e la conoscenza di culture diverse.
Quello che ci proponiamo di fare è creare una sinergia tra scuola e teatri di quartiere per dare la possibilità agli studenti di assistere agli spettacoli in orario scolastico ed inserire tra le attività extracurriculari corsi di recitazione e di musica. L’obiettivo è quello di sviluppare:
1) La fruizione consapevole nell’ascolto di un evento musicale e nella visione di uno spettacolo teatrale.
2) La produzione espressivo-creativa imparando a suonare uno strumento, educando la voce al canto, componendo musica, imparando a recitare.
Creando una programmazione, in sinergia con le associazioni culturali del territorio, per far esibire ragazze e ragazzi al di fuori del contesto scolastico, nelle piazze della città, nei teatri di quartiere o negli immobili pubblici riqualificati ed adibiti a spazi di promozione culturale.

11) POLITICHE ABITATIVE

Roma Capitale sta vivendo da tempo una situazione di grave emergenza abitativa con conseguenze come il fenomeno delle occupazioni senza titolo di immobili pubblici e privati, l’incremento di provvedimenti di sfratto per morosità, l’aumento di baraccopoli e insediamenti provvisori, il tutto a causa di un aumento generalizzato del disagio sociale a causa di processi di impoverimento delle famiglie e il conseguente aumento della domanda abitativa.
Le politiche fin qui attuate si sono rilevate inefficaci se si pensa che sono ca. 13.000 le famiglie in attesa di casa popolare e che in un anno non vengono assegnate più di 450 case a fronte di ca. 2000 nuove richieste.
Su 74.000 case popolari, il Comune di Roma ne gestisce direttamente 28.000. Uno dei problemi più sentiti è l’attesa di assegnazione della casa per i nuclei famigliari piccoli a causa della scarsità di alloggi di dimensioni ridotte. Tra i primi 1500 in graduatoria ca. 960 sono persone sole, in prevalenza anziani che si vedono scavalcati nell’assegnazione dell’alloggio dai nuclei più numerosi.
I residence per l’accoglienza alloggiativa temporanea dedicati ai nuclei più fragili sono in chiusura, il buono casa erogato per facilitare il reperimento di immobili nel libero mercato non ha dato i risultati sperati, il contributo all’affitto erogato dai Municipi si basa su una delibera obsoleta (163/98) che non tiene conto delle nuove povertà e il contributo introdotto con la delibera 169 del 2019 e stanziato dal Comune non è sufficiente per coprire l’intero costo di un canone di mercato.
La graduatoria per l’assegnazione della casa popolare è in continuo aggiornamento e non essendo previsti punteggi aggiuntivi per gli anni di permanenza in graduatoria questo determina un trattamento discriminatorio nei confronti di quei nuclei che attendono l’assegnazione da anni e si vedono scavalcati da nuovi richiedenti che hanno un punteggio maggiore.
Ulteriore criticità viene determinata dal fatto che l’unico modo di accesso alla casa popolare è tramite graduatoria (bandi 2000 e 2012), i nuclei familiari che per un qualsivoglia motivo non vi possano accedere ma si trovano comunque in difficoltà economiche ed alloggiative vengono tagliate fuori dalle politiche abitative comunali. Inoltre, sono ca. 8000 le case popolari occupate senza titolo.
L’unica azione portata avanti da Roma Capitale in ambito di politiche abitative in questi anni è stata quella di procedere alla liberazione degli alloggi occupati abusivamente per poi riassegnarli agli aventi diritto. Questa politica si è rivelata disfunzionale alla soluzione del problema non solo per le lungaggini burocratiche per gli sgomberi e le riassegnazioni ma perché spesso le persone che occupano senza titolo gli alloggi si trovano in gravi difficoltà economico/sociali e una volta allontanate dagli immobili popolari comunque ricadono nei percorsi di assistenza sociale del Comune. L’accesso alla casa popolare attraverso bando non soddisfa tutte le esigenze abitative dei cittadini romani, è pertanto fondamentale il reperimento di alloggi non destinati alle graduatorie dei bandi 2000 e 2012 da destinare alle fragilità non rientranti nella graduatoria stessa attraverso l’attivazione di nuove procedure da definirsi con regolamenti dedicati. La gravità della situazione abitativa della capitale ha raggiunto un livello tale da richiedere un approccio più risolutivo e multidimensionale. Serve avviare politiche volte al reperimento di nuovi immobili o alla riqualificazione degli esistenti attraverso le seguenti azioni:
1) Aumentare il patrimonio immobiliare per l’assegnazione della casa ai cittadini inseriti in graduatoria.
2) Altre tipologie di sostegno abitativo per i cittadini con fragilità economica/sociale/abitativa senza requisiti minimi per l’accesso in graduatoria per la casa popolare.
3) Progetto di smart village per giovani dai 18 ai 30 anni.

E’, inoltre, indispensabile rivedere i criteri di assegnazione di alloggio popolare e ridurre i tempi di lavorazione delle domande.

1. Aumentare il patrimonio immobiliare per l’assegnazione della casa ai cittadini inseriti in graduatoria

L’attuale patrimonio ERP del Comune di Roma è insufficiente per il soddisfacimento della crescente richiesta abitativa della Capitale.
Priorità è, dunque, quella di aumentare il numero di immobili da destinare alle famiglie in attesa di assegnazione di casa popolare.
A tal fine, le azioni da intraprendere sono:

• Censimento degli alloggi popolari esistenti al fine di far emergere quelli non utilizzati e quelli occupati senza titolo. Bisogna prevedere investimenti dedicati agli interventi manutentivi volti alla riqualificazione degli immobili non utilizzati così da poterli assegnare in tempi brevi. Per ciò che concerne gli immobili occupati senza titolo si dovrà procedere alla liberazione immediata di quelli occupati da persone con reddito sufficiente per poter accedere al libero mercato. Nei casi di occupazioni senza titolo di nuclei con fragilità economica/sociale si dovrà necessariamente fornire un’alternativa abitativa dignitosa prima della liberazione dell’immobile o procedere alla regolarizzazione.
• Censimento del patrimonio immobiliare pubblico, anche con destinazione d’uso diversa da quella residenziale, da poter riqualificare e trasformare in alloggi popolari di ridotte dimensioni per piccoli nuclei familiari.
• Avviare tavoli con Enti Pubblici per l’acquisizione degli immobili residenziali vuoti in dismissione a prezzi calmierati e prevedere il frazionamento di quelli più grandi.
• Acquisizione a patrimonio indisponibile di parte degli immobili residenziali vuoti dei piani di zona decaduti.
• Valutare la fattibilità di assegnazione di alloggi popolari in co-housing per nuclei familiari singoli, anziani, disabili, padri separati, madri sole con figli.
• Immissione in possesso di immobili residenziali confiscati, anche se presentano abusi edilizi, da rendere disponibili per lo scorrimento della graduatoria per l’assegnazione di casa popolare.
• Avviso per l’acquisto dell’invenduto residenziale privato da immettere nel patrimonio indisponibile del Comune di Roma.
• Dismissione degli alloggi popolari situati fuori Comune a favore dei legittimi assegnatari o propri familiari che ne facciano richiesta, così da poter reinvestire gli introiti sull’acquisto di nuovi immobili.
• Realizzazione di nuovi alloggi popolari.

2. Altre tipologie di sostegno abitativo per i cittadini con fragilità economico/sociale/abitativa senza requisiti minimi per l’accesso in graduatoria per la casa popolare

Tra le persone con disagio abitativo ci sono anche coloro che non possiedono i requisiti per l’assegnazione di un alloggio popolare perché possiedono un reddito leggermente superiore a quello previsto per l’inserimento in graduatoria o perché hanno subito denunce per l’occupazione abusiva di immobili pubblici o per altre svariate motivazioni.
Sono persone o nuclei familiari fragili che comunque necessitano di sostegno alloggiativo da parte del Comune.
Primo passaggio fondamentale è quello di dotare Roma Capitale di un regolamento idoneo, predisporre la relativa graduatoria e prevedere l’acquisizione a patrimonio di immobili residenziali destinati alla gestione di tale tipologia di disagio abitativo.
Tra le azioni possibili per il reperimento di immobili ci sono:

• Acquisizione a patrimonio disponibile di parte degli immobili residenziali vuoti dei piani di zona decaduti da affittare o vendere a prezzi calmierati.
• Soluzioni abitative di co-housing per nuclei familiari singoli, anziani, disabili, padri separati, madri sole con figli attraverso l’immissione in uso di immobili confiscati o sequestrati o con condivisione affitto sul libero mercato con mediazione di associazioni del terzo settore del territorio.
• Aggiornamento della delibera 163/98 così da permettere l’erogazione del contributo all’affitto anche alle povertà emergenti.
• Stanziamento di maggiori fondi per contributo all’affitto per la 163/98 e per la 169 del 2019.
• Mappatura appartamenti non utilizzati destinati all’housing sociale.
• Per i nuovi permessi a costruire per nuovi insediamenti abitativi prevedere la riserva di una percentuale da destinare alla vendita a prezzi calmierati per le famiglie con un isee basso e determinati requisiti.

3. Progetto di smart village per giovani dai 18 ai 30 anni

Per agevolare l’emancipazione dalla famiglia d’origine dei giovani dai 18 ai 30 anni, con basso reddito, si propone un progetto abitativo temporaneo con affitto calmierato svincolato dal percorso di assegnazione di casa popolare. In particolare, si intende proporre la realizzazione di un prototipo di “smart social village”. L’idea è quella di creare nelle zone periferiche della città, che però abbiano dei poli attrattivi importanti nei quali vi sia un flusso dinamico di persone, come ospedali e università, dei poli abitativi composti di piccole realtà quali tiny house prefabbricate. Le unità abitative si differenzieranno per tipologia andando a creare 3 diverse strutture di base: per una singola persona, per due persone o per 4 persone. Queste unità andranno a formare un vero e proprio villaggio all’interno del quale inserire anche una serie di servizi base, tutti ad alta coesione sociale. Tra i servizi principali ci devono essere facilità di accesso ai mezzi pubblici locali, l’introduzione o potenziamento delle piste ciclabili e dei servizi di noleggio di bici e monopattini, servizi di car sharing, la realizzazione di centri ricreativi per bimbi, centri di aggregazione socio-culturale intergenerazionali, laddove possibile si potrebbero prevedere spazi per l’erogazione di servizi comunali. Una percentuale di alloggi potrà essere destinato a famigliari di persone non residenti ricoverate nei centri ospedalieri cittadini o a persone non residenti che debbono fruire dei servizi ospedalieri cittadini per lunghi periodi, a studenti fuori sede con isee familiare basso e a lavoratori fuori sede, sempre con reddito basso, in cerca di una prima realtà abitativa. L’idea è quindi quella di creare una struttura altamente dinamica nella quale sia possibile ospitare persone con necessità concrete ed emergenti. La modalità di assegnazione degli alloggi e la gestione degli smart village verrà definitiva con apposito regolamento comunale.

12) SPORT

Se fino alla metà degli anni settanta il paradigma di sport era quasi totalmente rappresentato dallo “sport di prestazione”, organizzato e regolamentato dal CONI e dalle sue Federazioni, oggi si sta progressivamente affermando un concetto di “sport per tutti” non più diretto alla sola valorizzazione delle attitudini psicofisiche per l’agonismo ma come diritto di tutti alla pratica sportiva per la tutela della salute psico-fisica dell’individuo ed a favore della costruzione di una più forte, sana, giusta e rispettosa comunità sociale.
La competizione che dalla pratica dello sport scaturisce può infatti rappresentare anche un fattore fondamentale di valorizzazione e promozione territoriale sia sotto il profilo socio-culturale sia economico-lavorativo per i suoi abitanti. La pratica dell’attività sportiva rappresenta quindi un canale formativo, di inclusione sociale, di sviluppo economico-lavorativo e di miglioramento della salute e del benessere di una comunità in genere, potendo influenzare in modo rilevante il livello di qualità della vita raggiunto nel territorio.
Fatta questa breve premessa, la funzione del Comune dovrebbe essere proprio quella di assolvere principalmente a questi ultimi aspetti, ossia promuovere lo Sport nella sua funzione sociale, culturale e formativa, come strumento di aggregazione, di miglioramento personale, di coesione ed inclusione, di promozione e valorizzazione territoriale, di coordinamento e di stimolo per lo sviluppo economico e lavorativo del settore, creando le condizioni affinché “chiunque” abbia l’intenzione di praticare attività fisico-sportive lo possa fare con un’offerta più diversificata possibile e in un ambiente organizzato e dinamico, con la possibilità di utilizzare strutture idonee in grado di valorizzare e di offrire opportunità non solo ai singoli sportivi, ma anche alle realtà associative dilettantistiche del territorio.
Pertanto, se da un lato lo sport agonistico continua ad essere gestito dal CONI, che lo disciplina con proprie specifiche normative e lo finanzia in parte con risorse dello Stato e in parte con il ricorso al mercato, dall’altro le Istituzioni pubbliche locali hanno invece un ruolo decisivo nello stimolare e sostenere l’attività sportiva organizzata prevalentemente su base volontaristica dalla rete dell’associazionismo sportivo dilettantistico.

L’azione politica istituzionale deve essere indirizzata verso le seguenti azioni:
1) Sport all’apertogratuito per tutti.
2) Lo Sport e i giovani.
3) Riqualificare e rifunzionalizzare l’impiantistica sportiva Comunale.
4) Roma Capitale come punto di riferimento per lo Sport.

1. Sport all’aperto gratuito per tutti

Lo Sport fa bene alla mente ed al fisico e stimola la creazione di una comunità più sana. La prima attività che Roma Capitale dovrà attuare sarà quella di cercare di garantire a tutti, nel rispetto della discrezionalità dei modi e tempi, la possibilità di praticare attività sportive. Roma Capitale è la città più verde d’Europa e gode di un patrimonio ambientale di grande qualità. Ville, parchi e aree verdi devono essere attrezzate per agevolare lo svolgimento dell’attività fisica all’aperto e gratuita. Potranno essere realizzati playground illuminati, videosorvegliati ed allestiti anche con campetti polivalenti e percorsi fitness o strutture per calisthenics outdoor. Per i più giovani o i più audaci è possibile realizzare percorsi parkour, skate park e strutture per il divertimento su ruote come ad esempio i “Pump Track”. Il Parco dovrà diventare un punto di riferimento per la pratica sportiva per la cittadinanza, un luogo aggregativo e di socializzazione per tutte le età.

2. Lo Sport e i giovani

Lo sport ricopre un ruolo determinante grazie alla sua funzione educativa in quanto attraverso la pratica sportiva è possibile apprendere valori fondamentali per la crescita personale e collettiva.
Oggi molti giovani vivono sentimenti di insicurezza, vulnerabilità e fragilità che possono essere superati attraverso lo sport, strumento di inclusione, aggregazione e partecipazione con un ruolo sociale fondamentale. Il senso comune di appartenenza e partecipazione possono favorire una maggiore coesione tra le parti sociali.
Tra i primi luoghi in cui i giovani approcciano allo Sport c’è sicuramente l’istituzione scolastica. E’ già qui che l’Ente Comunale dovrà stimolarne la pratica, organizzando, ad esempio, tornei studenteschi a livello cittadino (da svolgersi anche nei playground comunali e nelle piazze cittadine), nonché collaborare in modo molto più stringente con le associazioni sportive dilettantistiche del territorio, organizzando eventi sportivi rivolti ai giovani nelle strutture all’aperto e nelle Palestre scolastiche.
Nei percorsi di parkour, skate park e strutture di “Pump Track” o sugli sport meno conosciuti si possono prevedere corsi gratuiti, finanziati dal Comune, per i giovani che si vogliono avvicinare a queste nuove discipline sportive.

3. Riqualificare e rifunzionalizzare l’impiantistica sportiva Comunale

Oltre alle Palestre scolastiche in gestione ai Municipi, Roma Capitale possiede 167 impianti sportivi che vengono gestiti attraverso concessioni a soggetti privati a seguito di bandi pubblici.
Molte di queste strutture si trovano in precario stato manutentivo, con concessioni scadute o non in regola, non valorizzati come potrebbero ed alcuni addirittura in disuso da anni e quindi in completo stato di abbandono.
Tra le attività da programmare e realizzare nel settore dovrà essere previsto il miglioramento della qualità impiantistica e manutentiva del patrimonio sportivo comunale.
Tuttavia, non potendo procedere, nel breve/medio termine, ad una totale riqualificazione delle strutture esclusivamente attraverso l’utilizzo di fondi pubblici, risulterà necessario favorire il più possibile il parternariato pubblico privato, riducendo al minimo la burocrazia necessaria ad autorizzare investimenti privati su impianti pubblici.
Inoltre, accanto agli interventi strutturali, è necessario procedere ad un riordino e regolarizzazione delle concessioni, ricalibrando gli obiettivi politici da perseguire sulla base delle funzioni che l’Ente Comunale dovrà attuare in materia per come espresso in premessa.
In aggiunta, sempre sotto il profilo dell’impiantistica, importanti investimenti dovranno essere indirizzati verso le Palestre scolastiche, sia per la messa a norma sia a favore di una più importante riqualificazione e valorizzazione delle stesse. In quest’ultime dovrà essere potenziato il servizio territoriale, aumentando la collaborazione con le associazioni sportive dilettantistiche al fine di rendere più agevole e diffuso l’uso delle Palestre in concessione valorizzandone la funzione di inclusione sociale. Sotto questo profilo lo sport può svolgere un ruolo fondamentale contribuendo a diffondere la cultura del rispetto e della convivenza tra persone provenienti da realtà culturali diverse. Per facilitare l’accesso alla pratica sportiva delle fasce di popolazione più disgiate, l’amministrazione deve prevedere abbonamenti gratuiti nelle proprie strutture e la stipula di convenzioni con le associazioni sportive dilettantistiche del territorio. Incentivare il recupero delle strutture sportive in disuso soprattutto nei quartieri ad alto disagio sociale.

4. Roma Capitale come punto di riferimento per lo Sport

Il Comune di Roma deve essere protagonista anche nella promozione dello sport agonistico sotto tutti i punti di vista. L’amministrazione può incentivare gli investimenti per la realizzazione di nuovi impianti sportivi per lo svolgimento di eventi internazionali, recuperare e/o rifunzionalizzare quelli già esistenti (come ad esempio lo Stadio Flaminio) snellendo le attuali procedure amministrative. Per stimolare la pratica degli sport “cosiddetti” minori, in collaborazione con le relative federazioni, si possono prevedere investimenti pubblici per la realizzazione di palazzetti polivalenti di piccole e medie dimensioni, impianti indoor per sport rotellistici e impianti per discipline emergenti come il parkour.

13) POLITICHE GIOVANILI

I giovani rappresentano il punto di partenza della società che vogliamo costruire per il futuro. Rispettare e valorizzare le loro naturali attitudini e passioni, incanalandole in attività utili e socialmente positive che spingano verso un processo di responsabilizzazione, autonomia e maturazione intellettiva dei/delle ragazzi/e nel passaggio dalla loro età giovanile a quella adulta rappresenta uno degli obiettivi più ardui ed importanti da dover perseguire.
Oggi i giovani, oltre che nell’ambito familiare, dovrebbero trovare la loro principale formazione sociale e culturale nelle istituzioni, in primis in quella scolastica/universitaria. Tuttavia, queste ultime risultano troppo spesso “ingessate” rispetto ai repentini cambiamenti che la società odierna attraversa, nonché ancora eccessivamente basate su analisi quasi esclusivamente teoriche che non riescono a legarsi alle reali esigenze pratiche della società odierna e del mondo del lavoro. Il risultato è che troppo spesso i giovani concepiscono l’attività formativa scolastica/universitaria distante dalla realtà, troppo impegnativa e poco interessante, dirigendo la loro attenzione su quegli strumenti capaci di “agevolare” loro la conoscenza del mondo e che finiscono nei fatti a sostituirsi ai classici attori formativi (famiglia e scuola). L’esempio emblematico è rappresentato dai social media che, basati su meccanismi sempre più indirizzati al marketing psicologico sociale e strutturati su tecniche che mirano a prevedere e controllare i comportamenti degli utenti attraverso la scelta degli input informativi da veicolare e la costruzione di zone di confort psicologiche basate su stimoli emotivi da cui risulta difficile distanziarsi, spingono verso una riduzione delle capacità di critica e di ragionamento, di autonomia decisionale e di accrescimento culturale, contribuendo a fornire un’ immagine della realtà funzionale agli obiettivi del momento da raggiungere. Il risultato sui nostri giovani è una spinta verso una maggiore superficialità valoriale che porta ad un isolamento di fatto, insoddisfazione e una mancanza di fiducia in se stessi, nonché verso un’ incapacità ad affrontare e risolvere situazioni complesse con maturità e responsabilità.
L’istituzione comunale, insieme alle altre istituzioni, dovrebbe riacquisire un ruolo più centrale nella formazione giovanile, contribuendo a diffondere concetti sani e socialmente positivi, riaffermando la scala dei valori di una società e stimolando attività formative percepite interessanti attraverso la riduzione del vuoto rappresentato dall’incapacità di legare teoria ed esigenze pragmatiche e reali del momento.Fino ad oggi, il Comune raramente ha attuato politiche giovanili ad ampio spettro e con una visione chiara, limitandosi a realizzare attività casuali, senza alcuna organicità o addirittura nascondendosi dietro a fantomatiche politiche giovanili che celavano al contrario una mera funzione di calcolo elettorale.
Occorre cambiare passo e comprendere che le politiche giovanili debbono necessariamente assolvere ad una alta funzione formativa collegata indissolubilmente al territorio e alle realtà socio-economiche esistenti, nel rispetto delle capacità, delle naturali attitudini e passioni dei ragazzi e delle ragazze. La prima difficoltà da affrontare nelle politiche giovanili è saper comunicare con i giovani. Essi rappresentano una vera e propria categoria a se stante con usi, consuetudini e linguaggi, sebbene in continua evoluzione, molto specifici. Per poter dialogare con loro occorre quindi che l’Istituzione non solo sia ma anche che venga percepita dai giovani come interessante e utile.
Fatta questa breve premessa, le politiche giovanili da attuare dovranno quindi far leva su tre aspetti principali che fungano da catalizzatori delle attenzioni giovanili: Divertimento, Aggregazione e Opportunità lavorativa. Le azioni da intraprendere saranno:
1) Il Divertimento come mezzo per diffondere valori socialmente positivi.
2) Il Patrimonio immobiliare in disuso come spazio destinato ad attività per i giovani.
3) Formazione e Opportunità lavorative.

1. Il Divertimento come mezzo per diffondere valori socialmente positivi

E’ innegabile che la più importante tra le attività da valorizzare in ambito di politiche giovanili è lo Sport. Quest’ultimo valorizza il merito, insegna l’importanza del lavoro di squadra, stimola le relazioni sociali cancellando le diversità, educa all’impegno per il raggiungimento di un obiettivo, rispetta e valorizza le diverse attitudini e le passioni di ognuno, instaura un legame con il territorio creando un sano senso di appartenenza, incentiva la sana competizione e spinge al miglioramento personale e di gruppo. Oltre a questo lo sport può unire, insegnando l’importanza dell’aiuto al più debole o al meno fortunato, risulta essere tra le più importanti politiche dell’integrazione e in ultimo, ma non meno importante, lo sport fa bene alla salute, al fisico e alla mente, e contribuisce di conseguenza a creare una comunità più sana. Le politiche sullo sport da attuare vengono trattate nel settore del programma ad esso dedicato.
Altre attività basate sul divertimento possono essere utilizzate come mezzo per diffondere valori socialmente positivi, possono essere creati eventi ludici e ricreativi continuativi e/o saltuari che associno a soddisfazioni personali o di gruppo finalità di valore sociale, civico e culturale. Ricorrenze storiche, eventi che valorizzano le specifiche caratteristiche di ciascun territorio o attività legate alla cultura in genere o alle arti performative sono anch’esse molto importanti e facilmente possono essere utilizzate per diffondere sani e positivi valori per la comunità, inserendoli in attività di divertimento. Ad esempio la musica e il teatro sono due rami dell’universo del sapere che concorrono allo sviluppo globale dell’individuo. La musica in quanto linguaggio non verbale, facilita lo sviluppo cognitivo, aiuta ad esprimere le proprie emozioni superando la timidezza in quanto mediate nella loro esternazione dallo strumento o dalla voce del canto. Il Teatro esercita e allena all’esercizio e alla pratica di processi metacognitivi. In altri termini, consente di entrare in contatto profondo con le proprie pulsioni emotive, imparando a riconoscerle, controllarle e a comunicarle. Il teatro è un preziosissimo strumento pratico di conoscenza del sé. Per sensibilizzare i giovani alla pratica musicale e teatrale si devono attivare dei percorsi formativi scolastici ad hoc.

2. Il Patrimonio immobiliare in disuso come spazio destinato ad attività per i giovani

Un’altra attitudine spiccata nei giovani è la loro propensione ad aggregarsi e socializzare. Garantire loro dei luoghi sicuri, organizzati così da stimolare l’interazione, la socialità e la reciproca collaborazione attraverso attività che abbiano finalità sociali, culturali e civiche risulta essere molto importante. E’ indispensabile riqualificare il patrimonio immobiliare in disuso per creare centri di aggregazione giovanili, sale studio, luoghi dove poter organizzare incontri su tematiche di interesse giovanile quali il body shaming, il bullismo, l’indifferenza diffusa e l’autoisolamento; è fondamentale individuare spazi di confronto intergenerazionale dove giovani e meno giovani si possono scambiare esperienze e si possono confrontare su varie tematiche. La valorizzazione dei mercati rionali che diventano luoghi di aggregazione socio-culturale possono essere spazi di attrazione per le giovani generazioni, col duplice obiettivo di rilancio del settore e di ampliamento dell’offerta di luoghi di incontro per il tempo libero. Anche l’apertura delle scuole al territorio può essere uno strumento utile per fornire spazi di incontro in quartieri privi di luoghi di aggregazione.

3. Formazione e Opportunità lavorative

Un altro aspetto centrale delle politiche giovanili riguarda la formazione e le opportunità lavorative per i giovani. La sfida più rilevante da affrontare è rappresentata dall’intenzione di ridurre drasticamente la distanza che intercorre tra teoria e pratica, ossia, nei fatti, tra formazione e attività lavorativa.
Per ciò che concerne la formazione, Roma Capitale può contare sulle proprie scuole di Arti e Mestieri e sui suoi Centri di formazione Professionale. Tuttavia, negli ultimi 10 anni le politiche Comunali hanno visto via via ridurre l’attenzione sull’argomento, abbandonando alla mera sopravvivenza le sue attività.
In linea generale occorre riattivare l’aspetto formativo fornito da Roma Capitale, ristrutturando i corsi e collegandoli alle reali esigenze delle realtà imprenditoriali del territorio. Le politiche giovanili sull’argomento dovranno prevedere quindi una maggiore interazione tra formazione e attività lavorativa attraverso almeno quattro tipologie di intervento:
1) Accordi tra Università/scuole di specializzazione e Roma Capitale per consentire agli studenti di poter mettere in pratica le conoscenze acquisite tramite tirocini nell’Amministrazione Capitolina con possibilità di incarichi retribuiti alla fine del periodo di pratica.

2) Elaborare, all’interno delle scuole di formazione capitoline, corsi in base alle richieste delle realtà produttive del territorio, di modo che al termine della formazione si possano registrare tassi di assunzione molto elevati. Oltre a ciò occorre instaurare una collaborazione con i Centri Orientamento Lavoro e Centri per l’ Impiego per incentivare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro a livello municipale. In tal modo la formazione a carico delle strutture comunali assolve la duplice funzione di portare dei vantaggi sia agli studenti che alle realtà produttive.

3) Destinare beni confiscati e patrimonio immobiliare capitolino in disuso a progetti lavorativi per i giovani. Oltre a progetti specifici e a corsi di formazione base (come percorsi di educazione finanziaria) e specialistici, gli immobili potranno essere utilizzati anche per la creazione di spazi di coworking e progetti ad alto contenuto tecnologico.

Politiche sociali

14) POLITICHE SOCIALI

I Servizi Sociali rappresentano lo snodo sinergico e l’interfaccia tra i cittadini e il sistema di interventi messi in campo per prevenire e rimuovere le cause di ordine sociale, economico e relazionale che possano generare situazioni di bisogno o emarginazione favorendo l’attivazione di interventi per garantire la protezione, l’assistenza, la cura e l’attuazione di azioni integrate con le istituzioni territoriali finalizzate alla tutela delle persone fragili e delle loro famiglie attraverso percorsi di recupero che favoriscano l’autonomia e la partecipazione attiva dell’utente al percorso di cambiamento.
Roma nella sua complessità racchiude tante realtà diverse, è pertanto fondamentale, nella programmazione delle politiche sociali, tener conto delle disuguaglianze sociali ed economiche che ci sono tra i vari municipi. Per un approccio che tenga conto dei bisogni di tutte le cittadine e dei cittadini si deve partire da un presupposto importante, che è quello del decentramento amministrativo nella gestione delle risorse anche economiche e bisogna migliorare i servizi rendendoli maggiormente efficienti nell’ottica della compartecipazione. I Servizi forniti dal Comune di Roma, in tutti gli ambiti, dovranno essere resi più efficienti e proporzionati ai livelli reddituali degli utenti per porre rimedio alle sperequazioni che spesso si osservano. In un’ottica di nuova gestione dei servizi sociali, per efficentare le prestazioni ed ampliare l’offerta è importante coinvolgere e valorizzare il ruolo delle partecipate di Roma Capitale che si occupano del settore. L’attuazione di interventi a sostegno delle nuove e vecchie povertà, la realizzazione di una rete operativa tra i servizi territoriali finalizzati all’inclusione lavorativa e sociale, rappresentano presupposti fondamentali che permettono di lavorare su una prospettiva non più meramente assistenzialistica, ma indirizzata verso percorsi di autonomia. La creazione di un network tra istituzioni, privato sociale, terzo settore e parrocchie è indispensabile per poter mettere a sistema le risorse di ognuno, intercettare il maggior numero di persone che necessitano di sostegno sociale e programmare interventi coordinati così da poter aumentare l’offerta di sostegni a disposizione della popolazione fragile. Sicuramente sarà indispensabile stanziare maggiori fondi in bilancio per l’erogazione dei servizi sociali così da permettere lo scorrimento delle liste d’attesa e da agevolare l’attivazione di nuove progettualità. Le azioni da intraprendere sono principalmente rivolte a:
1) Integrazione socio-sanitaria
2) Persone adulte
3) Persone con disabilità
4) Persone di minore età
5) Persone Anziane
6) Una Roma inclusiva ed accogliente

1. Integrazione socio-sanitaria

Il sistema sociale ed il sistema sanitario, pur avendo intrapreso percorsi diversi e sperimentato fasi storiche non sovrapponibili, nascono e si sviluppano all’interno di una medesima prospettiva, vale a dire l’assunzione, da parte dell’intera collettività, della tutela del singolo individuo sancita nella Carta costituzionale. L’integrazione sociosanitaria presuppone la collaborazione tra Roma Capitale e Distretti Sanitari e prevede un approccio multidimensionale nella valutazione delle persone che necessitano sia di assistenza sanitaria che di azioni di sostegno sociale. L’obiettivo è quello di realizzare almeno un PUA (Punto Unico di Accesso) per Municipio per garantire la presa in carico integrata degli utenti così da fornire un servizio sempre più rispondente alle esigenze delle cittadine e dei cittadini.

2. Persone Adulte

La crisi economica, pre e post pandemica, la disoccupazione e la precarizzazione del lavoro hanno esposto sempre più persone ad una condizione di vulnerabilità e povertà. Anche il numero di coloro che un tempo erano identificati come appartenenti al ceto medio e che oggi sono spinti sempre di più ai margini è in continua crescita. Il disagio socio economico insieme alla deprivazione culturale hanno generato sacche di invisibili ed emarginati, ai quali i servizi sociali della Capitale devono poter fornire risposte concrete e immediate. Tra i principali problemi rilevati in questa fascia di età sono la mancanza di lavoro e, di conseguenza, l’impossibilità di possedere una casa di proprietà o in locazione.
E’, pertanto, fondamentale attuare interventi a sostegno delle nuove e vecchie povertà attraverso:
• L’istituzione, in ogni Municipio, di un Tavolo tecnico permanente per l’orientamento, la formazione e l’inserimento al lavoro che funga da cabina di regia e metta in rete centri per l’impiego, centri orientamento lavoro, associazioni di categoria, aziende, scuole, etc., per facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.
• La creazione di nuove borse lavoro funzionali all’integrazione lavorativa. Sarà possibile farlo solo creando una stretta collaborazione tra attività produttive del territorio e Municipio.
• Le modifiche funzionali alle delibere 154/97 (contributo economico alle famiglie in difficoltà) e 163/98 (sostegno all’affitto) in modo da adattarle alle esigenze delle nuove povertà che non vengono contemplate negli attuali dispositivi.
• Il superamento della prospettiva esclusivamente assistenzialistica dei servizi sociali che devono, invece, promuovere azioni volte al recupero dell’autonomia dell’individuo in ambito economico e sociale. Bisogna lavorare su progetti che incentivino l’empowerment delle cittadine e dei cittadini che si rivolgono ai servizi sociali e che dovrebbero essere coadiuvati da psicologhe/psicologi e/o psicoterapeuti per un accurato lavoro di equipe.
• Occorre realizzare progetti a sostegno dei padri separati e delle madri sole con figli che si trovino in condizioni fragili sotto il profilo economico e sociale.

3. Persone con Disabilità

La centralità dell’individuo e suoi bisogni devono essere al centro delle azioni politiche sulla disabilità. Le persone disabili e le loro famiglie devono poter scegliere il tipo di assistenza da richiedere e devono essere parti attive dei processi di cambiamento e di miglioramento dei servizi sociali e dei servizi socio-sanitari integrati. Obiettivo degli interventi è quello finalizzato al mantenimento e allo sviluppo dell’autosufficienza, dell’autonomia e dell’inclusione sociale della persona con disabilità e di sostegno e sollievo al nucleo famigliare.
Fondamentale è il lavoro portato avanti dalle Consulte Cittadina e Municipali sulla disabilità, luogo dove si sviluppano proposte per il miglioramento dei servizi e dove si monitorano la qualità e l’efficienza dei servizi in essere.
Devono essere implementate le attività di gruppo per le persone con disabilità medio-bassa così da ridurre al minimo gli interventi domiciliari “uno a uno” mentre è fondamentale garantire il numero di ore di assistenza domiciliare congruo per le disabilità gravissime.
E’ indispensabile realizzare progetti sociali per l’inclusione e la socializzazione delle persone maggiorenni affette da patologia psichiatrica grave, in particolar modo per le persone affette da autismo per le quali, oggi, non esistono progettualità dedicate.
Attraverso l’utilizzo dei beni confiscati devono essere realizzati progetti di coabitazione per agevolare percorsi di vita autonoma e promossi progetti per il “Dopo di Noi”, esigenza fortemente sentita dai familiari delle persone con disabilità.
I percorsi di autonomia e autosufficienza delle persone disabili passano anche attraverso importanti interventi di rimozione delle barriere architettoniche e favorendo l’accessibilità ai servizi pubblici. I strumenti informativi dell’amministrazione devono essere accessibili anche alle persone non vedenti o ipovedenti ed è indispensabile che negli uffici comunali aperti al pubblico sia garantita la presenza di personale esperto della Lingua dei Segni (LIS) per agevolare l’accesso ai sevizi alle persone sordomute. Per quanto riguarda il servizio OEPA (Operatore Educativo per l’Autonomia) a supporto delle bambine e bambini e ragazze e ragazzi con disabilità in età scolare, bisogna completare il percorso di internalizzazione del servizio così da garantire una migliore qualità dello stesso e una maggiore tutela lavorativa degli operatori.

4. Persone di minore età

Il contrasto alla povertà educativa e l’esclusione sociale delle bambine e dei bambini, delle ragazze e dei ragazzi, hanno un ruolo centrale, in un momento storico in cui l’emergenza sanitaria ha acuito le disuguaglianze, le fragilità e il divario socioeconomico.
A tal fine, si rende necessario realizzare progetti, anche sperimentali, che valorizzino lo sviluppo delle potenzialità fisiche, cognitive, emotive e sociali delle/ dei minori.
Stabilito che la famiglia funzionale è una risorsa, bisogna favorire progetti in grado di attuare modelli di benessere familiare basati sulla cura, la socializzazione, la prevenzione delle forme di istituzionalizzazione dei minorenni, l’educazione di bambine/i e giovani, anche con fragilità o appartenenti a fasce sociali svantaggiate nei propri contesti di vita.
Tutto ciò implica un rafforzamento del SISMIF (Servizio per il Sostegno dei Minori in Famiglia), un intervento domiciliare rivolto ai nuclei familiari con minori in difficoltà socio ambientale, allo scopo di consentire la permanenza del minore nella famiglia di origine, mirando ad un miglioramento del benessere dell’intera famiglia. L’obiettivo è quello di strutturare, attorno al minore in difficoltà, una proposta di interventi complementari a supporto anche delle competenze genitoriali della famiglia di provenienza. In quest’ottica si evidenzia l’importanza di creare Centri Famiglie in tutti i Municipi che siano di supporto ai neo-genitori e alle famiglie con difficoltà relazionale. Un aspetto prioritario è sicuramente quello della tempestività dell’intervento, che non può essere subordinato alle difficoltà burocratiche.
Risulta prioritario per evitare forme di disagio, emarginazione e atteggiamenti antisociali, realizzare interventi che favoriscano, attraverso un approccio organico multidisciplinare, la crescita individuale delle bambine e dei bambini e degli adolescenti, attraverso l’acquisizione di una maggiore conoscenza e gestione delle emozioni, della capacità di sviluppare resilienza, di maturare la consapevolezza di poter essere cittadine e cittadini attive/i.
Al fine di limitare il ricorso all’istituzionalizzazione del minore e promuovere e valorizzare l’affido familiare che è un istituto importantissimo, sia nella forma intra-familiare che etero-familiare, si propone l’internalizzazione del Servizio GIL, Gruppo Integrato di Lavoro, che si occupa della presa in carico di nuclei con minori sottoposti a provvedimento dell’Autorità Giudiziaria Minorile, per un migliore funzionamento del servizio.
Nell’ottica di una condivisione delle esperienze e di crescita personale sarebbe d’impulso realizzare in tutti i Municipi spazi intergenerazionali e polifunzionali dove sia favorita la condivisione e la collaborazione fra le generazioni.
La realizzazione di sportelli d’ascolto, anche online, in collaborazione con l’istituzione scolastica per le persone vittime di bullismo e cyberbullismo possono arginare gli effetti devastanti di questo fenomeno. E’ importante nominare il Garante per l’Infanzia e l’adolescenza che possa intraprendere un percorso di monitoraggio dei servizi rivolti ai/alle minori, garantendo protezione e tutela agli stessi e alle stesse.

5. Persone Anziane

Per una persona anziana nulla pesa di più della perdita del ruolo sociale e la solitudine che costituisce una delle cause principali di decadimento psicofisico. Per questo il primo obiettivo dell’amministrazione deve essere quello di garantire il mantenimento delle reti sociali e relazionali ed avviare progetti finalizzati al mantenimento del ruolo sociale dell’anziano. Gli anziani devono essere considerati una risorsa per la società, il creare progetti intergenerazionali anche in collaborazione con le scuole può rappresentare l’occasione per condividere le loro storie, competenza e conoscenze con le generazioni più giovani. Nel duplice vantaggio di far sentire l’anziano ancora parte integrante della società e fornire alle ragazze e ai ragazzi fondamentali insegnamenti di vita.Nella programmazione dei servizi sociali dedicati a questa fascia d’età bisogna essere attenti ad evitare il più possibile l’isolamento sociale proponendo progettualità di gruppo e facilitando il mantenimento dell’autonomia personale.
Sicuramente l’attività dei Centri Anziani è fondamentale come stimolo al mantenimento delle relazioni sociali ma, purtroppo, gli anziani più fragili spesso non frequentano queste strutture per la difficoltà nel raggiungerle o semplicemente perché ne ignorano l’esistenza. L’attenzione dell’amministrazione deve essere rivolta principalmente ad intercettare queste forme di fragilità estrema e per poterlo fare è importante la creazione di una rete tra istituzioni, privato sociale, privato convenzionato, imprese sociali del terzo settore e volontariato competente così da raggiungere e sostenere più persone possibili.
Per quanto possibile si deve evitare l’istituzionalizzazione degli anziani presso strutture dedicate. E’, pertanto, necessario promuovere progetti di cohousing o altre forme di convivenza assistita che permettono agli anziani di sperimentare l’esperienza di vita in comune con persone con le stesse difficoltà così da agevolare il mutuo aiuto e la condivisione delle spese di gestione della casa. Questo tipo di progettualità può essere d’aiuto per evitare l’isolamento sociale ma anche per ridurre le liste d’attesa dell’assistenza domiciliare spesso richiesta per svolgere le più banali attività della vita quotidiana.

6. Una Roma Inclusiva e Accogliente

La crisi economica, la disoccupazione, i conflitti e la disgregazione sociale hanno aumentato il disagio sociale creando sacche di fragilità che vivono ai margini della società con scarse possibilità di riscatto. A Roma, così come in tante grandi città, ci sono molte persone “invisibili”, senza casa, senza lavoro, escluse di fatto dal contesto sociale. Ci sono i migranti che senza un percorso serio di accoglienza spesso non hanno la capacità di trovarsi un lavoro e una casa in modo autonomo e si ritrovano a fare piccoli lavori in “nero” e a vivere in occupazioni abusive e in insediamenti di fortuna. I senza fissa dimora che vivono ai margini, spesso con patologie psichiatriche e dipendenze da alcool e droghe. I “Rom” relegati in campi fatiscenti, in condizioni igienico-sanitarie pessime e con lavori precari. Gli ex detenuti che una volta scontata la pena con molta difficoltà riescono a reinserirsi in società e nel contesto lavorativo.
Queste persone vivendo in situazioni precarie di fragilità e marginalità sociale possono essere facile preda della criminalità. Roma, come città accogliente ed inclusiva non può che attuare politiche di inclusione sociale volte a facilitare l’accesso nel mondo del lavoro, a garantire una casa e il diritto allo studio per i minori.

Migranti
Il Comune può contribuire al percorso di inclusione facilitando l’accesso ai servizi e dando supporto per il superamento delle barriere linguistiche e culturali. E’ importante informare i cittadini extracomunitari sulle opportunità e sul funzionamento del sistema dei servizi sociali. Mettere a disposizione la figura del mediatore culturale negli uffici aperti al pubblico (servizi sociali, demografici, uffici relazioni con il pubblico, uffici scolastici e tecnici). Creare sportelli informativi e di orientamento per i cittadini stranieri.
E’ indispensabile creare una rete di accoglienza e inclusione con associazioni di volontariato e terzo settore così da coordinare gli interventi e i servizi offerti ai cittadini stranieri e limitare il rischio di marginalizzazione delle persone. I cittadini stranieri possono, come gli altri, avere accesso ai sostegni economici erogati dal municipio previo la predisposizione a cura dei servizi sociali di un progetto sociale individuale e al sostegno all’affitto. Oltre naturalmente a poter accedere al reddito di cittadinanza laddove abbiano i requisiti previsti per legge. In collaborazione con le strutture competenti è possibile organizzare corsi di lingua italiana e corsi di formazione professionale. Possono accedere al servizio di borse lavoro erogato dai Municipi.

Senza Fissa Dimora
Nell’affrontare questa problematica è necessario passare da un approccio legato all’emergenza (piano freddo/caldo) ad azioni strutturate volte alla presa in carico e al potenziamento delle capacità della persona con l’obiettivo del recupero di una residenza stabile e di un’autonomia economica attraverso percorsi di reinserimento lavorativo. La creazione di una rete tra Istituzioni, associazioni di volontariato e privato sociale è fondamentale per realizzare un sistema di sostegno e supporto per le persone che si trovano in una condizione di grave marginalità e per fornire interventi personalizzati che vanno dall’iniziale presa in carico volta innanzitutto a togliere la persona dalla strada fino alle progettualità di accompagnamento ad un progressivo reinserimento sociale, abitativo e lavorativo. Serve potenziare il servizio di segretariato sociale prevedendo uno sportello rivolto alle persone senza dimora e, attraverso l’utilizzo dei beni confiscati, avviare la sperimentazione “housing first”. Un progetto che prevede l’accesso della persona senza fissa dimora direttamente in un appartamento autonomo “senza passare dal dormitorio” supportato da una equipe di operatori sociali a domicilio. L’obiettivo è quello di ridurre il danno e mettere la persona nelle condizioni ottimali per recuperare le capacità e l’autonomia per il reinserimento sociale.

ROM
Le politiche dei “campi Rom” degli ultimi 25 anni hanno prodotto solo emarginazione, impedendo di fatto percorsi di inclusione. I Rom sono stati sempre considerati un popolo a parte incapace di integrarsi con gli altri, questo stereotipo ha finito per influenzare le scelte della politica al riguardo. Scelte che fino ad oggi si sono rivelate fallimentari. Con la politica dei campi organizzati su base etnica non solo non si sono risolti i problemi abitativi, lavorativi e di inclusione dei Rom ma si sono spesi moltissimi soldi pubblici che in alcuni casi sono finiti anche in tasca alla malavita.
Solo superando questi stereotipi e affrontando il problema “Rom” da un punto di vista completamente differente da quanto fatto fino ad oggi e cioè inserendolo nel più ampio contesto delle politiche abitative e del lavoro, al pari degli altri cittadini che si trovano nelle medesime condizioni, riusciremo finalmente a risolvere la questione.

Detenuti
Per garantire il reinserimento sociale e lavorativo degli ex detenuti si deve intervenire già dalla fase di detenzione in cui la figura del Garante delle persone private della libertà personale, il cui lavoro va sicuramente supportato e rafforzato, serve per migliorare le condizioni igienico-sanitarie nelle strutture carcerarie, incrementare le opportunità culturali e di incontro con la società esterna nello sforzo costante di voler creare opportunità di lavoro dentro e fuori il carcere.
La sottoscrizione di specifici accordi tra Roma Capitale e Ministero della Giustizia per Lavori di pubblica utilità, uniti al coinvolgimento dei detenuti degli Istituti penitenziari, possono favorire il reinserimento socio lavorativo dei soggetti in espiazione di pena.
Tenendo conto delle specifiche professionalità e attitudini lavorative, si dovranno attivare tirocini lavorativi dopo un percorso di formazione preventivo, volto anche a promuovere la sensibilizzazione al rispetto del bene comune, alla legalità, all’osservanza delle regole e delle norme, come elementi principali per il percorso di reintegrazione del detenuto. In questo modo si restituisce valore alla Città e al contempo si contribuisce a garantire maggiore sicurezza favorendo il percorso di reintegro lavorativo, contribuendo non solo alla sua formazione, ma anche a fornire un servizio di pubblica utilità che serva a sviluppare interventi straordinari di manutenzione e pulizia della città. L’inserimento lavorativo attraverso progetti di pubblica utilità contribuisce a dare speranza per la costruzione di una nuova vita fuori dal carcere svolgendo un ruolo importante per la rieducazione e per il reintegro sociale del detenuto.

Parità di genere

15) PARITA’ DI GENERE E DIRITTI CIVILI

Nonostante sia stato fatto molto in tema di parità di genere, i dati statistici dimostrano quanto le donne siano ancora lontane dalla concreta eliminazione di ogni forma di disparità e quanto sia ancora distante quel cambiamento culturale necessario, affinché anche alla donna sia attribuito un ruolo non subalterno nell’organizzazione economica, politica e sociale del Paese. Purtroppo, ancora molti sono gli stereotipi culturali che relegano la donna ad un ruolo subalterno nella nostra società, ponendola in posizione di svantaggio in ambito lavorativo, salariale e di realizzazione personale. Senza dimenticare che sono impressionanti i dati relativi alla violenza di genere. In Italia, ogni tre giorni una donna è vittima di femminicidio; molto più frequenti sono gli atti di maltrattamento e nella maggior parte dei casi la violenza si consuma in famiglia.
Inoltre, la carenza di servizi per l’infanzia e gli anziani, nonché la rigida organizzazione del lavoro rendono difficile conciliare famiglia e lavoro e spesso chi ne subisce le conseguenze è la donna. Mentre si dovrebbe immaginare una società in cui ci sia una condivisione del lavoro di cura fra uomini e donne o più in generale fra le/i partner all’interno delle coppie e delle famiglie.
Non trascuriamo le discriminazioni e le violenze delle quali sono vittime le persone LGBTI+, e tra queste principalmente le persone transgender, che a causa dei pregiudizi hanno grandi difficoltà di inserimento in ambito lavorativo.
L’omolesbobitransfobia è un problema culturale e sociale che mina il riconoscimento dei diritti civili e dei diritti sociali basilari. Senza contare tutte quelle forme di discriminazione intersezionale e multidimensionale dove alle discriminazioni legate al genere, all’identità di genere e all’orientamento affettivo e sessuale, si sommano discriminazioni in base al colore della pelle, alla provenienza geografica e allo stato sociale di appartenenza.
Molto può essere fatto al riguardo con l’attuazione di politiche volte a tutelare la parità di genere e dei generi, volte all’accoglienza e all’inclusione di tutte e di tutti, a prescindere dal genere, dall’identità di genere e dall’orientamento sessuale, anche in ambito locale.
Primo passo è attuare politiche di genere basate su un’analisi della vita quotidiana in città e dei suoi effetti sulle cittadine e i cittadini e il cui obiettivo sia quello di arrivare ad un livello di vivibilità che permetta ad ognuno di sviluppare le proprie potenzialità, condividendo il lavoro di cura e il lavoro professionale.

Tra le azioni che possono essere messe in campo ci sono:
• L’istituzione in ogni Municipio di un Tavolo Permanente sulla Violenza di Genere, in cui gli Assessorati alle Pari Opportunità supportati dalla parte amministrativa e tecnica svolgano un ruolo di cabina di regia, e del quale facciano parte i servizi sanitari territoriali, ovvero i distretti delle ASL di riferimento, le Forze dell’Ordine, le associazioni del terzo settore e le cooperative del privato sociale che si occupano del tema della prevenzione e del contrasto alla violenza di genere.
• Promuovere azioni di informazione e sensibilizzazione, rivolte in particolare ai giovani e alla cittadinanza tutta, sul tema della parità di genere e dei generi, e della discriminazione di genere e dei generi per favorire relazioni paritarie e contrastare gli stereotipi. Si possono realizzare eventi di sensibilizzazione, come “ La Settimana dei Diritti Civili” o “La Settimana contro la violenza e le discriminazioni”.
• Promuovere corsi di formazione per i dipendenti comunali per sviluppare capacità, competenze ed empatia quando si trovano ad affrontare tali tematiche. Questi corsi dovrebbero, principalmente, essere rivolti agli operatori di sportello degli uffici anagrafici, degli Uffici di Relazione con il Pubblico (U.R.P), della Polizia Municipale e dovrebbero trattare tutte le tematiche che riguardano la quotidianità delle donne vittime di violenza, delle persone LGBTI+, delle persone migranti e di tutte le minoranze.
• Incrementare il numero dei Centri Antiviolenza e potenziare la rete di accoglienza per le donne vittime di violenza con la creazione di Case Rifugio e Case di Semiautonomia.
• Promuovere un network con le realtà del territorio per creare un circuito di accoglienza e messa in protezione efficace.
• Sostenere i percorsi di accompagnamento all’autonomia e reinserimento in lavorativo delle donne vittime di violenza.
• Creare percorsi strutturati per uomini maltrattanti che necessitano di supporto psicologico.
• Creare una rete di accoglienza per le persone LGBTI+ allontanate dalla famiglia prevedendo la realizzazione di Case Rifugio, Case di Semiautonomia, sostegno psicologico e percorsi di inserimento lavorativo.
• Promuovere servizi adeguati per l’infanzia, l’adolescenza e gli anziani così da facilitare la gestione famiglia/lavoro.
• Attuare il bilancio di genere, strumento che permette di sviluppare politiche economiche che tengano conto delle differenti esigenze di genere e possano rispondere alla necessità di investire le risorse pubbliche in modo equo per tutti i cittadini.
• Creare sportelli di ascolto a livello territoriale per le persone LGBTI+, per la prevenzione del bullismo e delle dinamiche discriminatorie, privilegiando la tipologia di sportello on-line che garantisce sostegno H24.
Nel complesso ambito dei diritti civili è importante garantire l’effettivo riconoscimento dei diritti di cittadinanza delle persone LGBTI+ per quanto di competenza del Comune.
Questo significa diffondere conoscenza sui temi dell’omosessualità e della transessualità, sensibilizzare rispetto alle difficoltà che ancora incontrano le persone LGBTI+ nei diversi ambiti della vita familiare e sociale, e attuare politiche volte a rimuovere tutti quegli ostacoli che impediscono la piena realizzazione in ogni settore della vita di queste cittadine e cittadini.

Tra le azioni da intraprendere:

• Creare dei Centri Antidiscriminazione (CAD) per l’accoglienza delle persone LGBTI+ e di tutte le soggettività discriminate.
• Riconoscimento giuridico per il genitore sociale nelle famiglie LGBTI+
• Sostenere l’importanza di istituzionalizzare la Giornata Internazionale contro l’Omo-lesbo-bi-transfobia
• Prevedere percorsi di cohousing per le persone anziane della comunità LGBTI+ dove possano vivere in un ambiente sicuro e protetto condividendo momenti di vita importanti con persone che hanno vissuto esperienze simili alla propria.

16) TUTELA E BENESSERE ANIMALE

Se è vero, come diceva Gandhi, che la civiltà di un popolo si misura dal modo in cui tratta gli animali, Roma non ci fa una gran bella figura. Ha un regolamento tutela animali fermo al 2005, le botticelle non sono state abolite ma solo spostate nei parchi costringendo i cavalli a percorrere numerosi chilometri per raggiungere i parchi dalle stalle, sui circhi con animali non si è mai presa una posizione, i canili comunali sono in condizioni disastrose, spesso la promiscuità tra canile rifugio e canile sanitario ha causato la morte di molti animali a causa di patologie virali altamente infettive. Non c’è un piano per incentivare le adozioni dei cani e gatti presenti nelle strutture comunali. Le associazioni animaliste hanno avuto serie difficoltà nell’accedere ai canili e questo ha limitato anche il loro supporto non solo all’accudimento degli animali e alla loro socializzazione ma anche per l’adozione. L’utilizzo di strutture private convenzionate ha aggravato la situazione dell’accoglienza dei cani per la precarietà delle condizioni più volte evidenziate dalle associazioni animaliste. Il problema della fauna selvatica in città è stato affrontato con piani di contenimento cruenti e privi di tutela per la vita degli animali.
Chi si propone per governare questa città deve dimostrare di avere a cuore la tutela e il benessere dei propri animali e deve iniziare a farlo con azioni concrete.

Tra le azioni più urgenti ci proponiamo di fare:
• Istituzione dell’osservatorio cittadino sulla tutela e il benessere degli animali.
• Creare la figura del Garante per gli Animali per vigilare sulla corretta applicazione dei regolamenti comunali.
• Elaborazione di un regolamento partecipato per la tutela e il benessere degli animali.
• Ristrutturazione dei canili comunali con aree dedicate al reparto sanitario ben separate e che preveda dei volontari animalisti all’interno al fine di facilitare le adozioni e la socializzazione degli animali.
• Aumentare la capacità ricettiva delle strutture comunali per evitare l’affidamento a strutture private convenzionate.
• Bandi per la gestione dei canili aggiudicati secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa a cui possano partecipare anche le onlus.
• Incentivare le adozioni attraverso protocolli di intesa con associazioni animaliste operanti nel Comune di Roma.
• Trasparenza sulla presenza e sulle condizioni degli animali in canile attraverso la realizzazione di un sito internet aggiornato in tempo reale.
• Revisione del protocollo per il piano di contenimento della fauna selvatica prevedendo, in modo prioritario, interventi non cruenti nei confronti degli animali.
• Prevedere controlli periodici negli esercizi commerciali dove sono presenti animali in vendita per verificare la corretta detenzione degli stessi.

Nel medio/lungo termine:
• Riconversione graduale del Bioparco in struttura principalmente di accoglienza e cura per animali esotici e fauna selvatica provenienti da sequestri e confische.
• Risoluzione della questione delle Botticelle, cercando di eliminare completamente qualsiasi servizio a trazione animale in Città.
• Incentivare i circhi e altre tipologie di spettacolo che non prevedano l’uso di animali.
• Realizzazione di altre strutture di accoglienza per animali in Città.

Tra le azioni a breve termine:
• Censimento e tutela delle colonie feline effettuando controlli periodici a cura degli uffici competenti e agevolare la gestione delle colonie feline facilitando le comunicazioni con gli uffici e garantendo maggiore supporto ai responsabili delle stesse.
• Mappatura delle aree cani esistenti e programmazione della riqualificazione di quelle ammalorate. Prevedere convenzioni con associazioni animaliste o ambulatori veterinari per fornire servizi informativi e di assistenza ai proprietari dei cani.
• Realizzazione di nuove aree cani nelle zone sprovviste.
• Stipulare convenzioni con associazioni animaliste per garantire il servizio di dog walking e pet sitting alle persone con fragilità che hanno difficoltà nell’accudimento dei loro amici animali a prezzi calmierati.
• Organizzare campagne informative sull’importanza della sterilizzazione degli animali.
• Promuovere iniziative di microchippatura gratuita di cani e gatti nei parchi pubblici.
• Istituzione di centri di accoglienza per persone senza fissa dimora e i loro cani.
• Creazione nel litorale romano di arenili controllati di pubblico accesso per i bagnanti e i loro compagni animali.

Per agevolare la convivenza con i nostri amici animali:
• Prevedere l’installazione di distributori di bustine per la raccolta delle deiezioni canine nelle vie cittadine e in prossimità delle aree cani.
• Aumentare i controlli per il rispetto della normativa vigente in ambito di decoro urbano e tutela animali anche con l’ausilio delle guardie zoofile.
• Prevedere l’istituzione di corsi patrocinati dal Comune di Roma per i proprietari di particolari razze di cani per facilitarne la gestione.
• Prevedere corsi di educazione animalista nelle scuole per insegnare ai nostri bambini come rapportarsi con gli animali, ad amarli e rispettarli.

17) DIGITALIZZAZIONE DELL’AMMINISTRAZIONE E TRASPARENZA

Smart City
Per città intelligente (dall’inglese smart city) si intende un insieme di strategie per la pianificazione urbana tese all’ottimizzazione, attraverso l’innovazione, dei servizi pubblici da fornire, in modo da mettere maggiormente in correlazione le infrastrutture delle città con il capitale umano esistente.
Un’applicazione strategica, ponderata, diffusa, organica ed organizzata delle nuove tecnologie della gestione, della comunicazione, della mobilità, dell’ambiente e dell’efficienza energetica associata ad un’attenta valutazione dell’impatto psicofisico e socio-culturale che da essa ne può derivare può aiutare a migliorare la qualità della vita e a soddisfare, in modo più efficace ed efficiente, le esigenze di cittadini, imprese e istituzioni in Città.
In altri termini, attraverso l’applicazione diffusa delle nuove tecnologie, occorre perseguire l’obiettivo di facilitare sia la fruizione dei servizi comunali da parte dei cittadini rendendoli molto più vicini alle loro esigenze, sia di permettere all’amministrazione di essere più efficiente nel fornire a sua volta i servizi alla cittadinanza.
Il Comune di Roma parte da una situazione disastrosa sia sotto il profilo dell’organizzazione interna sia in merito all’applicazione delle nuove tecnologie per facilitare l’interazione con la cittadinanza.
Sotto il punto di vista dell’organizzazione interna, la macchina amministrativa di Roma Capitale risulta eccessivamente burocratizzata in quanto i processi ed i procedimenti amministrativi sono troppo frammentati tra i vari uffici, incagliati nei percorsi amministrativi da seguire e l’organizzazione del lavoro non risulta sufficientemente misurabile e legata ai risultati raggiunti in termini di attività lavorate e concluse; in altri parole, il Comune di Roma al suo interno è una macchina infernale incastrata su se stessa, difficile da amministrare, disorganizzata e completamente incomprensibile all’esterno.
Per ciò che concerne l’applicazione delle nuove tecnologie nelle relazioni con la cittadinanza questa risulta essere disorganica, molto parziale e con una funzionalità intermittente.
Fatta questa breve premessa sullo status quo del Comune di Roma sulla materia, risulta quasi impossibile trasformare Roma Capitale in una Città realmente smart in una sola consiliatura. Il programma da proporre, affinché possa essere serio e fattibile, deve prevedere il perseguimento di step intermedi e specifici da raggiungere che possano porre le basi per ulteriori avanzamenti in futuro. Nello specifico quindi, bisogna intervenire in due direzioni:
1) Digitalizzazione e semplificazione dell’organizzazione interna
2) Digitalizzazione e semplificazione dell’accesso ai servizi amministrativi e alle informazioni

1) Digitalizzazione e semplificazione dell’organizzazione interna

Per ciò che concerne l’aspetto organizzativo interno all’amministrazione è importante procedere con la semplificazione dei procedimenti attraverso una riduzione dei passaggi amministrativi intermedi e la definizione chiara delle competenze evitando parcellizzazioni e sovrapposizioni inutili.
L’applicazione di nuovi software, associati alla fornitura di strumentazione adeguata, che consentano l’interoperabilità, la comunicazione e la condivisione in tempo reale delle pratiche tra i vari uffici andrebbe ad efficientare il lavoro e garantirebbe un controllo delle attività molto più efficace evidenziando in modo chiaro le specifiche responsabilità.
L’utilizzo di nuove tecnologie in ambito sanzionatorio renderebbe molto più agevole e certa l’attività di riscossione garantendo maggiori entrate nelle casse capitoline.
Un ulteriore applicazione delle nuove tecnologie che aiuterebbe a calibrare in modo più specifico l’intervento della Pubblica Amministrazione riguarda l’attività di raccolta dati e segnalazioni. Un database condiviso tra le strutture di Roma Capitale contenente alcune informazioni basilari sulle esigenze manifestate dalla cittadinanza nonché sull’efficacia e efficienza di risposta attuativa di Roma Capitale aiuterebbe a meglio orientare sia le scelte amministrative che le politiche sul territorio.

2) Digitalizzazione e semplificazione dell’accesso ai servizi amministrativi e alle informazioni

I cittadini hanno da sempre manifestato la difficoltà di interlocuzione con gli uffici comunali e municipali e di accesso alle informazioni. Con la digitalizzazione di alcuni servizi sarà più agevole per la cittadinanza l’accessibilità agli stessi. La possibilità di avere informazioni, fare richieste di avvio pratiche, ricevere risposte, certificazioni e autorizzazioni attraverso sistemi informatici ridurrebbe i tempi delle attività di sportello aumentando il tempo a disposizione per la lavorazione delle pratiche, con conseguente snellimento dell’azione amministrativa.
Anche facilitare la possibilità di segnalazione di eventuali disservizi con la garanzia di ricevere, in tempi certi, aggiornamenti sullo stato di lavorazione della stessa aumenterebbe la fiducia e la soddisfazione del cittadino nei confronti dell’amministrazione.
Altre tecnologie possono essere utilizzate per migliorare la percezione di sicurezza di alcuni territori e/o monitorare lo stato di alcune infrastrutture per programmarne la manutenzione. Oppure, applicate ai sistemi di raccolta dei rifiuti urbani, potrebbero monitorare l’efficienza del servizio e contestualmente permettere la verifica di quanto conferito dall’utente per provvedere all’applicazione della tariffa puntuale.

Trasparenza
All’interno della categoria “Trasparenza” vengono fatte rientrare tutte quelle attività dedite a rendere chiare e facilmente accessibili per la cittadinanza una serie di informazioni, di attività e di decisioni prese dall’Amministrazione nell’utilizzo dei fondi o beni pubblici e nell’esercizio delle sue funzioni.
Occorre far notare come, pur rispettando la normativa, le informazioni che Roma Capitale fornisce spesso non risultano facilmente accessibili. Per ovviare a quanto detto occorre creare un sistema di consultazione facilmente accessibile e che fornisca in modo chiaro le informazioni utili alla cittadinanza.
Le informazioni che maggiormente soddisfano le richieste degli utenti sono:
1) Trasparenza sulla consistenza e sull’impiego delle risorse pubbliche (risorse economiche e patrimonio immobiliare);
2) Trasparenza sulle competenze delle strutture e degli uffici di Roma Capitale e sui percorsi amministrativi.
Queste informazioni dovranno essere inserite in una sezione dedicata e facilmente accessibile del portale di Roma Capitale.

1) Trasparenza sulla consistenza e sull’impiego delle risorse pubbliche (risorse economiche e patrimonio immobiliare)
In questa sezione, organizzate in modo settoriale, devono essere fornite tutte le informazioni relative a:
• Patrimonio immobiliare – consistenza, destinazione d’uso, concessioni (con indicazione degli atti e relativi protocolli), struttura assegnataria e ufficio di riferimento.
• Risorse economiche impiegate: oltre ai bandi pubblicati e aggiudicati (con i relativi allegati) e ai bilanci di riferimento, vanno inseriti per ogni struttura anche le risorse economiche corrisposte a tutti i soggetti aggiudicatari per la fornitura di beni e servizi all’Amministrazione.
• Fondi nelle casse delle Associazioni Consortili di Recupero Urbano e stato dei progetti per la realizzazione delle relative opere pubbliche.
Altre informazioni potranno essere pubblicate in merito alle strade di proprietà o in carico manutentivo a Roma Capitale, verde pubblico ed edifici scolastici.

2) Trasparenza sulle competenze delle strutture e degli uffici di Roma Capitale e sui percorsi amministrativi
Occorre indicarele competenze specifiche di ogni struttura di Roma Capitale, le attività di ogni singolo ufficio individuandone in modo chiaro il responsabile.
Devono essere esplicitati in modo chiaro e comprensibile tutti i percorsi amministrativi da seguire per accedere ai servizi di Roma Capitale (richiedere autorizzazioni, certificati, dichiarazioni, concessioni, ecc.).
E’ indispensabile rivedere l’attività dell’URP (Ufficio Relazioni con il pubblico) che oltre a fornire informazioni deve agevolare l’accessibilità e fruibilità dei servizi.

18) SICUREZZA SOCIALE E LEGALITA’

Il Concetto di sicurezza sociale e di legalità che si vuole qui attribuire è molto più ampio e complesso rispetto a quello che viene attribuito dal senso comune, volendosi allargare a tutti gli ambiti della vita relazionale di quartiere riconducibili alle competenze specifiche dell’Ente territoriale. Di conseguenza al di là delle azioni repressive di fatti o atti illeciti, nei concetti di sicurezza sociale e legalità si vogliono ricomprendere questioni quali la sicurezza stradale, il decoro, l’aiuto per le categorie socialmente più deboli e meno fortunate, il diritto di poter utilizzare in tranquillità le aree pubbliche, le strutture e le attrezzature comunali messe a disposizione, il diritto di vivere in un ambiente pulito e non inquinato, il fornire la possibilità a tutte le categorie sociali di poter aggregarsi ed esprimere le proprie attitudini liberamente, nonché diffondere quel senso di protezione e di presenza delle istituzioni in capo ai cittadini onesti ormai scoraggiati e disillusi da uno status quo che troppo spesso non garantisce quel minimo di giustizia sociale degno di una società sana ed evoluta.
Naturalmente gli aspetti programmatici specifici troveranno la loro descrizione nei relativi settori del programma, qui invece ci si pone di avanzare proposte di interventi generali che potranno poi applicarsi sui diversi ambiti.

In linea generale, le azioni che l’Ente Comunale dovrà realizzare nel perseguire l’obiettivo di diffondere e realizzare quel senso di sicurezza in tutti gli aspetti relazionali del cittadino sul territorio ricollegabili alle competenze specifiche dell’Ente territoriale saranno:

1) Videosorveglianza: Roma dovrà investire risorse importanti su queste tecnologie. Videosorvegliare le aree significa da un lato ridurre i costi del controllo del territorio, garantendo al contempo maggiore capillarità, e dall’altro realizzare una maggiore oggettività e certezza in caso di atti illeciti. Inoltre, la sperimentazione di controllo diffuso del vicinato anche attraverso chat di zona, già applicate con successo in alcuni quartieri, potrebbe essere esteso ad altre zone del territorio, se collegate ad una garantita capacità di intervento.
2) Regolamenti comunali/Municipali: che consentano e regolino la collaborazione tra Istituzioni e associazioni in materia di sicurezza, ambiente, rispetto del codice della strada, diritti degli animali, decoro ecc.. Roma è così estesa da non poter essere controllata solo dagli agenti della Polizia Locale, è indispensabile coinvolgere anche le associazioni nei vari settori attribuendo loro poteri di segnalazione e di sanzione in caso di illeciti.
3) Riorganizzazione della Polizia Locale: I Gruppi territoriali dovranno essere autonomi rispetto al Centro, dovrà essere prevista una modifica del regolamento in materia al fine di rendere anche più funzionale e rispondente alle esigenze la presenza degli agenti sul territorio.
4) Lotta all’abusivismo edilizio e commerciale: L’abusivismo edilizio, oltre ai danni all’ambiente ed al territorio in genere, alimenta il senso di ingiustizia sociale e assenza delle istituzioni. Vanno perseguiti in primis i grandi abusi, quelli realizzati su aree pubbliche o a discapito di beni archeologici realizzati ad opera dei privati; i Municipi dovranno prevedere risorse per le demolizioni e gli interventi in danno. Dovranno essere garantiti i controlli contro l’abusivismo commerciale per garantire un’equa concorrenza tra le varie attività produttive. Il contrasto alla vendita di prodotti contraffatti deve essere rafforzato con maggiori controlli e pesanti sanzioni.
5) Valorizzazione dei beni confiscati e del Patrimonio degradato e in disuso: I Beni immobiliari pubblici del Comune non valorizzati o abbandonati sono moltissimi, come molti sono anche i beni confiscati alle mafie presenti nel territorio comunale non messi a disposizione della cittadinanza. La riqualificazione degli stessi, incentivando anche un partenariato pubblico-privato, per attività socioculturali è un altro aspetto da perseguire per l’affermazione dei concetti di sicurezza sociale e legalità.
6) Diritto all’abitare e ad una vita dignitosa: La crisi economica già in atto da moltissimi anni, acuita dalla pandemia, sta mettendo a dura prova moltissime categorie economiche e sociali e sta contribuendo a far nascere nuove povertà. Molte persone perdono il lavoro e la casa, per questo necessitano di un sostegno dell’ente territoriale. I principali interventi sono nell’ambito dellepolitiche abitative, con l’assegnazione di un alloggio popolare o con contributi economici per il sostegno all’affitto.Le politiche volte al reinserimento sociale delle persone senza fissa dimora sono gli strumenti principali volti ad arginare questo fenomeno ed evitare il pernotto di persone in strada. Progetti sociali volti al reinserimento lavorativo e politiche di sostegno alle famiglie in difficoltà contribuiscono a ridurre il disagio sociale e la percezione di insicurezza.
7) Elaborazione ed attuazione di piani a favore della sicurezza stradale e di una mobilità alternativa sostenibile: Questo è uno dei principali settori su cui intervenire perché influisce in modo preponderante sul concetto di sicurezza per la cittadinanza. Interventi di mitigazione della velocità e la realizzazione di infrastrutture per la mobilità alternativa insieme ad interventi di messa in sicurezza di incroci e attraversamenti per la tutela dei pedoni sono le azioni prioritarie che l’amministrazione deve attuare in questo ambito.
8) Decentramento amministrativo: Un decentramento amministrativo funzionale consente una maggiore presenza delle istituzioni sul territorio, in ambito di sicurezza, decoro, riqualificazioni e contatto con la comunità territoriale e i suoi bisogni/necessità. Avere un Municipio in grado di rispondere alle richieste della cittadinanza contribuisce in modo rilevante a diffondere quel senso di presenza delle istituzioni, ed in alcuni casi di giustizia sociale, necessaria per una comunità sana.
9) Interventi di riqualificazione degli spazi degradati portandoci eventi culturali e sportivi: I problemi di sicurezza e legalità è più facile che si diffondano nei luoghi degradati ed abbandonati/isolati. L’ente territoriale ha quindi il compito di garantire decoro in tutte le zone della Città. Oltre a renderle decorose deve far vivere queste aree organizzando eventi socio-culturali e sportivi e creando un rapporto di collaborazione stabile con le varie realtà associative presenti sui territori.
10) Protezione civile:Predisposizione del Piano di protezione civile di Roma Capitale e dei Municipi. Questo Piano è lo strumento che consente alle autorità di predisporre e coordinare gli interventi di soccorso a tutela della popolazione e dei beni in un’area a rischio.

19) URBANISTICA

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad uno sviluppo urbanistico della Capitale in termini di pura crescita quantitativa di nuovi insediamenti abitativi senza una vera pianificazione territoriale, dove l’interesse privato è risultato prevalente sull’interesse pubblico. C’è stata la desertificazione del centro storico e la contestuale migrazione della popolazione verso le aree più periferiche della città a cui non è seguito un pari dislocamento dei servizi e delle attività produttive ed economiche. Questo sviluppo disorganico della città è stato causato da una totale assenza di pianificazione pubblica e da un piano regolatore (2008) non più rispondente alle esigenze della città. Le cubature residenziali previste nel Piano del 2008 si basavano su una proiezione di crescita demografica oggi non corrispondente alla realtà, in quanto il fabbisogno attuale risulta ridotto di almeno un 60% rispetto alla previsione. L’abusivismo edilizio, che ha caratterizzato l’espansione delle aree periferiche, ha aggravato le criticità relative all’assenza dei servizi, all’impossibilità di avere strade sicure e ai problemi relativi al dissesto idrogeologico laddove si è costruito in aree ad elevato rischio idrico. I condoni successivi hanno consolidato le criticità. E’, pertanto, urgente la revisione del Piano regolatore cittadino in un’ottica di sviluppo sostenibile di Roma Capitale con una pianificazione del territorio mirata alla rigenerazione delle aree edificate esistenti in una visione di città multifunzionale e policentrica.
Per le zone periferiche è importante intervenire sui singoli quartieri, che solitamente hanno una dimensione demografica contenuta che corrisponde ad uno spazio fisico di prossimità, e dotarli dei servizi essenziali a una distanza percorribile anche a piedi o con mezzi alternativi alle auto, dove il parco attrezzato, la scuola, la chiesa e la piazza diventano i luoghi della vita quotidiana. Queste “microcittà” autosufficienti e identitarie devono poi essere messe in contatto tra loro evitando uno dei problemi più rilevanti delle grandi metropoli, l’isolamento dei singoli quartieri (il tema periferie è approfondito nel capitolo dedicato di questo programma).
Appare quanto mai necessario lo snellimento delle procedure per concludere in tempi rapidi l’iter dei condoni ancora giacenti negli uffici capitolini. Altra criticità evidenziata è l’estrema lungaggine delle procedure urbanistiche e la poca trasparenza delle stesse, il mancato perfezionamento delle convenzioni urbanistiche soprattutto per ciò che concerne la realizzazione delle opere pubbliche e la carenza dei controlli per verificare la congruità progettuale delle opere realizzate. Queste problematiche si sono evidenziate principalmente nell’ambito dell’edilizia residenziale pubblica convenzionata, i cosiddetti Piani di Zona (PDZ), nella realizzazione delle opere a scomputo a cura del privato, soprattutto nelle zone “O” ex abusive, e nella questione dei Punti Verdi Qualità (PVQ). Per intervenire su quanto detto serve riorganizzare le competenze ed identificare in modo chiaro quali strutture devono fare cosa e i responsabili dei procedimenti. Una semplificazione delle procedure e una maggiore trasparenza delle stesse ridurrebbero di molto i tempi per il rilascio delle autorizzazioni urbanistiche.

Per rimettere ordine nel settore urbanistico e pianificare lo sviluppo della città limitando l’eccessivo consumo di suolo occorre portare avanti le seguenti azioni:

1) Revisione del Piano Regolatore Generale della città;
2) Decentramento delle attuazioni urbanistiche e snellimento dei procedimenti;
3) Conclusione delle pratiche di condono e delle vecchie convenzioni urbanistiche;
4) Rigenerazione delle aree edificate esistenti;
5) Riavvio Attività Associazioni Consortili di Recupero Urbano (A.C.R.U.).

1. Revisione del Piano Regolatore Generale della città

Il PRG del 2008 nasce già superato al momento della sua approvazione considerato che trattasi del risultato di un lavoro basato sull’analisi di dati fatta nel quindicennio precedente alla sua approvazione e contestualmente all’avvio di una grande crisi economica globale. Un quadro nel quale si evidenzia lo squilibrio tra le previsioni degli strumenti di pianificazione e la reale trasformazione urbana. Senza considerare che in fase di attuazione del piano si è molto spesso fatto ricorso alle varianti urbanistiche, sia per le destinazioni d’uso che per l’aumento di cubature. Serve, pertanto, una revisione del piano regolatore che tenga in considerazione la reale trasformazione urbana di Roma Capitale e le reali esigenze di sviluppo demografico e del territorio. Bisogna intervenire su una modifica delle norme tecniche di attuazione con una riduzione degli strumenti urbanistici attuativi. E’ indispensabile prevedere piani attuativi che siano adeguati con scadenza decennale alle esigenze di sviluppo di volta in volta rivalutate. La pianificazione urbanistica deve prevedere uno sviluppo sostenibile della città limitando al massimo il consumo di suolo ed impedendo nuove edificazioni in aree a rischio idrogeologico e a vocazione agricola. Deve essere garantita la prevalenza dell’interesse collettivo su quello privato anche attraverso una ridefinizione normativa che limiti il plusvalore della rendita fondiaria.

2. Decentramento delle attuazioni urbanistiche e snellimento dei procedimenti

Sono, oggi, di competenza delle strutture centrali del Comune di Roma tutte le attività di pianificazione e attuazione urbanistica fatto salvo il rilascio delle concessioni edilizie fino a 3000 mc, tranne che per le aree agricole e sottoposte a vincolo, la ricezione e il controllo delle denunce di inizio attività, l’abusivismo edilizio e le attività di controllo sulle costruzioni. L’attuale suddivisione di competenze ha fatto si che i progetti urbanistici più impattanti cadessero sui territori senza che i Municipi avessero un ruolo attivo nella loro autorizzazione, nella stipula delle convenzioni e, soprattutto, nell’individuazione delle opere pubbliche ad essi connesse. Questo ha provocato la distorsione evidente che è quella del vedere atterrare prioritariamente tutte le cubature relative alle costruzioni private mentre le opere pubbliche vengono realizzate in tempi biblici o addirittura non realizzate. Senza poi tener conto delle lungaggini relative al collaudo e presa in carico a patrimonio delle opere pubbliche realizzate a scomputo dai privati, con la conseguenza inevitabile dell’ammaloramento degli immobili ancor prima del loro utilizzo. Riteniamo, quindi, che la pianificazione urbanistica della città debba spettare alle strutture centrali di Roma Capitale mentre la fase attuativa deve essere decentrata ai Municipi tranne nel caso di opere urbanistiche con valenza cittadina. Spetta al Municipio rilasciare le autorizzazioni, stipulare le convenzioni, eseguire i controlli e, nel caso di realizzazione di opere pubbliche a scomputo, fare il collaudo in tempi congrui e perfezionarne l’acquisizione a patrimonio. La scelta delle opere pubbliche da realizzarsi a scomputo deve essere fatta dal Consiglio municipale previa partecipazione con la cittadinanza. I procedimenti per l’ottenimento delle concessioni edilizie, soprattutto per i progetti urbanistici che richiedono il passaggio in conferenza dei servizi, devono essere chiari e trasparenti con tempi certi di rilascio. Naturalmente, il percorso autorizzativo per la realizzazione delle opere pubbliche deve essere agevolato al massimo nel rispetto della normativa vigente.

3. Conclusione delle pratiche di condono e delle vecchie convenzioni urbanistiche

Come ormai noto ci sono ca. 150.000 pratiche di condono giacenti, dal 2003, negli uffici di Roma Capitale. Il non aver concluso le pratiche di condono impedisce ai cittadini i cui immobili sono sanabili di poter accedere a tutti i finanziamenti governativi relativi alle ristrutturazioni e all’efficientamento energetico. E, di contro, laddove non siano sanabili non si può procedere alla fase di rimozione dell’abuso. Essendo passati ormai 18 anni dall’ultimo condono è diventata urgente la questione della lavorazione dell’arretrato, per fare ciò serve creare un ufficio di scopo dedicato e soprattutto definire delle linee guida per procedere rapidamente con la lavorazione delle pratiche anche in assenza di parte di documentazione che negli anni può essersi smarrita. Bisogna definire un cronoprogramma ferreo per la lavorazione delle pratiche ponendo come obiettivi dei dirigenti lo smaltimento di un numero semestrale di pratiche ben definito. Altra questione annosa è quella delle convenzioni urbanistiche più vetuste che ancora non si sono concluse a causa della mancata realizzazione e/o acquisizione a patrimonio delle opere pubbliche in esse previste. Tra i casi più eclatanti riscontriamo quelli dei Piani di Zona, dove molto frequentemente al completamento della parte residenziale e commerciale privata non segue la realizzazione delle opere pubbliche e nella realizzazione delle opere a scomputo a cura del privato, soprattutto nel zone “O” ex abusive. Per risolvere definitivamente questa problematica si deve creare un ufficio di scopo che deve procedere, laddove possibile, all’escussione delle fidejussioni per realizzare o completare le opere pubbliche con interventi diretti del Comune di Roma. E, in estrema ratio, laddove non vi siano fidejussioni da escutere e ci troviamo in situazioni di fallimenti societarideve essere il Comune a provvedere al completamento delle opere pubbliche prevedendo uno stanziamento di fondi a bilancio dedicati.
Altra questione è quella relativa alle convenzioni urbanistiche dei Punti Verdi Qualità (PVQ), pensati per valorizzare aree verdi in disuso con la realizzazione di aree ludiche, impianti sportivi e punti ristoro e trasformatesi in una delle peggiori speculazioni edilizie in cui violazioni amministrative, contabili, urbanistiche e patrimoniali ne hanno rappresentato i caratteri essenziali. Molte delle aree dove sono stati realizzati i PVQ, ora non più in attività, o dove ne era prevista la realizzazione versano in grave stato di degrado. E’ urgente intervenire prioritariamente su queste situazioni revocando le convenzioni, laddove fossero ancora in essere, rimuovendo i cantieri e ripristinando la sicurezza e fruibilità dei luoghi. Per quelli le cui strutture fossero già state realizzare ma in disuso valutare l’utilità pubblica di una loro rimessa in funzione con nuovo concessionario o l’abbattimento delle strutture esistenti. Per quelli funzionanti ma in posizione debitoria nei confronti del Comune valutare la possibilità di rinegoziazione dei canoni e piano di rientro debitorio, laddove le strutture siano conformi al principio di pubblica utilità prevalente. In caso si procedesse a revoca della concessione si deve prevedere il passaggio immediato di gestione per evitare l’abbandono e il conseguente ammaloramento delle strutture. Nessuna cubatura aggiuntiva deve essere concessa nei passaggi di gestione. E’ altrettanto importante fare una stima del danno erariale causato dal mancato controllo nella regolarità di concessione e gestione dei PVQ da parte degli uffici comunali competenti e accertarne le responsabilità per poi procedere secondo normativa e regolamenti vigenti.

4. Rigenerazione delle aree edificate esistenti

Si tende spesso ad utilizzare i termini “riqualificazione” e “rigenerazione” come se fossero sinonimi ma così non è così. La rigenerazione urbana è un concetto più ampio che parte dalla riqualificazione dei luoghi da un punto di vista ambientale ed economico per poi integrare gli aspetti sociali e culturali, coinvolgendo i cittadini nel processo di rigenerazione.
Le politiche di rigenerazione urbana si basano sui principi di sostenibilità ambientale e riduzione dell’impatto antropico. Non solo non c’è consumo di suolo ma si creano nuovi luoghi di aggregazione sociale. I programmi di rigenerazione urbana non implicano solo interventi edili ma necessitano di progetti sociali complessi volti al miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini, soprattutto delle fasce più deboli. Per questo è importante per un’amministrazione redigere dei piani comunali di rigenerazione urbana partendo dall’individuazione dei perimetri ed ambiti di intervento, così come prevede la Legge Regionale n. 7/2017, ma mai attuati finora. Nel processo di predisposizione dei piani di rigenerazione urbana devono essere previsti percorsi partecipativi che coinvolgano i cittadini destinatari degli interventi. Deve essere compito dei Municipi predisporre i piani di intervento, partendo dall’individuazione del patrimonio pubblico da riqualificare e dalla tipologia di servizio pubblico che si vuole offrire alla cittadinanza.

5. Riavvio Attività Associazioni Consortili di Recupero Urbano (A.C.R.U.)

Le Associazioni Consortili di Recupero Urbano (A.C.R.U.) sono associazioni territoriali che gestiscono, per conto del Comune di Roma, gli oneri di urbanizzazione e quelli relativi ai condoni edilizi per la realizzazione di servizi pubblici essenziali nelle periferie romane. Vengono istituite con la Legge 724/94, relativa al secondo condono edilizio, e regolamentate attraverso alcune deliberazioni del Consiglio Comunale, ultima tra queste la 53/2009. Nascono con la ratio di far rimanere gli oneri derivanti dai condoni e successivamente quelli delle nuove edificazioni sui territori che li hanno prodotti per realizzare le opere pubbliche mancanti. Infatti, attraverso l’attività delle A.C.R.U. molte zone ex abusive sono state dotate di servizi importanti come impianti fognari, rete stradale, illuminazione pubblica, aree verdi attrezzate e scuole. Compito delle A.C.R.U. era quello di provvedere alla progettazione delle nuove opere e alla loro realizzazione previo rilascio dei pareri e autorizzazioni da parte del dipartimento di Roma Capitale competente. Trattandosi di soldi pubblici, le A.C.R.U non hanno mai avuto la possibilità di utilizzarli senza le preventive autorizzazioni del Comune. Nel 2016 con l’introduzione del nuovo codice degli appalti le attività delle A.C.R.U. vengono bloccate perché la delibera 53/2009 che ne regolava il funzionamento necessitava di un adeguamento normativo. Ad oggi, 50 milioni di euro sono fermi nelle casse di queste associazioni in quanto il Comune non è stato in grado di portare a compimento l’adeguamento normativo. Per mettere a regime i fondi fermi e destinati alle zone periferiche è fondamentale procedere all’approvazione della nuova delibera che regoli le attività delle A.C.R.U. ma è anche necessario dare un ruolo rilevante ai Municipi nella definizione delle opere pubbliche da realizzare e nel controllo sulla realizzazione, collaudo e acquisizione a patrimonio delle stesse.

20) LAVORI PUBBLICI

Il patrimonio infrastrutturale di Roma Capitale è tra i più ricchi d’Italia. Annovera oltre 8000 km di strade con marciapiedi, piazze, ciclabili, ponti, viadotti, impianti di smaltimento acque meteoriche, illuminazione pubblica, ecc. Migliaia sono i plessi scolatici in carico a Roma Capitale come centinaia sono gli immobili a patrimonio destinati a sedi istituzionali e servizi vari.
E’ il settore dei lavori pubblici ad occuparsi delle manutenzioni delle infrastrutture e degli immobili di Roma Capitale nonché della realizzazione di nuove opere pubbliche.
Lo status manutentivo delle infrastrutture e degli immobili pubblici di Roma Capitale è oggi precario a causa dell’oggettiva enorme quantità di beni da manutenere e dell’insufficiente disponibilità economica-finanziaria di Roma Capitale, di una fumosa e paralizzante burocrazia che di fatto rallenta e spesso blocca le attività di programmazione e di intervento manutentivo e della parcellizzazione delle competenze tra Comune, Municipi, partecipate e soggetti privati che ha causato un vero e proprio corto circuito nella programmazione e attuazione delle attività manutentive. Altro problema è quello della estrema burocratizzazione di ogni azione amministrativa. Per risolvere questa criticità occore lavorare sulla semplificazione dei procedimenti amministrativi preliminari alla programmazione e realizzazione delle attività di manutenzione e introdurre nuove tecnologie e metodologie per facilitare la gestione dell’attività programmatoria e manutentiva.

Le azioni che devono essere messe in campo in questo settore sono le seguenti:

1) Redistribuzione delle competenze tra strutture Centrali e Municipi;
2) Semplificazione della burocrazia esistente;
3) Digitalizzazione della progettazione e delle manutenzioni per infrastrutture ed edifici (BIM);
4) Miglioramenti gestionali sugli interventi manutentivi su strade e marciapiedi;
5) Attività di prevenzione e mitigazione del dissesto idrogeologico;
6) Piano di rimozione delle barriere architettoniche;
7) Illuminazione pubblica.

1. Redistribuzione delle competenze tra strutture Centrali e Municipi

La parcellizzazione delle competenze tra strutture centrali del Comune, Municipi e soggetti privati, ha causato un vero e proprio corto circuito nella programmazione e attuazione delle attività manutentive che ha avuto come conseguenza l’abbandono e il degrado delle infrastrutture e degli immobili pubblici.
Per questo è evidente che la prima azione da fare sia quella della riorganizzazione della macchina amministrativa, delineando in modo chiaro competenze e strutture responsabili ed associare ad esse poteri ed autonomie tecnico-finanziarie.
Nello specifico si ritiene che la competenza delle manutenzioni ordinarie e straordinarie di infrastrutture ed edifici pubblici con la relativa gestione debba essere in carico ai Municipi e soltanto per le infrastrutture ed immobili di rilevanza cittadina debba essere prevista una gestione completa centralizzata.
Per ciò che concerne la realizzazione di nuove opere pubbliche, anche qui in generale la competenza dovrebbe spettare ai Municipi fino ad un importo di 20 milioni di euro, mentre per opere superiori o di alto valore istituzionale o di interesse cittadino la competenza dovrà essere espletata direttamente dalle strutture centrali.
Oltre alla ridefinizione delle competenze, è indispensabile attuare l’autonomia finanziaria delle Strutture Territoriali e assegnare loro risorse umane adeguate, così da poter garantire un’attività programmatoria dell’azione amministrativa superando, così, la logica dell’emergenza.

2. Semplificazione della burocrazia esistente

Con la semplificazione dei procedimenti amministrativi relativi agli interventi manutentivi delle infrastrutture si vuole perseguire una duplice finalità: da una parte agevolare la capacità di intervento delle strutture Comunali e Municipali e dall’altro facilitare l’utilizzo del Capitale privato al fine di ridurre la distanza, ad oggi incolmabile, tra attività manutentive necessarie e risorse economiche pubbliche disponibili.
Per snellire i procedimenti amministrativi in ambito Lavori Pubblici è sicuramente indispensabile intervenire sulle procedure di rilascio dei pareri da parte di Enti terzi per la realizzazione delle opere pubbliche di Roma Capitale:
• Per le attività non delegabili alle strutture comunali da parte Enti competenti al rilascio dei pareri previsti per legge (soprintendenze, Genio Civile, ecc.) si può sollecitare una riforma normativa affinché l’iter amministrativo per le opere pubbliche sia semplificato rispetto ad altre tipologie di opere.
• Per i restanti pareri è bene che le deleghe autorizzative dagli Enti esterni titolari siano rilasciate sia ai Municipi che alle strutture comunali competenti per materia.

Inoltre, a corollario di quanto appena esplicitato, nelle varie fasi del procedimento amministrativo occorre ridurre notevolmente i passaggi tra le varie strutture di Roma Capitale, evitando il più possibile l’espletarsi delle “conferenze di servizi” interne al Comune. Pertanto, in linea generale, al le strutture municipali devono essere attribuite anche le competenze complementari oggi attribuite a quelle comunali relative alla realizzazione dell’intervento.

Per attrarre maggiori risorse economiche per la realizzazione e la manutenzione delle infrastrutture e del patrimonio immobiliare pubblico risulta fondamentale delineare e semplificare i percorsi amministrativi per l’attuazione del parternariato pubblico/privato. E’ indispensabile predisporre linee guida chiare per la realizzazione di Project Financing che potranno essere attuati sia dalle strutture municipali che comunali in base alla tipologia dell’opera da realizzare.
Accanto a ciò, attività importanti di sponsorizzazione o anche di mecenatismo dovranno essere agevolate e seguite dalla struttura comunale o municipale di riferimento.

3. Digitalizzazione della progettazione e delle manutenzioni per infrastrutture ed edifici (BIM)

Come noto, una corretta programmazione manutentiva delle infrastrutture pubbliche aprirebbe alla possibilità di piccoli interventi preventivi nel tempo capaci non solo di evitarne il deterioramento nel lungo periodo, ma di determinare altresì una riduzione del costo assoluto di mantenimento dell’infrastruttura stessa. Al fine di agevolare l’attività di programmazione manutentiva è ad oggi possibile l’utilizzo di nuove tecnologie e metodologie. E’ arrivato il momento per il Comune di Roma di digitalizzare i processi di realizzazione e manutenzione delle proprie infrastrutture (strade, marciapiedi, ponti, viadotti, ecc.) ed edifici pubblici.
Il BIM (Building Information Modeling) è una metodologia di analisi delle infrastrutture basato sull’applicazione delle nuove tecnologie che consente di gestire, attraverso un’attività di digitalizzazione delle informazioni, il progetto edile ed infrastrutturale in modo nuovo così da ottenere enormi vantaggi in termini di controllo:
– dei processi progettuali e costruttivi;
– dell’ottimizzazione dei tempi e dei costi;
– delle informazioni e dei dati per la manutenzione del costruito.

Il BIM è un metodo di progettazione collaborativo che consente di integrare in un unico modello le informazioni utili in ogni fase della progettazione da quella architettonica a quella strutturale, da quella impiantistica a quella energetica e gestionale. Un progetto BIM dà la possibilità di avere un’elaborazione virtuale del ciclo di vita dell’edificio e dell’infrastruttura, anche dopo la fase di progettazione; in questo modo è più semplice monitorare la vetustà dei materiali e programmare meglio la manutenzione.
L’utilizzo di questo nuovo metodo progettuale in ambito della pubblica amministrazione deve prevedere la formazione del personale degli uffici tecnici e l’obbligo di utilizzo della medesima piattaforma per le società di pubblici servizi che operano nella capitale e per le società che partecipano ai bandi capitolini. L’inserimento in piattaforma delle società di pubblici servizi consente al Comune di programmare gli interventi manutentivi sulle strade e i marciapiedi senza sovrapporsi agli interventi sulle reti fognarie, elettriche, gas e fibra, evitando così di intervenire più volte in un breve lasso di tempo sulla medesima infrastruttura.
Una volta a regime questo modello permetterà agli uffici la programmazione sulla base di dati certi della manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici e delle infrastrutture pubbliche, cosa questa che renderà più agevole la predisposizione dei bilanci. Inoltre, ridurrà di molto i tempi di realizzazione di nuove opere pubbliche potendo disporre di un archivio di oggetti BIM riutilizzabili per nuovi progetti.
Naturalmente l’applicazione di questa nuova metodologia potrà avvenire soltanto in modo graduale partendo, in linea generale, dalle nuove Opere Pubbliche da realizzare ed estendendosi man mano anche alle infrastrutture esistenti via via più complesse.

4. Miglioramenti gestionali sugli interventi manutentivi per strade e marciapiedi

Sono circa 8.000 i km di strade che insistono nel territorio di Roma Capitale e di questi circa il 70% ricadono sotto la competenza diretta delle strutture Comunali ( 800 km delle strutture Centrali e 4.700 Km in capo ai Municipi), le restanti sono di altri gestori o strade private aperte o meno a pubblico transito.
I problemi relativi alla gestione manutentiva del patrimonio viario dipende oltre che dall’oggettiva scarsità di risorse economiche anche da una gestione parcellizzata e disorganica della stessa, da una quasi impossibile azione programmatoria, nonché da una carenza delle attività di controllo e sanzionatorie.
In particolare, l’esistenza di innumerevoli strade private aperte a pubblico transito non prese in carico, interventi disorganici e continuativi di scavo da parte delle Società dei Pubblici Servizi (Enel, Acea, Società telefoniche, Gas, ecc.), la vetustà degli impianti di smaltimento acque, la quasi totale assenza di appalti dedicati alla manutenzione marciapiedi, la mancata analisi preventiva della tipologia di azioni necessarie, nonché le problematiche nell’esecuzione dei lavori sono tra i problemi principali da affrontare. Fermo restando che la manutenzione di ogni tipologia di strada deve essere di competenza municipale, da quanto sopra esposto si evince chiaramente che Roma Capitale non ha in carico manutentivo migliaia di chilometri di strade di proprietà privata ma aperte a pubblico transito che sono ogni giorno transitate dai cittadini e dove insistono servizi pubblici.
La mancata presa in carico manutentivo di queste strade impedisce al Comune di effettuare interventi di sistemazione stradale e realizzazione di nuove infrastrutture come ad esempio i marciapiedi ed espone l’ente a responsabilità penali per ciò che concerne la sicurezza delle stesse così come previsto nel Codice della Strada e confermato da numerosa giurisprudenza in merito.
Risulta, pertanto, prioritario acquisire a patrimonio le strade aperte al pubblico transito di dichiarato interesse pubblico e nelle more dell’acquisizione prevederne la presa in carico manutentivo. Questo consentirà ai Municipi di effettuare tutti gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria necessari a consentire il transito in sicurezza di pedoni e automobilisti.
E’ indispensabile efficientare l’attività degli uffici che si occupano delle società dei pubblici servizi che oltre ad autorizzarne gli interventi e verificare il rispetto del regolamento scavi devono controllare che non ci siano sovrapposizioni con le attività programmate dall’Ente e nel caso coordinarne le attività.
Per ciò che concerne le azioni manutentive sui marciapiedi, si è potuto registrare negli anni la tendenza a predisporre degli appalti unici di manutenzione ordinaria di marciapiedi e strade che, viste le enormi necessità di queste ultime, ha quasi sempre finito per drenare la totalità delle risorse economiche lasciando in condizioni precarie le infrastrutture più care agli utenti deboli della strada. Risulta, pertanto, rilevante predisporre appalti dedicati alla manutenzione marciapiedi in modo da garantirne la manutenzione, la sicurezza e l’accessibilità, privilegiando quando possibile materiali di pregio ad alta resistenza.
Un capitolo a parte merita poi il settore degli interventi dedicati alle reti di smaltimento acque. Roma purtroppo detiene una rete obsoleta e fatiscente che ne determina spesso allagamenti a seguito di precipitazioni anche non durature ma fortemente intense. Vi è quindi la necessità di programmare un intervento enorme che vede la riprogettazione e la realizzazionedi una nuova rete fognaria della Città. Un tale ambizioso obiettivo potrà essere realizzato in modo graduale, partendo dalle strade a grande percorrenza (grande viabilità) principalmente in prossimità degli incroci. Nelle strade a rilevanza “locale” occorrerebbe invece contestualmente programmare interventi regolari di manutenzione sperimentando, laddove possibile, “le caditoie intelligenti”, tecnologia già applicata nel Municipio VII che consiste nell’inserimento di sensori capaci di fornire informazioni in tempo reale avvertendo della necessità manutentiva in modo preventivo.

Tra le problematiche registrate negli anni in merito agli interventi manutentivi sul Patrimonio viario può essere citata altresì la tendenza ad intervenire senza un’analisi preventiva dello stato dell’infrastruttura e del carico veicolare che lo stesso è costretto a sopportare. Tale mancanza spesso ha determinato il verificarsi del rapido ammaloramento del manto stradale su cui si è intervenuti da poco. E’ possibile prevenire queste problematiche con un’analisi del sottofondo stradale prima della programmazione dell’intervento manutentivo. Inoltre, con l’utilizzo della metodologia BIM sarà più semplice arginare questo fenomeno.

5. Attività di prevenzione e mitigazione del dissesto idrogeologico

Un altro settore dei Lavori Pubblici su cui l’attività di intervento del Comune di Roma è risultata ed ancora risulta disorganizzata e poco efficace e che necessita di azioni risolutive immediate vista l’importanza stessa del tema è il capitolo del dissesto idrogeologico.
L’elevata antropizzazione, l’abusivismo edilizio, la diffusa impermeabilizzazione del territorio, il disboscamento, la mancata manutenzione dei versanti e dei corsi d’acqua sono tra le cause che contribuiscono al peggioramento del dissesto idrogeologico della nostra città.
Frane, alluvioni, esondazioni e voragini sono i principali fenomeni di rischio idrogeologico che colpiscono la Capitale. A Roma sono state individuate 28 zone a rischio frana, 1135 ettari di territorio urbano dove lavorano e vivono ca. 250.000 cittadini sono a rischio alluvione. Le alluvioni e le esondazioni sono in gran parte dovute ad un sistema fognario inefficiente, alla carente manutenzione di caditoie e tombini, alla mancata manutenzione di canali, fossi e sistemi di scolo e alla scomparsa per sversamento rifiuti e vegetazione spontanea di ca. 700 Km di vie d’acqua tributarie del Tevere e dell’Aniene. A tutto ciò si aggiungono poi le 90 voragini in media che ogni anno si aprono in Città causate principalmente dalla presenza di cavità sotterranee create per una molteplicità di motivi. Ad oggi infatti, sono stati censiti circa 32Kmq di gallerie sotterranee.
Al fine di poter meglio organizzare le attività di manutenzione ordinaria e straordinaria per prevenire e mitigare il rischio idrogeologico di Roma Capitale c’è bisogno della collaborazione di tutte le Istituzioni (Governo, Regione, Città Metropolitana, Comune e Municipi) che a vario titolo esercitano la loro competenza sul tema.
Attualmente l’Amministrazione Capitolina risponde alle tematiche di gestione del suolo e sottosuolo e del dissesto idrogeologico del territorio, attraverso ben 4 distinte strutture:
• Dipartimento Sviluppo Infrastrutture e Manutenzione urbana;
• Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica;
• Dipartimento Tutela Ambientale;
• Ufficio Extradipartimentale Protezione Civile.
E’ indispensabile istituire un ufficio interdipartimentale sul dissesto idrogeologico che funga da cabina di regia per progettare, programmare ed attuare tutte le attività di monitoraggio, controllo, prevenzione e gestione degli eventi legati al rischio idrogeologico.
Questo ufficio dovrà essere composto da tutte le figure tecniche con competenze specifiche e con l’assegnazione di capitoli di spesa dedicati.

6) Piano di rimozione delle barriere architettoniche

Il tentare di correre dietro alle emergenze manutentive delle infrastrutture di Roma Capitale con una macchina amministrativa sempre più disorganizzata ed inefficiente ha reso quasi impossibile pensare di perseguire nel contempo altre e più alte finalità, anche quelle legate ad obiettivi basilari, indispensabili per poter riconoscere ai cittadini più deboli anche i più semplici e fondamentali diritti. Tra le varie finalità messe in secondo piano dal Comune di Roma e legate, tra l’altro, al settore dei Lavori Pubblici rientra la rimozione delle barriere architettoniche.
Questo tema, come sinteticamente accennato sopra, è strettamente connesso alla tutela dei diritti inviolabili di un individuo e all’affermazione della pari dignità sociale delle persone che, se anche affette da limitazioni fisiche, devono essere messe nelle condizioni di poter vivere la loro vita in piena autonomia. E’ pertanto, compito dell’amministrazione mettere in campo tutte le azioni necessarie per rendere la città accessibile a tutti. Lo “Spazio Pubblico” deve essere reso sicuro e fruibile agevolmente da tutti, comprese le persone anziane e/o con svantaggi o disabilità.
Sotto il profilo normativo, la legge obbliga tutte le amministrazioni pubbliche a dotarsi di un Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA), strumento finalizzato all’abbattimento delle barriere architettoniche negli spazi pubblici e negli edifici pubblici già esistenti.
Roma, a 35 anni dall’approvazione della legge n. 41/1986 con cui è stato introdotto, non ha ancora approvato il PEBA, ma si può registrare soltanto l’avvio del percorso per la sua predisposizione e quindi si è ancora troppo lontani dalla risoluzione del problema.
Il nostro programma non può prescindere quindi dalla predisposizione e approvazione di un PEBA comunale per ciò che concerne l’eliminazione delle barriere architettoniche per gli interventi sulla semaforica stradale, l’accesso ai mezzi e alle stazioni di trasporto pubblico locale, ai monumenti, ai musei, alle attrazioni turistiche e agli edifici in gestione al Campidoglio.
Ogni Municipio, dal canto suo, avrà il compito invece di predisporre ed approvare i PEBA territoriali, in collaborazione con le associazioni e le consulte municipali che trattano il tema della disabilità, per l’eliminazione delle barriere architettoniche nelle scuole, negli edifici pubblici in gestione al municipio, l’individuazione e realizzazione dei percorsi pedonali privi di barriere per il collegamento con i principali edifici, servizi e spazi pubblici e con il trasporto pubblico locale. Dovrà, inoltre, essere predisposto un capitolo di bilancio dedicato all’attuazione dei PEBA sia capitolino che municipali.

7) Illuminazione pubblica

Un altro settore basilare su cui si registrano forti ritardi per i motivi organizzativi summenzionati riguarda l’illuminazione pubblica. A Roma ci sono ancora molte strade e parchi privi di illuminazione pubblica e ciò li rende luoghi insicuri per i cittadini. Un piano capillare di implementazione dell’illuminazione pubblica, partendo da un censimento di quelle aree ancora prive, è il primo degli interventi che un’amministrazione possa attuare per garantire maggiore sicurezza sociale. Oggi è il Dipartimento Lavori Pubblici di Roma Capitale che si occupa di pianificare gli interventi di realizzazione di nuovi impianti di illuminazione pubblica e di gestire l’impiantistica esistente. REvoluzione Civica ritiene che questa competenza debba essere decentrata ai Municipi a cui dovrà essere riconosciuta la gestione anche delle voci di bilancio relative.